Rosanna Fratello: «Non mi piace la donna che vuol somigliare all’uomo»
Rosanna Fratello
La cantante: «Abbiamo perso un po’ di pudore e la capacità di far sognare. Ho rifiutato alcuni brani di Malgioglio perché troppo spinti. Ma adesso con lui punto a Sanremo».

Con modalità decisamente più accattivanti di una verbosa letteratura sociologica sulla condizione femminile, Rosanna Fratello, con le sue canzoni, ha raccontato le trasformazioni del modo di essere donna. L’artista pugliese ha fatto anche cinema e tv. Scelta da Giuliano Montaldo, ha vinto il Nastro d’argento per Sacco e Vanzetti. Anche Francis Ford Coppola l’avrebbe voluta per una parte nell’ultimo Padrino, ma era impegnata in una lunga tournée. Il fatto di manifestare quel senso di mistero muliebre le è connaturato. E lo sappiamo da Sono una donna, non sono una santa. A farle sciogliere quell’enigma non ce la fai. «Ero proprio quella e non potevo essere diversa».

Da pochi giorni, in tutte le piattaforme, è uscito Profumo di pesca, canzone scritta per te da Cristiano Malgioglio.

«Sì, con Antonio Summa, un bravissimo musicista».

Di cosa parla questo brano?

«Parla di una donna che vuole avere un rapporto sincero con il suo compagno, ma lui fa un po’ il capriccioso e lei fa una battuta (intona una strofa, ndr): “Pesca, profumo di pesca / scommetto che poi finiamo a letto insieme”. È abbastanza diretta».

Tuttavia…

«Comunque poi dice: “Se non ti va bene, bye bye”. In qualche modo è una donna libera. Se vuoi fare di testa tua io ti dico bye bye. Sono quei rapporti che le donne di oggi vivono. Come si dice “un po’ dentro e un po’ fuori”».

Pesca, profumo di pesca.

«È questa essenza che emanano l’uno all’altro e un segno di libertà, con la passione di andare avanti. Ma, oggi come oggi, non è che ne facciamo un dramma, no?».

Dipende.

«Da una donna che cantava “sono una donna, non sono una santa” a una molto libera. Anche perché nella vita si cambia. Io, dagli anni Ottanta, quando Malgioglio mi ha proposto una collaborazione con lui e abbiamo iniziato a lavorare insieme…».

Era il 1981.

«La prima è stata Schiaffo, un brano molto significativo per il cambiamento che ho avuto, nel senso che Malgioglio mi ha sempre ritenuto una donna-femmina. Ha sempre pensato che io avessi questa femminilità innata ma che, in qualche modo, la nascondessi. Perché ero talmente educata, una ragazza magari un po’ sottomessa, anche per l’educazione ricevuta dai miei genitori, che dovessi avere il fidanzato…».

Tradizionale, insomma.

«Tradizionale, bravissimo. Malgioglio mi cercava, perché vedeva in me quella femminilità che lui sente, essendo omosessuale. Questa femminilità la vede in me e vuole trasmettermi tutto quello che lui ha dentro. Per lui ero una donna che non dico si nascondesse dietro un dito, ma che aveva questi timori. Lui ha detto “ti devi spogliare di queste cose” e questa canzone ha avuto parecchio successo anche in ambito gay. Per dare un supporto un po’ forte Cristiano mi consigliò di andare su Playboy…».

Celebre quel servizio fotografico…

«Sì, molto soft, fa un po’ sorridere».

Ah, fu Malgioglio a suggerire ciò?

«Sì, perché mi vedeva come la donna per eccellenza, che doveva e poteva fare tutto, esprimere la sua femminilità, che io avevo da ragazza, ma ero un po’, così, sottomessa…».

L’interpretazione di questi testi di Malgioglio corrisponde a un cambiamento della tua personalità?

«Sì, assolutamente sì. Non sono più ferma agli anni Settanta, sono cresciuta, la vita mi dà opportunità diverse da esplorare. Adesso sono un’altra donna, consapevole, una donna che vuole vivere. Ho mio marito, siamo insieme da 50 anni, sono madre di una figlia, Guendalina, nonna di due nipoti, Alessandro e Giovanni, 14 e 12 anni, sono una donna che cammina in questi tempi. Magari sbaglio tante cose, ma mi piace osservare e capire…».

Ti è accaduto che ti sia stato proposto un testo che non ti andava di cantare?

«Sì, è accaduto, anche con lo stesso Malgioglio. Diciamo che a volte voleva oltrepassare quell’idea femminile che poteva cadere in una situazione un po’ più spinta e io, venendo da un’educazione tradizionale, a certi testi ho detto no ma, con il senno di poi, fanno sorridere. Ad esempio Se t’amo t’amo, sigla dello sceneggiato che in Italia si intitolava Laura, l’hanno voluto anche in Venezuela, stessa sigla per lo stesso sceneggiato, in spagnolo. Questa canzone, all’estero, ha venduto l’ira di Dio».

Brano del 1982: «Siediti, guardami, leggimi, vivimi, stracciami, prendimi, trattami, rubami, vendimi, sentimi, amami, comprami, baciami, lasciami, godimi, lègami… Se tu vuoi ne discutiamo, ma se t’amo t’amo». Si sente la penna di Malgioglio…

«In qualche modo ero già avanti all’epoca. Oggi Se t’amo t’amo è stata molto capita. All’epoca andò in hit parade, poteva avere ancora più successo. Mi destreggiavo un po’ così e un po’ cosà, no? Non ero proprio pronta alla totalità della libertà. Sono parole che possono anche far sorridere oggi, ma sono belle forti…».

Accipicchia se sono forti!

«E questa cosa ancora oggi ce l’ho. Profumo di pesca è un po’ più sobria. Ma Cristiano sta già preparando un altro pezzo perché puntiamo a Sanremo, anche perché un personaggio come me non è inflazionato come altri del mio periodo. Date spazio anche a me. Con un pezzo di Malgioglio possiamo avere un bel successo».

In ogni caso, tornando al 1971, Sono una donna, non sono una santa tratta una questione sempre all’ordine del giorno…

«In quel momento era un testo di contestazione. Una ragazza doveva seguire le idee dei genitori, aspettare, fidanzarsi. Ma poi la ragazza diceva “sì ho capito, ma quanto posso aspettare? Qui bisogna anche capire, caro papà”. Magari se Alberto Testa, un grande autore – ha scritto Grande, grande, grande e molto altro -, avesse scritto questo brano oggi, avrebbe detto più chiaramente “papà lasciami stare, il mio ragazzo stasera mi porta a ballare, ma potrebbe essere in camporella” e non “tre mesi sono lunghi da passare”. La Cinquetti mi diceva: “Sai che il tuo testo era avanti? In Non ho l’età la ragazza doveva star zitta…” Non c’è salotto dove non ci cita Sono una donna, non sono una santa».

Non trovi, però, che le donne di oggi, in generale, con tutte le loro rivendicazioni, spesso vicine al parossismo, abbiano un po’ perso la capacità di far sognare gli uomini?

«È vero, oggi si è perso il sogno. La donna dovrebbe sempre far sognare perché è una cosa romantica. La donna stessa dovrebbe rispettarsi e riprendere la sua capacità di avere un po’ di pudore perché quando si eccede in alcune cose perde la sua bellezza interiore».

Anche un po’ di femminilità, insomma. La donna maschilizzata disarma l’uomo.

«Bravissimo, lo puoi dire. Ho sempre pensato che l’uomo va rispettato esattamente come va rispettata la donna. È giusto che un uomo abbia un ruolo di forza, non di forza dura… Noi donne siamo state capaci di capovolgere un po’ il ruolo dell’uomo. Nel senso che non l’abbiamo fatto più sentire uomo. Non l’uomo che deve decidere e comandare, ma l’uomo che ti dà la sicurezza. Ha ragione anche lui. Non mi piace che la donna batta il pugno sul tavolo. Deve pensare “io devo essere la donna, non l’uomo”. Su questo non ci piove perché altrimenti non mi piace essere sposata o fidanzata. Se mi basto da sola quest’uomo cos’è? Il mio straccio? Se sogno di avere un figlio, faccio l’uomo e la donna? Ma non esiste!».

Malgioglio ha annunciato di voler sposare il suo compagno, più giovane di lui di 40 anni.

«In questi giorni ho sentito poco Cristiano, ma lo devo chiamare, magari anche domani. Lo conosco come le mie tasche. Secondo me è difficile che si sposi, però… In ogni caso non mi ha ancora invitato… Ma può darsi che si sposi in Turchia… Ha detto “lo faccio per lasciargli la mia eredità”, ma ha anche delle nipoti molto affezionate… per cui, non so… Gliene parlerò vis-à-vis. Cristiano è molto istintivo nel dire quello che pensa…».

Tu, invece, nozze d’oro con Giuseppe Cappellano, detto Pino. Sul set del film La mano nera, del 1973, tra te e Michele Placido, ci scappò un bacio vero. Pino fu geloso?

«Eravamo giovani e belli. In quel momento è scattata questa cosa. Poi il ricordo svanì. Me lo ricordò la domanda di una giornalista. Michele mi ha dedicato un verso di Dante a Verissimo dell’anno scorso, dopo il Grande fratello. E racconta che anche lui era stato preso. Mio marito ha una grande forza e sa mascherare impulsi di gelosia. Ha ritenuto giusto che l’abbia detto».

Perché Ornella Vanoni ce l’ha con te?

«Ce l’ha con me perché il nostro discografico, Alfredo Rossi, che ormai non c’è più, dell’Ariston, puntava su di me. Parliamo degli anni Settanta. Lei era in casa discografica come me ed era entrata prima. Pensava che lui perdesse tempo con me. Io le risposi che Rossi con me vendeva i dischi e con lei no».

Potrebbe esserci un tentativo di pacificazione?

«Sì, ma come può vivere pensando che io le abbia tolto qualcosa? Mi sembra di non averle tolto niente. Lei ha un genere più sofisticato, l’ho sempre apprezzata. Io mi considero una cantante del popolo. Siamo diverse. E stiamo anche invecchiando… Diceva che voleva darmi dei consigli ma era indaffarata. Mi piacerebbe prendere un caffè con lei e ascolterei i suoi consigli».

È fatto noto che Aldo Moro s’invaghì di te. È vero che ti scrisse una lettera d’amore però intercettata dai servizi segreti?

«Non la scrisse a me, ma alla moglie, chiedendo di perdonarlo per aver avuto un pensiero per un’altra donna. Questa lettera è agli atti. Non l’ho letta e non mi permetto di farlo. Alcuni personaggi, di cui non faccio i nomi, mi dicono di conoscere cose non indifferenti. Forse a qualcuno avrà raccontato delle cose. Ma io non so niente».

Da non perdere