- Intervista allo storico Ugo Finetti sul centenario del partito comunista. Alla fine della guerra «Palmiro Togliatti presenta il nuovo partito come antifascista, ma allo stesso tempo apre le porte agli ex fascisti. Il Pci è l’unico partito che nello statuto non vieta a chi è stato fascista di iscriversi».
- Quando Armando Cossutta disse nel 1970: «I cosiddetti finanziamenti occulti, al di là di ogni moralismo, io sono francamente dell’opinione che, in toto, essi siano ineliminabili»
Lo speciale contiene due articoli
«Ci sono due passaggi storici fondamentali per ricordare il Pci, quello del 1921 con la scissione dai socialisti e l’apertura della strada al fascismo. E poi nella seconda Repubblica, quando gli eredi, i post comunisti, aprirono la strada alle destre. Destre che in Italia, dalla fine della seconda guerra mondiale, non avevano mai avuto un ruolo di governo grazie anche alla collaborazione tra Democrazia Cristiana, liberal-democratici e socialisti riformisti». Ugo Finetti, giornalista e storico, già vicepresidente di regione Lombardia negli anni ’80, autore del libro «Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer & Napolitano», ricorda con la Verità i 100 anni della nascita del Pci, con un approccio differente, spiegando soprattutto le contraddizioni e gli errori del partito che fu di Palmiro Togliatti e Enrico Berlinguer. Sono veri e propri «buchi neri» della storia, soprattutto durante il regime di Benito Mussolini. Questioni che si sono trascinate negli anni, fino ai giorni nostri.
Quindi il Pci aperto la strada alle destre
«Ci sono alcuni fatti storici che spesso non vengono mai ricordati. E che invece vale la pena raccontare per capire quegli anni, anche prima del fascismo»
Per esempio?
«Dal 1924 al 1926 il Pci è presente nel parlamento fascista. Quando viene ucciso il deputato socialista Giacomo Matteotti, i deputati comunisti non dicono nulla in parlamento. Antonio Gramsci aveva definito Matteotti «pellegrino del nulla». Il Comintern chiede spiegazioni. Lo squallore di quei giorni e l’inutile presenza comunista in aula è documentata dalle stesse relazioni inviate all’epoca da Togliatti a Mosca».
Quale fu la giustificazione?
Si giustificò così: «Il nostro gruppo non poteva attuare il suo intervento, forse anche per deficiente conoscenza dei dettagli del regolamento parlamentare»
E dopo la guerra?
C’è però un passaggio prima che non si può non menzionare.
Ovvero?
Nel 1939 il Pci si schiera a favore del Patto Molotov-Ribbentrop per poi rientrare nell’alleanza antifascista dopo l’attacco di Hitler. Ricorderà Giorgio Amendola che il partito «si trovò alla vigilia della guerra praticamente decapitato. Nessuno fu fucilato. Però il partito si trovò disorientato».
Il Pci ebbe un ruolo anche determinante durante la resistenza?
Ma avevano alle spalle uno stato come l’Urss che li sosteneva dal punto di vista organizzativo, propagandistico, cospirativo e finanziario a differenza degli altri partiti antifascisti. Nonostante questo la rete dei comunisti contava meno di 5000 aderenti in Italia.
Quindi si arriva alla fine della guerra
Bisogna ricordare che uno dei lasciti più importanti e positivi del Pci è quello di partecipazione al governo tra il 1944 e il 1947. L’altro è quello di Berlinguer, tra il ’76 e il ’79, l’apertura alla Nato e una politica fortemente contrastata dal Cremlino.
Dopo la guerra Togliatti torna sulla scena politica con la svolta di Salerno
Togliatti presenta il nuovo partito come antifascista, ma allo stesso tempo apre le porte agli ex fascisti. Il Pci è l’unico partito che nello statuto non vieta a chi è stato fascista di iscriversi. Non solo.
Mi dica
Apre ai cattolici. Togliatti presenta il Pci come una offerta parallela e alternativa alla Dc per gli elettori cattolici. Ha fatto tesoro dell’esperienza spagnola e considera un errore la persecuzione contro i cattolici e la Chiesa.
Partito nuovo che i nostalgici del Pci definiscono «un capolavoro»
Ma c’è molta mitologia su questo “partito nuovo”. Nella prima fase dal ’44 al ’54 a capo dell’organizzazione c’è Pietro Secchia che è il simbolo della “doppiezza” tra antiparlamentarismo e legalità. Dopo la morte di Stalin lo sostituisce Giorgio Amendola proprio in nome del “rinnovamento” che mette sotto accusa l’organizzazione precedente. Non bisogna dimenticare che l’ispiratore del “partito nuovo” era indicato Gramsci che con i suoi concetti di “egemonia” e di “partito principe” aveva poco a che fare con la democrazia.
Quindi?
Il partito comunista è stato retto da “centralismo democratico” in termini paramilitari. Ripeto il merito di Togliatti è stato quello di puntare a un partito di massa aprendo agli ex fascisti e ai cattolici di sinistra. Negli anni ’50 e ’60 Togliatti denuncia la continuità tra De Gasperi e Mussolini e ha come punti fermi l’anticapitalismo e l’antimperialismo, l’attacco alla democrazia e al socialismo occidentale.
Tra gli anni ’60 e ’70 c’è anche la parte legata al finanziamento pubblico ai partiti descritta nel suo libro «Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer & Napolitano»
L’apertura al finanziamento pubblico da parte del Pci avviene nel 1969 dopo i contrasti con Mosca per i fatti della Cecoslovacchia. Ma a quell’epoca i fondi neri erano inevitabili, lo stesso Armando Cossutta lo ammise durante un convegno a Milano nel 1970. E il partito aveva diversi dipartimenti da cui prendeva soldi
Ad esempio?
Quando Gianni Cervetti a nome di Berlinguer andò a Mosca per comunicare che il Pci non aveva più bisogno del fondo del Politburo, il compagno Boris Ponomariov gli contestò il flusso dei fondi neri che arrivavano dal commercio estero Italia-Urss al di fuori della sovrintendenza dello stesso Cervetti.
Quel flusso di denaro alla fine non fu mai messo sotto accusa dai magistrati
Cossiga se ne accorse quando era ministro dell’Interno. I servizi segreti lo avevano scoperto. Ma lui li bloccò.
E su Berlinguer?
Fu fondamentale come ho detto tra il 1974 e il 1976, momento di massima forza anche elettorale del partito. Peccato che non venga mai ricordato questo periodo di solidarietà nazionale. Quella fase è stata liquidata dagli stessi comunisti che da Occhetto a D’Alema e Veltroni ricordano in senso positivo solo l'”ultimo Berlinguer” mettendo in ombra quella esperienza a cui si rifecero i miglioristi da loro messi in minoranza.
Cosa è rimasto del Pci di allora
Dopo Mani pulite, la cancellazione della Dc e del Psi con l’intervento della magistratura, l’apertura alle destre è stata totale. Basta ricordare che nel 1993 a Roma corre Gianfranco Fini come candidato sindaco, contro Francesco Rutelli. Mentre a Napoli c’è Bassolino contro Alessandra Mussolini
Sono gli anni dell’Ulivo
Probabilmente anche tra i magistrati si pensava che in un sistema elettorale maggioritario il post-Pci avrebbe prevalso. Ma è stato un calcolo infantile pensare così all’indomani della caduta del comunismo. Radendo al suolo la coalizione tra dc, socialisti e liberaldemocratici a vantaggio di un conglomerato tra post-comunisti ed ex sinistra dc si è aperta appunto la strada, per la prima volta nell’Italia repubblicana, a una “destra di governo”. Basti pensare a come da Occhetto e D’Alema fino a Veltroni si sono alleati nelle elezioni e nei referendum con i segni, i Di Pietro e Gianfranco Fini. Si è dato vita a un sistema maggioritario dove da un lato l’estrema sinistra e dall’altro l’estrema destra hanno diritto di veto e con quindi una instabilità e confusione politica maggiore.
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