Don Backy: «Festeggio gli 87 anni facendo concerti e scrivendo un libro»
Don Backy (Ansa)

L’intramontabile Don Backy, al secolo Aldo Caponi, autore e interprete di brani immortali, come L’immensità, La casa bianca, Pregherò, è in forma smagliante. Nel giorno del suo compleanno è di ritorno da un concerto nella sua terra natale, la Toscana, un’occasione non solo per fargli gli auguri ma anche per riflettere sulle sue canzoni e sull’esistenza.

Buon compleanno Don! Sei nato il 21 agosto 1939. Oggi, sulla tua pagina Facebook, hai scritto: «Alle ore 22 e 45 dell’anno 1939 mia madre mi diede alla luce e, a Dio piacendo…»

«Siccome non voglio essere presuntuoso, dico “a lui piacendo”. Se a lui piace mi tiene qua, altrimenti mi chiama».

Interessante è quanto amaramente osservi in un altro post a proposito di un video dei Cugini di campagna, in cui si vedono in aeroporto e un loro componente, Ivano, è trasportato su una sedia a rotelle. Alcuni commenti sono acidi e offensivi. Gli artisti possono esibirsi quanto e come vogliono a prescindere dall’età…

«Una parte delle persone ci chiede di smettere e non di continuare nonostante l’età importante. Ma quei baccalà che dicono “mettetevi il pannolone” sono persone frustrate che evidentemente non ce l’hanno fatta, come cantanti che ci provano e non riescono. Ma non è colpa di chi continua a cantare a 80 anni e anche a 90. Perché no?».

Ti ho telefonato stamattina e mi dicevi che stavi tornando da un concerto…

«Sì, a Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa, vicino al mio paese natale».

Quali sono i tuoi pezzi più amati?

«Sono talmente tanti, c’è chi ne apprezza uno, chi apprezza l’altro. Alcuni titoli che io quasi nemmeno ricordo per loro sono le canzoni più belle della vita, le hanno proprio vissute. Se potessero le ascolterebbero tutte, solo che non posso io. Comunque mi chiedono per esempio Bianchi cristalli sereni, Cronaca, Canzone… Io ne faccio una quindicina cercando di scegliere tra quelle più popolari. Essendo 64 anni che faccio questo mestiere le ho cantate migliaia di volte».

Ai tuoi concerti vengono a vederti anche giovani?

«Non solo, ma anche mi scrivono. Se vai a vedere ho migliaia e migliaia di visualizzazioni. Sono pieno di ragazzi giovani, non sono mica come quegli imbecilli che vanno a urlare sotto ai palchi senza sapere nemmeno cosa ascoltano».

Del tuo celebre brano Poesia, «io credo che di sopra l’uragano un’ombra bianca ci sarà», esistono due versioni.

«Sì, una del ’67 e una del ’74. A quella del ’74 ho aggiunto la strofa finale che cambia tutto, bisogna ascoltarla, consiglio di cercarla, versione Rca, 1974».

Cosa bolle in pentola?

«Due libri, uno già fatto, Miro miro tondo e l’altro lo sto concludendo, è una favola, il seguito di Colpo di genio, una della serie «del tondo», così io la chiamo, sono tre libri, il primo che scrissi, nel 1967, si intitolava Io che miro il tondo (Feltrinelli, ndr)».

Nel luglio 2026 hai ricevuto due lettere della Santa Sede, una dal segretario particolare di Leone XIV e l’altra dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.

«Gli ho mandato due copie di Colpo di genio e mi hanno scritto per ringraziarmi, apprezzandone i contenuti. Parolin è amico di un mio amico che mi ha consigliato di inviarglielo e io l’ho fatto».

«Farà certamente del bene la Sua favola in cui alita il soffio gentile della poesia. Ed oggi abbiamo bisogno di ritornare al gusto della poesia, che ci aiuta a essere più umani». Osservazione che ti comunica Parolin.

«Evidentemente ne ha letto qualche parte e ha capito che è una cosa positiva».

La tua Pregherò. «Pregherò per te che hai la notte nel cuor». Hai scritto: «È dedicata a tutti coloro che – almeno una volta nella vita – hanno attraversato il buio, perdendo la speranza e faticando a intravedere una luce». È facile essere aperti alla fede quando le cose vanno bene.

«Ho scritto una canzone che s’intitola Spiritual. Lì si capisce come la penso».

Ne ascoltiamo il contenuto. «Molte persone credono al buon Dio e son certi che ci sia / solo perché l’han pregato e poi centrato una ricca lotteria / La teoria sembra giusta e sai perché? / Va tutto bene e se va bene va da sé / Dio ci tiene la sua mano sulla testa soprattutto se vinciamo / Tanti anni fa la pensavo anch’io così e dal successo ero baciato / E una canzone chiamata Pregherò a quel tema ho dedicato / Una ragazza non credeva in quanto che / lei non vedeva e si chiedeva ma perché? / Se Dio ci fosse non mi avrebbe inferto tutte queste pene / Ma sì, ma sì, lodiamo il Signore / Solo se a noi concede un favore / Noi gli vogliamo un sacco di bene / e lo diciamo quando questo conviene […] ma poi la testa voltiamo veloce / quando ci tocca portare la croce». La vera questione è che non è un fatto solo formale o di interesse essere cristiani, anzi, tutt’altro.

«Certamente dovrebbe esser così, ma la gente è votata al profitto, solo soldi, soldi, soldi. Non è che puoi girarci intorno, è questo il problema».

Voi artisti noti rivestite un ruolo pubblico molto importante nell’immaginario delle persone.

«Certamente siamo persone influenti. L’importante è come la gente riceve la percezione di noi, di quello che diciamo. Essendo influenti bisogna stare attenti quando parliamo, perché la gente ti dà molta fiducia e bisogna non uscire troppo dai binari».

Nella tua Sognando hai affrontato una tema scomodo. Quello della malattia mentale…

«Ho visto lontano già nel 1971, prima ancora che Basaglia facesse la sua legge contro i manicomi. Sono stato un precursore su questo problema allora gravissimo e che lo è ancora ma in maniera diciamo più “civile”».

L’idea di quel brano è nata da un fatto reale?

«Da un fatto reale che mi sollecitò a riflettere e cantare su qualcosa di cui non ero per niente a conoscenza. Avevo avuto un incontro con un ragazzino autistico e questo mi stimolò a riflettere su come ci si sente… (poi riflette e sorride, ndr) Io penso a Morandi, dico un nome a caso, che a questa età si tinge ancora i capelli e poi fa sentire Fatti portare dalla mamma a prendere il latte».

Frecciatina a Morandi?

«Assolutamente no, casomai al pubblico. Morandi non c’entra niente, avrei potuto dire Fin che la barca va nel senso che la gente preferisce testi facili piuttosto che impegnati come Sognando».

Le persone, oggi, prese a riscuotere le approvazioni fugaci dei social, hanno ancora il tempo di porsi delle domande, di ascoltarsi?

«Ce l’avrebbero tranquillamente. È che sono orientati verso altre cose. Per dire oggi, tornando dal concerto, sull’autostrada del Sole c’era una coda di dieci chilometri. Della tematica di Sognando non gliene frega niente. Agli sponsor, a chi produce interessa solo che si compri».

Qual è stato il periodo più difficile della tua vita e come hai reagito?

«Ho reagito alla mia maniera, sempre a testa alta, mai accasarsi sul volere degli altri, sempre proporre qualcosa di personale. Se una cosa non mi sta bene io lo dico».

Sempre attento alla questione della fede. Dubbi?

«Ah questo è sicuro, cavolo, chi accetta tutto? Certo che rifletto e ci sono mancanze per le quali cerco una risposta, non accetto tutto passivamente, cerco di ragionarci».

È triste consumare musica senza pensare. Anzi, di un artista che ci ha colpito bisognerebbe ascoltare tutto il suo repertorio, fin dagli inizi, e anche i brani meno noti.

«Sì, assolutamente, tutti alle mie serate chiedono L’immensità. Io la canto, chiaro. Ma dico “guardate che Don Backy non è rimasto a L’immensità, è andato avanti”. Però è anche giusto che chiedano quelle che conoscono, con le quali hanno passato dei momenti…».

Qual è il cantautore della storia della canzone italiana che più di ha colpito?

«Mah, io amo quelli della mia generazione, Endrigo, Paoli, Donaggio. Di quelli che sono venuti dopo, De André, Guccini, non me ne frega niente, canzoni noiose, pallose».

E l’artista straniero che più hai ascoltato?

«Frank Sinatra».

C’è un episodio della nostra infanzia che ci può condizionare per tutta la vita?

«Certo che c’è, santo Dio. Io ho rischiato la vita per tre volte e per tre volte l’ho scampata. Da bambino la scheggia di una bomba a mano mi ha portato via mezzo muscolo del braccio».

Pensi che un’entità celeste ti abbia aiutato?

«Un angioletto sicuramente».

Nel mondo ultraterreno i nostri ricordi andranno perduti o potremmo ritrovarli?

«Non lo sappiamo sapere. Penso però che tutta la nostra energia sarà servita o servirà ancora».

La Chiesa cattolica lamenta un allontanamento dai riti. Avrebbe bisogno di un rinnovamento?

«Come no, tutto si rinnova, ci sono delle favole che potevano andar bene cinque-sei secoli fa quando la gente non era informata. Non voglio essere blasfemo ma Dio, nella sua immensità, avrebbe costretto una ragazzina a sopportare le malelingue per avere un figlio per opera dello Spirito Santo? La Chiesa dovrebbe capire che la gente si domanda perché Dio avrebbe scelto una strada di questo tipo. Una presenza di Dio nell’universo secondo me c’è, ma non in questa maniera in cui l’ha messa la religione. Non so se la gente è pronta, forse ci scriverò una canzone. La Chiesa dovrebbe avere più coraggio».

Se in questo momento venissi a sapere che un italiano, da qualche parte, sta ascoltando la tua Casa bianca

«Se lo fa riflettere mi fa piacere. Le mie canzoni sono tutte concettuali».

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