Le immagini dei droni kamikaze iraniani Shahad-136 utilizzati dai russi nella guerra in Ucraina, hanno riportato al centro delle cronache l’utilizzo degli Aeromobili a pilotaggio remoto (Apr) nei conflitti.
A proposito dei droni iraniani, Teheran li fornisce da anni ai ribelli Houthi nella guerra civile in Yemen, li ha usati l’anno scorso per attaccare una petroliera israeliana al largo dell’Oman, e li lancia regolarmente dalle sue basi in Siria per attaccare obiettivi in territorio israeliano, senza dimenticare gli attacchi ai campi petroliferi dell’Arabia Saudita (clamoroso quello del 14 settembre 2019) rivendicato dai ribelli yemeniti Houthi. Lo Shahad-136 è un prodotto dai costi contenuti essendo costruito in plastica e metalli economici ed è equipaggiato con un sistema di guida gps molto simile a quelli utilizzati negli smartphone. Secondo Bloomberg «l’Iran avrebbe fornito circa mille droni alla Russia già a fine agosto» e nonostante le autorità russe e iraniane continuino smentire la notizia, gli ultimi attacchi russi contro le città ucraine dimostrano il loro impiego e confermano che esiste un accordo di cooperazione militare tra Mosca e Teheran. Fino a poco tempo fa quando si discuteva di droni e di gruppi terroristici ci si riferiva all’eliminazione dei capi delle organizzazioni terroristiche inceneriti dagli Apr del Pentagono come avvenuto lo scorso 31 luglio a Kabul con la morte del leader di al-Qaeda Ayman al-Zawāhirī colpito sul balcone della casa nella quale si nascondeva. Occorre ricordare che la lista dei terroristi eliminati grazie ai droni è lunghissima ed inizia il 7 giugno 2006 con Abū Mus‘ab al-Zarqāwī terrorista giordano co-fondatore dello Stato islamico dopo essere uscito da al-Qaeda per dissidi con l’allora leader Osama bin Laden, che venne incenerito da un drone dellla Cia a Hibhib un villaggio in Iraq, situato a circa 8 km a nord-ovest di Ba’quba. Altro importantissimo terrorista che venne eliminato dai droni del Pentagono è stato Anwar al-Awlaqī predicatore prima e terrorista poi con passaporto americano e yemenita ucciso nello Yemen il 30 settembre 2011 su ordine di Barack Obama all’epoca Presidente degli Stati Uniti. Anche il figlio sedicenne di al-Awlaqī, Abdulrahman è stato ucciso mentre cenava in un ristorante all’aperto nello Yemen da un attacco aereo di droni ordinato da Obama il 14 ottobre 2011. Ma i terroristi negli anni non sono stati a guardare e si sono organizzati a loro volta e così organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico, gli Hezbollah, gli Houthi, il Fronte al-Nusra, le branche locali dell’Isis e di al-Qaeda negli ultimi anni hanno effettuato attacchi con droni contro diversi siti nei paesi del Medio Oriente, come basi militari, depositi di petrolio, aeroporti, e altri obbiettivi.

Lo stesso ha fatto il Pkk (gruppo non jihadista) che ha utilizzato i droni come parte della sua campagna terroristica contro la Turchia e per cercare di contrastare gli sforzi dei turchi di sradicare il Pkk dai loro nascondigli di montagna nel nord dell’Iraq, ottenendo diversi e importanti successi. Tutti questi attacchi hanno spinto i paesi del Medio Oriente a rafforzare le proprie strategie di sicurezza per contrastare i possibili attacchi con i droni dei gruppi terroristici. Già nel 2014, anno nel quale l’Isis ha proclamato la nascita del califfato, un jihadista britannico di nome Junaid Hussain – Abu Hussain al-Britani, che ricopriva il ruolo di capo della sicurezza informatica dell’Isis, venne messo a capo di un’unita che addestrava le reclute che arrivavano nel Siraq a frotte da ogni parte del mondo. Junaid Hussain che si trovava in Siria dal 2013 venne ucciso a Raqqa nel 2015 da un drone americano. Sua moglie, la convertita britannica Sally Jones, a sua volta terrorista, è stata uccisa da un drone nel 2017 con il figlio 12enne che la donna utilizzava come scudo umano (un fatto del quale si vantava). Nonostante il poco tempo avuto Junaid Hussain è riuscito a formare un gruppo di terroristi capaci di utilizzare i droni impiegati in quelle che erano essenzialmente operazioni militari convenzionali per espandere i confini del califfato, mentre la coalizione guidata dagli Stati Uniti si avvicinava alla «capitale» irachena dell’Isis, Mosul, nel 2016-17. Da qual momento i droni sono diventati una caratteristica importante della strategia difensiva dei terroristi. Come ricordato in un recente report dell’European Eye on Radicalization «è fondamentale notare che i droni non sono stati usati semplicemente come strumento militare diretto – per sganciare ordigni o effettuare ricognizioni – ma sono stati usati come strumento di propaganda, cioè come mezzo indiretto per rafforzare l’Isis. L’Isis ha utilizzato i droni per catturare filmati dei suoi agenti che effettuavano attentati suicidi con autobomba, ad esempio, e questo filmato è stato poi utilizzato in prodotti mediatici che hanno aiutato la coesione e il reclutamento dell’Iisis». E al-Qaeda? Fino ad oggi è stata decisamente meno attiva nell’utilizzo della tecnologia dei droni, eccezion fatta per l’ex filiale siriana di Al-Qaeda, ora conosciuta come Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), che li ha utilizzati come strumento mediatico e di propaganda. Questo però fino all’11 gennaio 2018 quando HTS ha attaccato con uno sciame di droni, una base russa in Siria «utilizzando droni fatti in casa assemblati da un piccolo motore, compensato economico e una serie di piccoli razzi». Secondo il ministero della Difesa della Federazione Russa 10 droni equipaggiati con ordigni esplosivi hanno attaccato la base aerea russa di Hmeimim mentre altri tre hanno preso di mira la base navale russa nella città di Tartus. I danni sono stati pochissimi e la maggior parte dei droni è stata distrutta, tuttavia il tentativo fece molto scalpore. Con la sconfitta militare dell’Isis del marzo del 2019 l’uso dei droni ha avuto un rallentamento ma ora che il gruppo terrorista si sta riorganizzando nelle aree desertiche rurali, il loro utilizzo tornerà anche in virtù del fatto che il prezzo di questi apparati è sempre più economico.

Hezbollah e Houthi
Entrambe le organizzazioni hanno usato i droni per attaccare obiettivi di vario tipo. Hezbollah ha effettuato diversi attacchi contro obiettivi israeliani utilizzando droni iraniani; ad esempio, lo scorso luglio ha lanciato tre droni iraniani contro il giacimento di gas offshore di Karish, situato nel mare tra Israele e Libano oggetto del recente accordo raggiunto tra libanesi e israeliani. Allo stesso modo, gli Houthi utilizzano i droni iraniani Shahed 131 e 136 e vengono continuamente addestrati dagli Hezbollah.
L’Iran e i droni: una storia che viene da lontano
Gli iraniani hanno iniziato a usarli alla fine della terribile guerra contro l’Iraq di Saddam Hessein ma il salto di qualità c’è stato dopo che l’esercito iraniano è riuscito ad abbattere nel dicembre 2011 un drone statunitense RQ-170 Sentinel che volava sul territorio iraniano. Il fatto che l’allora presidente Barack Obama ammise pubblicamente di aver chiesto la restituzione del drone (gli iraniani rifiutarono), ha aumentato l’umiliazione per gli USA che in poco tempo hanno visto ripartire le capacità dell’Iran di produrre droni. Oggi l’Iran lo stato terrorista più importante del mondo, ha alimentato questa sua capacità di produrre droni che vengono utilizzati da tutta la rete del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) in tutta la regione. La divisione dell’Irgc in Libano, Hezbollah, ha utilizzato i droni come parte della guerra dell’Iran contro Israele, e Ansar Allah dell’Irgc nello Yemen ha utilizzato ripetutamente i droni per colpire il grande rivale regionale dell’Iran, l’Arabia Saudita. Nel recente report The Role of Drones in Future Terrorist Attacks di Thomas G. Pledger si affrontano tutti rischi connessi alla proliferazione dei droni in un periodo storico dove questa tecnologia diventata molto più economica e diffusa, con una varietà di usi commerciali e persino ricreativi perfettamente legittimi e legali. A questo proposito oggi un un drone in grado di trasportare un carico utile esplosivo essere acquistato su Amazon per cinquantacinque euro. Evidente che sapere che i terroristi possono avere accesso con facilità a questa tecnologia è fonte di preoccupazione per le intelligence di tutto il mondo che vedono minacciata la stabilità dei paesi e la sicurezza dei cittadini. Si tratta quindi di una gigantesca sfida per i responsabili politici, per coloro che operano nel campo della sicurezza e dell’antiterrorismo che sono obbligati ad agire per limitare la minaccia rappresentata oggi dai droni.
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