Alla politica più assurda del mondo mancava solo la proposta di legge «presentata per non essere mai usata». Alla intollerabile carenza ha rimediato ieri il Partito democratico: in extremis, quattro giorni prima dell’entrata in vigore – dal primo gennaio – del blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, un blocco introdotto nel dicembre 2018 dalla legge Spazzacorrotti voluta dai grillini e appoggiata dai leghisti sotto la maggioranza gialloblù, ieri il Pd ha lanciato la sua proposta alternativa.
I democratici hanno depositato in Parlamento un testo di poche righe, che modifica l’articolo 159 del Codice penale. La prescrizione non viene più bloccata, ma sospesa: per due anni nel processo d’appello (o per due anni e sei mesi se il secondo grado prevede un nuovo dibattimento) e per un anno nel processo in Cassazione. Trascorso questo tempo, e «se non è stata pronunciata sentenza conclusiva», la prescrizione riprende il suo corso.
È stato Walter Verini, responsabile giustizia del Pd, a chiarire ieri che il suo partito si augura che «la proposta non venga utilizzata», sperando piuttosto di «arrivare a una sintesi di coalizione» con il Movimento 5 stelle nel vertice in calendario per martedì 7 gennaio. «Ci aspettiamo che il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e il premier Giuseppe Conte raggiungano la sintesi che non è stata raggiunta finora», ha aggiunto Verini. Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, ha confermato che «per uscire dallo stallo e per trovare un equilibrio migliore ci sono molte strade: la nostra iniziativa va in questa direzione».
Dettosi certo che la proposta-non proposta democratica «non farà prescrivere neanche un processo in Corte d’appello e in Cassazione, mentre sarà lasciata una barriera per evitare processi infiniti», Bazoli ha poi sottolineato un particolare importante: «Bisogna distinguere tra sentenza di assoluzione e sentenza di condanna», e ha concluso che questo «è il minimo sindacale». Nel testo presentato ieri dal Pd, peraltro, questa distinzione non compare: si legge, al contrario, che «il corso della prescrizione rimane sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna». Giuristi e penalisti consultati dalla Verità storcono un po’ la bocca davanti alla formula (definita «inutilmente prolissa» e «ambigua»), ma confermano di non scorgervi alcuna distinzione tra assolti e condannati. Fedele alle più dure istanze giustizialiste, ieri un articolo del Fatto Quotidiano online ha comunque intimato il suo «alt!» alla proposta democratica: «Va contro la Costituzione», ha proclamato.
Bonafede, intanto, si è detto pronto a «valutare ogni proposta» nel vertice del 7 gennaio. Si vedrà tra una decina di giorni, insomma, quale sarà l’effettiva disponibilità del ministro e dei vertici grillini. Il pericolo concreto, per il governo, è arrivare senza un’intesa al 10 gennaio: in quel caso, la maggioranza rischia un nuovo trappolone. Proprio quel giorno, infatti, alla Camera si voterà la proposta di legge firmata da Enrico Costa, deputato e responsabile per la giustizia di Forza Italia, che punta a cancellare il blocco della prescrizione con una formula molto simile a quella varata ieri dal Pd.
Insensibile alle similitudini, ieri Verini ha bocciato la proposta di Forza Italia: «Noi siamo contrari al giustizialismo, ma anche al garantismo a corrente alternata di quelli come Costa. Il nostro obiettivo non è far cadere il governo: andrà avanti se avrà delle cose da fare». Ma Costa gli ha risposto sparigliando le carte e lanciando una sfida insidiosa: «Se prima del 10 gennaio alla Camera venisse presentato un emendamento alla mia proposta contenente questo testo del Pd», ha annunciato, «noi lo voteremmo in un minuto».
Prende concretezza, insomma, il rischio di uno «sgambetto» da parte di Italia viva, il partitino di Matteo Renzi che fa parte della maggioranza, ma durante il dibattito sulla manovra ha votato a favore della proposta di Costa. In nome del garantismo, insomma, i renziani potrebbero proporre il testo appena presentato dal Pd come emendamento al testo di Costa. Sarebbe un esito davvero paradossale per la proposta-non proposta: trasformarsi in arma dell’opposizione. È lo scenario ipotizzato ieri da Costa, che ha ironizzato sulla coerenza dei Dem: «Pur di salvare il governo, sarebbero capaci di votare contro la loro stessa proposta pochi giorni dopo averla presentata. Li sfidiamo a smentirci». E ha concluso: «Noi siamo aperti a ogni idea, da chiunque provenga, purché si reintroduca la prescrizione e si scongiuri il processo infinito».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >