Silenzio. Era ciò che invocava qualche giorno fa il direttore di Civiltà Cattolica di fronte alle bare delle vittime della strage di Genova. Forse anche per non disturbare il dolore dei Benetton, così duramente colpiti dalla tragedia da organizzare una grigliata a Cortina, Antonio Spadaro via Twitter invitava alla preghiera intima per colmare il grande vuoto. Testuale. Passato qualche giorno però il primo a rompere il silenzio è stato lo stesso don Antonio, il quale forse strizzando l’occhio alla corrente cattocomunista nella Chiesa, ha rilanciato una vignetta già pubblicata dal Manifesto. In essa si vede il grande ponte sbrecciato, ma a cadere nel vuoto non sono le auto su cui viaggiavano turisti, lavoratori e famigliole in vacanza. No, a precipitare è lo scafo della Diciotti, con il suo carico di migranti. Hashtag: Diciottivergognanazionale. Il messaggio è chiaro: il caso della nave della Guardia costiera è una tragedia pari, se non peggiore a quella della A10. Una strage, come quella del ponte gestito dalla società Autostrade.
Peccato che il caritatevole direttore di Civiltà cattolica, nei giorni delle polemiche roventi sulla sicurezza delle nostre autovie, quando via Internet venivano rilanciati «meme» con lo scheletro rotto del cavalcavia accostato alla faccia dei Benetton, pur essendo sempre pronto a twittare, non abbia sentito il bisogno di rilanciare quelle immagini. Nessun hashtag con il nome della Santa famiglia di imprenditori di Ponzano Veneto, niente «#autostradevergognanazionale», ma nemmeno un riferimento al ponte crollato.
Ma forse, più ancora del silenzio autoimposto da Spadaro sul disastro di Genova, a colpire è l’accostamento della Diciotti con l’immagine dei 43 morti. Nonostante il can can montato dai giornali e da una sinistra sconfitta, a bordo della Diciotti non c’è stata alcuna strage, né vittime. Quella nave semmai rappresenta qualche cosa di cui don Antonio dovrebbe andare fiero, cioè un salvataggio, perché impegnando i propri uomini e spendendo i propri soldi (soldi, giova ricordarlo, dei contribuenti, non di Santa romana chiesa), l’Italia quei migranti è andata a recuperarli in mezzo al mare, attraversando il Mediterraneo e spingendosi fino in acque maltesi, là dove non era compito suo arrivare. Invece di lasciare in difficoltà delle persone, per incuria e perché qualcuno si è voltato dall’altra parte, una nave italiana ha soccorso 177 persone su un barcone, salvando vite umane. Un’operazione condotta mentre la Guardia costiera maltese dichiarava che non era compito suo intervenire. Bene, perfetto. Siamo tutti contenti. La nostra Guardia costiera ancora una volta ha dimostrato che gli italiani sono brava gente. Ma poi, quando arriva l’ora di mettere in pratica gli accordi europei, quelli che prevedono che i naufraghi o presunti tali siano condotti nel più vicino porto, in questo caso quello di La Valletta, ecco che cade la maschera di un’Unione europea che non esiste. Malta dice no allo sbarco, e pure gli altri paesi fanno orecchi da mercante. La Diciotti come è noto fa rotta verso la Sicilia, arrivando a Catania, dove il ministro dell’Interno, tenendo fede a un impegno preso con chi lo ha eletto, nega lo sbarco perché ritiene che di quei 177 profughi si debba fare carico l’Europa. La vergogna per quel che sta accadendo non è italiana, ma europea.
La Diciotti non è uno scandalo nazionale, ma semmai rappresenta uno scatto nazionale. La dimostrazione che non siamo lo scendiletto della Ue, il Paese dove abbandonare le ciabatte prima di rilassarsi. Non so come finirà la vicenda, ma so per certo che sulla nave della Guardia costiera sarebbe ora di invocare il silenzio, evitando le passerelle dei politici, perché a differenza di quanto accaduto a Genova su quella nave non ci sono vittime. Come ha spiegato in un’intervista alla Verità il comandante, a bordo non c’erano bambini denutriti e neppure malati gravi. Dunque, la vergogna la dovrebbe provare chi strumentalizza la faccenda. Nel caso di don Antonio, che pure in serata ha dimostrato di essersi pentito facendo sparire la ignobile vignetta che sfrutta a fine politico una tragedia vera, la vergogna dovrebbe essere doppia. Altro che silenzio sui morti di Genova. Quelle sono le vere vittime di cui si deve parlare. Gli altri, nonostante siano coccolati dai cattomunisti, vittime non sono. Anzi, dagli italiani sono stati salvati e al nostro governo dovrebbero solo dire grazie.
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