I 5 stelle forzano la mano sulla Rete unica di Tim per superare in corsa il Mef
Stefano Patuanelli (Ansa)
Luigi Gubitosi, ad della società, fissa i paletti: «A noi la maggioranza». Il ministro Stefano Patuanelli replica piccato: «Ci pensa lo Stato». È la nuova linea grillina per togliere potere al Pd.

Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Tim, fissa i paletti sul controllo della Rete unica in vista del cda del 31 agosto e ribadisce l’entrata del fondo statunitense Kkr nella futura società Fibercop.

Le parole dall’amministratore delegato di Tim a Repubblica hanno creato non pochi malumori tra i 5 stelle. Tanto che, a poche ore dall’uscita dall’intervista, Stefano Patuanelli ha deciso di rispondere con un lancio di agenzia, ribadendo che «la Rete unica la fa lo Stato». Tutto ruota intorno al controllo di Fibercop, su chi avrà la maggioranza, con i 5 stelle fermi su una Cdp al 51%. Ma Gubitosi lo dice chiaramente: «La maggioranza in capo a Tim non è una presa di posizione fine a sé stessa, ma riflette una specifica esigenza industriale che richiede il consolidamento nel nostro gruppo». Soprattutto «la differenza di dimensioni tra Tim e Open fiber è un dato di fatto, quindi non esiste l’ipotesi che Tim scenda sotto il 50,1%». Non solo. Secondo Gubitosi, Open fiber è «in ritardo di tre anni nei suoi programmi di investimento nelle aree bianche». L’attesa è per il cda di fine agosto. Bisogna fare in fretta in vista del bilancio 2020, mentre la politica continua a temporeggiare senza una linea chiara a livello di governo, frammentata tra il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, un presidente del Consiglio assente sull’argomento e una pattuglia di 5 stelle.

I Comuni delle aree bianche hanno salutato positivamente l’intervento di ieri di Gubitosi. Ancora più netta la posizione di Assolombarda e Confindustria Udine in rappresentanza di altre territoriali. «Dopo i ritardi accumulati negli anni, apprendiamo con favore quanto dichiarato dall’ad di Tim, in merito all’esigenza di accelerare la diffusione della banda ultra larga in tutta Italia e in particolare nei distretti industriali» , ha detto Anna Mareschi Danieli, Presidente di Confindustria Udine, che nel 2018 aveva prodotto uno studio per misurare la digital divide. Seguendo questa strategia a fine mese, quindi Gubitosi (che nell’intervista cita solo il presidente di Open fiber, Franco Bassanini, come interlocutore) lancerà la creazione di FiberCop, «la società della rete secondaria» in cui entreranno anche Fastweb e Kkr. Di fondo i tempi potrebbero allungarsi, anche perché sul governo pesa come una mannaia il risultato elettorale delle regionali di settembre, che potrebbe scompaginare i giochi e cambiare gli attori sul palcoscenico. Proprio su chi sta gestendo le operazioni in questo momento si incentra lo scetticismo di Kkr, il fondo americano che ha assistito in questi mesi alle prese di posizione di alcuni esponenti del M5s.

Sulla rete unica, infatti, restano sempre sullo sfondo del dibattito i due post di Beppe Grillo degli ultimi mesi per dare la linea ai suoi. A fine giugno il comico genovese puntava sul fallimento di Open fiber, la cacciata del suo amministratore delegato e una società della Rete unica anche a maggioranza privata guidata da Tim, purché con una forte presenza dello Stato, tramite Cdp. Poi, in pieno agosto, Grillo è tornato sul tema, ribadendo di partire da Tim ma separando la società in due, favorendo lo spezzatino tanto osteggiato proprio da Tim e sindacati. Ma perché questo cambio di idee repentino dell’Elevato in meno di un mese? La richiesta di intervento gli sarebbe arrivata da diversi esponenti 5 stelle, probabilmente il sottosegretario Roberto Fraccaro, di sicuro, il vice al Mise, Stefano Buffagni, che sembra avere molto a cuore il controllo di Tim. Buffagni è sempre l’uomo delle nomine tra i grillini e conosce perfettamente la strategicità dell’azienda. Fraccaro sarebbe molto legato presidente dell’Enel, Michele Crisostomo, che era stato proposto da Cdp per la presidenza di Tim al posto dell’uscente Fulvio Conti e poi risarcito con la presidenza dell’Enel. Lo studio legale di Crisostomo ha ricevuto in questi mesi molti incarichi per seguire l’ingresso dello stato in Aspi, Maticmind o nel salvataggio della Banca Popolare di Bari, tutti incarichi via Cdp o Invitalia, controllata dal Mise.

Buffagni medita la nazionalizzazione di Tim o di separare la rete dai servizi. Qui ci sarebbe l’unità di intenti dei 5 stelle, che si affannano a seguire i due post di Grillo per portare avanti il loro progetto su Tim: guidarla e occuparla nel più classico schema politico delle lottizzazioni da prima repubblica.

Proprio su questo sembra ampliarsi il divario tra il Pd, il cui dossier è stato affidato a Gualtieri, e l’asse BuffagniFraccaro. Gualtieri, come responsabile del dicastero economico, è contrario a rinazionalizzare. Porta quindi avanti la linea con Tim in maggioranza nella nuova società della Rete, ma con la governance indipendente e aperta, affinché lo Stato abbia l’ultima parola. Nel frattempo Francesco Starace, ad di Enel, non interviene sulla questione. Anche se potrebbe pensare a un operatore all’ingrosso che sia autonomo, capace di controllare Rete primaria, Rete secondaria (quella che dai cabinet in strada va fino ai clienti finali) e anche la cosiddetta dorsale.

I 5 stelle, invece, hanno già provato a fermare il fondo americano nelle scorse settimane e cercano di temporeggiare, al di là della strategia prettamente industriale che segue Cdp. Vorrebbero dunque prendere altro tempo, ma sottovalutano i possibili incidenti diplomatici con gli Stati Uniti, occupati con la campagna elettorale per le presidenziali.

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