Italia al palo, ripartono solo le Ong

In 600.000 attendono ancora la cassa integrazione di marzo. I «poderosi» prestiti promessi sono stati erogati a un’impresa su quattro. Per il credito di imposta ci sono fondi appena per un’azienda ogni 100 che ne fanno domanda. Mentre il governo litiga sulla farsa degli stati generali, i taxisti dei migranti riprendono l’attività a pieno ritmo. Lampedusa e Sicilia già scoppiano.

Lo speciale comprende due articoli.

I taxisti del mare di Sea Watch si sentono pure in diritto di fare prediche. Ieri, su Twitter, si sono messi a commentare la situazione esplosiva di Lampedusa: «L’isola è abbandonata a sé stessa da uno Stato assente che ne ha fatto l’hotspot d’Europa, ledendo i diritti della comunità residente e di quella migrante», hanno scritto. A una prima lettura, questa dichiarazione potrebbe addirittura risultare condivisibile. In effetti, Lampedusa – come del resto quasi tutta la Sicilia – è stata abbandonata. Gli sbarchi di migranti sull’isola si susseguono a getto continuo, centinaia di persone ogni settimana.

Nel 2020, gli arrivi di stranieri sulle coste italiane sono triplicati rispetto al 2019: 5.461 contro 1.878. Nel solo mese di maggio sono arrivate qui 1.654 persone. Nei primi giorni di giugno siamo già a 342. Comprensibile, dunque, che nelle zone che devono accogliere tutti questi stranieri la tensione sia alle stelle. A Lampedusa ci sono stati diversi atti di protesta, anche sgradevoli (tra cui l’incendio appiccato al deposito dei barconi usati dai migranti per raggiungere l’isola). Le esplosioni di insofferenza si sono estese ad altre città e il governatore Nello Musumeci grida che la sua Sicilia non deve «diventare un campo profughi».

Dunque sì, su questo ha ragione Sea Watch: Lampedusa e altre città sono state lasciate sole. Ma sapete qual è la soluzione offerta dai simpatici amici della Ong? Tornare in mare e caricare altra gente da condurre in Italia. Già: i taxisti sono pronti a tornare all’opera, anzi hanno già preso il largo. «Nei tre mesi passati a Messina ad adeguarci alle misure anti Covid-19, le istituzioni non hanno garantito i soccorsi in mare e la nostra presenza è più che mai necessaria», scrive Sea Watch su Twitter, spiegando di essere in viaggio verso le acque libiche.

Anche la Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans (la Ong creata da vari esponenti della sinistra italiana, cioè della maggioranza di governo) è pronta a salpare, a fra pochi giorni dovrebbe partire da Trapani. A leggere i comunicati degli attivisti viene quasi da ridere. Siamo ancora nel bel mezzo di una devastante emergenza sanitaria. La nostra nazione è provata, e fatica a rialzarsi. Mancano i soldi praticamente per qualsiasi cosa. Il numero di stranieri irregolari giunto qui negli ultimi mesi è aumentato esponenzialmente eppure le Ong insistono, non sono soddisfatte: devono per forza portare altra gente in Italia. Persone che dovremo sistemare in un sistema di accoglienza che è allo stremo e i cui costi sono lievitati parecchio. L’idea che gli stranieri in arrivo vengano ridistribuiti in altri Stati europei, del resto, è pura fantascienza, visto che a livello comunitario il fronte delle nazioni contrarie all’accoglienza si è addirittura allargato nelle ultime settimane.

Come si fa a non capire che riprendere il servizio navetta nel Mediterraneo è una follia? La Sicilia sta scoppiando: dove pensano di condurre i nuovi migranti i geniacci di Sea Watch e Mediterranea? Il bello è che parliamo della stessa gente pronta a gridare contro la destra fascista e irresponsabile che va in piazza con la mascherina calata… Non è – forse – un poco più irresponsabile continuare a far arrivare stranieri a centinaia in un momento del genere? Sea Watch, per altro, sembra non avere affatto imparato la lezione. Pochi giorni fa abbiamo appreso che tre clandestini arrivati a bordo di una delle navi di questa Ong erano torturatori libici. Ma non pare che gli attivisti si siano fatti un esame di coscienza, anzi. Non è tutto. Ai primi di maggio la nave Alan Kurdi della Ong Sea Eye (parente dalla Sea Watch) è stata bloccata dalla Guardia costiera italiana poiché, dopo una accurata ispezione, è emerso che non rispettava le norme di sicurezza necessarie a effettuare il soccorso in mare. Stesso discorso per un’altra nave, la Aita Mari della Ong basca Salvamento Maritimo Humanitario.

Basterebbero questi episodi a far capire a chiunque che non è possibile lasciare mano libera a questi fanatici delle frontiere aperte. Da costoro, tuttavia, non possiamo aspettarci nulla di diverso: non rinsaviranno e continueranno a comportarsi da irresponsabili in ogni occasione. Toccherebbe allora al governo italiano intervenire e cercare di bloccare il via vai nel Mediterraneo. E invece i ministri che fanno? Niente. Anzi, se non facessero niente sarebbe meglio: in verità l’esecutivo sta peggiorando la situazione.

Sul fronte migratorio, l’unico provvedimento che ha messo in campo è stata la sanatoria dei clandestini. Pochi giorni fa ne abbiamo raccontato il fallimento: sarebbe dovuta servire ad aiutare gli agricoltori, ma le associazioni di categoria hanno contato poche centinaia di domande appena. Il Viminale, punto sul vivo, ha deciso di anticipare i dati raccolti nei primi giorni e ha fatto sapere che le richieste di regolarizzazione presentate o in arrivo sono in tutto 9.500. Certo, siamo all’inizio, ma questo numero è la certificazione del fiasco, specie se si considera che molte di queste persone con tutta probabilità non sono impiegate nel settore agricolo.

A parte la regolarizzazione, dicevamo, il governo non ha fatto nient’altro. Di più: il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha reso noto di essere intenzionata a cancellare i decreti sicurezza, cioè le uniche barriere normative che finora hanno arginato l’azione delle Ong e gli sbarchi sregolati. Risultato: ora gli attivisti No borders, sapendo di non correre rischi, riprendono il largo. E ci riprendono per i fondelli.


Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.