- Il nostro peso specifico è cresciuto. Ma Bruxelles: «Siete ancora instabili, Pil in calo».
- Matteo Salvini a Innsbruck firma un patto «tra volenterosi» con Austria e Germania: ridurre le partenze per fare arrivare solo chi ha diritto all’asilo. L’intesa ha prodotto un risultato concreto: l’Europa si impegna a potenziare Frontex e a rendere più facili i rimpatri.
Lo speciale contiene due articoli
Il vicepremier Matteo Salvini ieri è stato a Innsbruck. È stato il suo primo consiglio Ue da ministro dell’Interno. Prima di sedersi al grande tavolo rotondo aveva già fatto colazione con il collega tedesco, Horst Seehofer, e quello austriaco, Herbert Kickl. I tre non si sono soltanto stretti le mani a favore di fotografi, nella sostanza si sono impegnati a coordinare le mosse future in modo da non danneggiarsi reciprocamente e spingere su Bruxelles per rivedere l’intera questione dei migranti. L’accordo, al momento politico, prevede che Germania e Austria non rispediscano a Sud gli immigrati clandestini e dunque indesiderati e di conseguenza non sigillino i confini di terra fino a che l’Italia non abbia risolto con la collaborazione degli altri Paesi membri l’afflusso dalle acque libiche.
Salvini dal canto suo chiede che un clandestino che sbarca in Italia debba essere considerato come giunto sul territorio europeo e non italiano. L’austriaco ha rincarato la dose: «Fare in modo che in Europa in futuro arrivino solo persone veramente vulnerabili», dice Kickl. Parlando con i giornalisti stranieri, si è lasciato scappare una proposta di lavoro: vietare le richieste di asilo in Europa. Il vertice del pomeriggio ha accolto i tre rappresentanti dell’asse in modo freddo, d’altronde rappresentano la totale rottura degli schemi fino a qui applicati. Non è un caso se l’opposizione politica nei singoli Stati si sia scatenata ieri. La sinistra accusa sostanzialmente Salvini di essersi infilato in un cul de sac che si chiama Brennero. In realtà non riusciamo a vedere alcun aspetto negativo dell’accordo programmatico.
Allo stesso Seehofer fa comodo rispettare le promesse di ieri perché gli servono a fronteggiare l’avversario interno Angela Merkel. I giornali di sinistra così come i vertici del Pd continuano a ripetere che ora l’Italia è isolata nell’Ue. Duole loro ammettere che le alleanze cambiano, ma soprattutto che se ne sta formando una nuova molto più forte ed efficace di prima. Gli Usa non sono mai stati così vicini a Roma e viceversa. È stata una netta inversione di tendenza rispetto alla sudditanza politica a Parigi e Berlino. Salvini e Conte non riuscirebbe a invertire la rotta di Bruxelles se non avessero alle spalle il sostegno pesante di Donald Trump. Chi pensa che sia solo un’alleanza tra sovranisti e populisti dovrà rivedere le proprie opinioni. A suggellare il nuovo matrimonio (che si consuma dentro la casa della Nato) sono state due figure di spicco delle istituzioni che nulla hanno a che fare con il governo gialloblù. Se ieri il premier Giuseppe Conte ha chiesto apertamente l’intervento degli Stati Uniti nella gestione dei flussi migratori dal Magreb è perché dal vertice di Tallin di 10 giorni fa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito quanto la Nato sia un faro nella nebbia e al tempo stesso quanto l’Italia si impegnerà a rafforzare il lato transatlantico dell’Alleanza. Alias, i rapporti con la Casa Bianca.
Se non bastasse, l’uomo dei carri armati di Praga, Giorgio Napolitano, in una recente intervista sembra aver cambiato opinione su Trump. E il presidente emerito non esterna mai nulla per caso.
Per tutti questi motivi le accuse di isolamento di Roma, nascondono, in realtà, da parte della sinistra italiana e dell’establishment Ue, l’incapacità di capire dove andrà a posizionarsi l’Italia.
E nascondo il timore che il nostro Paese diventi strumento di rottura dell’asse tra Parigi e Berlino sui temi dei dazi, dell’energia e soprattutto delle spese militari e che alla fine dei giochi ne abbia un vantaggio diretto. Avere il sostegno dell’economia e degli investitori a stelle e strisce per Roma vale immensamente più delle briciole che cadono dal tavolo francotedesco. Non è nemmeno un caso che ieri Bruxelles si sia affrettata a rivedere al ribasso le stime di crescita del nostro Pil, ricordando che l’economia tricolore rimarrà il fanalino di coda per tutto l’anno in corso. L’Ue si preparare a mettere tutti i paletti possibili alla Finanziaria di ottobre.
Claudio Antonelli
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