- Giuseppe Conte si espone: «Progetto rivoluzionario, da portare avanti». I grillini temono di perdere voti in Meridione e Roberto Fico guida gli oppositori della riforma. Pd diviso fra chi ci vuole provare e chi opta per un no di propaganda.
- Le bozze di intesa parlano chiaro: il Paese non si divide in zone di serie A e B. La Costituzione già prevede l’autonomia su alcune materie e blinda l’equità. Il punto non è «togliere» fondi, bensì gestirli.
Lo speciale contiene due articoli.
Grande è la confusione sotto il cielo dell’autonomia differenziata: il dibattito diventa incandescente, con il M5s, reduce dalla scoppola rimediata in Abruzzo, che si divide al suo interno e teme ripercussioni pesanti dal punto di vista elettorale al Sud, il suo granaio di voti. Emergono spaccature in tutti i partiti, tranne ovviamente la Lega: dai pentastellati a Forza Italia al Pd, si registrano prese di posizione assai diverse sull’argomento, a seconda della provenienza geografica dei protagonisti politici. Mentre procede – seppure a rilento – l’iter che riguarda Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ieri a tenere banco è stata la Campania, il cui presidente Vincenzo De Luca, esponente del Pd, ha ufficializzato, con una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte, la richiesta di autonomia differenziata anche per la Campania: «Abbiamo chiesto un mese fa», ha detto De Luca, «di essere associati alla discussione che riguarda Veneto, Lombardia ed Emilia. Non abbiamo ricevuto risposte e formalizziamo oggi (ieri, ndr) la richiesta di autonomia differenziata anche per la Campania sulla nostra linea: difesa dell’unità nazionale , parità di condizioni per tutti i cittadini italiani, livelli di prestazione uguali per tutti e premialità e penalità per tutti quegli amministratori che dimostrano di non essere in grado di amministrare in maniera corretta. La linea scelta dal governo porta a spezzare l’unità del Paese, a marginalizzare la realtà del Sud».
Decisa a non arretrare di un millimetro Erika Stefani, ministro per gli Affari regionali: «Sono delusa per le ricostruzioni sbagliate», ha detto la Stefani in riferimento alle notizie di stampa all’indomani del Consiglio dei ministri, «ma determinata ad andare avanti. Ogni allarmismo è del tutto infondato. Ribadiamo il nostro totale rispetto del percorso indicato dalla Costituzione, dei livelli essenziali delle prestazioni e dei bisogni di tutti i territori. Non toglieremo niente a nessuno. Preciso anche che un coinvolgimento condiviso del Parlamento», ha aggiunto la Stefani, «ci sarà. Comprendo i timori per la novità ma non dobbiamo avere paura di cambiare per trovare le soluzioni migliori per risolvere problemi che oggi sono oggettivi». C’è anche un messaggio a De Luca: «Dalla Regione Campania», ha precisato poi il ministero per gli Affari regionali, «risulta agli atti una richiesta del febbraio 2018, nella precedente legislatura, che non precisa gli ambiti e le materie per cui attivare la richiesta. Oltre alle 8 regioni che hanno richiesto formalmente di attivare la procedura, non risulta nessun’altra richiesta». Le regioni di cui sopra sono Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria e Marche.
Il riferimento della Stefani al coinvolgimento del Parlamento è la risposta alle parole di Roberto Fico, presidente della Camera, leader dell’ala più a sinistra nel M5s: «Da presidente della Camera», ha dichiarato, «dico solo che è importante, importantissimo, che il Parlamento abbia un ruolo centrale nella questione delle autonomie. Non può avere un ruolo marginale in un’attività così importante. Noi», ha aggiunto Fico, «abbiamo nella nostra Costituzione l’equa distribuzione delle risorse, quindi da questo punto di vista non deve accadere niente».
Il premio per l’uscita più demagogica del giorno va all’ex premier Enrico Letta, che dal suo esilio dorato a Parigi (insegna alla prestigiosa facoltà di Sciences politiques) è intervenuto sull’argomento: «Si tratta di una secessione», ha detto Letta al Quotidiano Nazionale, «altro che autonomia. Una secessione mascherata. L’autonomia favorisce solo e solamente il Nord. Quel Nord che si fa gli affari suoi».
Da registrare un altro «sì condizionato», quello del presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino (Pd): «C’è da smascherare», ha detto Chiamparino a Repubblica, «un’ambiguità. Non so cosa sia scritto nelle intese di Veneto e Lombardia, ma so cosa ci sarà in quella del Piemonte. Non sta nell’autonomia differenziata incidere sui residui fiscali».
Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana (Lega), da parte sua ha detto di aspettarsi tempi brevi per la conclusione dell’iter: «Esistono sicuramente alcuni punti», ha argomentato, «su cui non siamo d’accordo, che dovremo affrontare e risolvere. Penso che nello spazio di una settimana arriveremo a definire una posizione. I due aspetti positivi del Consiglio dei ministri di giovedì scorso sono innanzitutto che si è individuato un testo sul quale lavorare, mentre fino all’altro ieri avevamo una pagina bianca. Il secondo aspetto positivo è che è stata individuata la modalità per arrivare al finanziamento delle competenze. Il contro-dossier del M5s? Lo esamineremo», ha aggiunto Fontana, «la cosa che mi lascia più perplesso è che ne stiamo discutendo da nove mesi, se fosse uscito un po’ prima sarebbe stato meno colpo di scena».
Stringato il premier Giuseppe Conte: «È un processo serio, da portare avanti con molta responsabilità e molta chiarezza e determinazione per raggiungere un obiettivo sostenibile. Il Parlamento», ha precisato il presidente del Consiglio, «non può essere destinatario passivo di un progetto di riforma rivoluzionario».
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