• L’esercito radical chic risponde alla chiamata di don Ciotti: la Camusso schiera la Cgil, la Cirinnà porta il marito griffato e rispunta persino Enrico Letta.
  • La risposta dell’Europarlamento alla stretta dei governi (Italia in primis) è la richiesta di non comminare sanzioni penali a chi aiuta i migranti.

Lo speciale contiene due articoli

Con invidiabile sprezzo del ridicolo, ieri molti Vip e presunti tali hanno aderito all’iniziativa «una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità», promossa dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti. «Indossiamo una maglietta rossa», recitava l’appello ad aderire all’iniziativa, «per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Rosso è il colore dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, 3 anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo». Mezzo mondo, mica tutto. Nella migliore tradizione radical chic, la sinistra italiana, più sinistrata che mai, continua a dividere il mondo in due parti: i buoni (loro) e i cattivi (tutti gli altri).

Poco importa se in realtà quei poveri bambini che annegano nel Mediterraneo sono vittime innanzitutto dei boss della mafia africana che organizzano i viaggi della morte usando gommoni mezzi sgonfiati per provocare naufragi: per la sinistra in maglietta rossa i cattivi sono quelli che cercano di fermare questo massacro, impedendo a queste carrette galleggianti di prendere il largo, scoraggiando questo traffico di esseri umani attraverso una ferrea regolamentazione delle attività delle Ong, puntando a mettere in campo politiche di sostegno ai paesi africani. I cattivi, per i magliettisti rossi, sono i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il premier Giuseppe Conte, magari anche quel povero diavolo del ministro Danilo Toninelli, uno che solo a guardarlo in faccia viene voglia di comprargli dello zucchero filato. No: sono loro, i cattivi. Anzi, siamo noi. Noi italiani, che abbiamo votato per chiunque tranne che per la sinistra, siamo tutti cattivi.

I buoni sono loro. Quelli che ieri hanno inondato i social network di accigliati e riflessivi selfie in maglietta rossa. Dalle spiagge delle località di villeggiatura più alla moda, mentre la servitù preparava il pranzo, hanno eroicamente aderito alla campagna di don Ciotti. Tutti noti filantropi, che passano la loro esistenza aiutando immigrati, poveri, bisognosi, senzatetto e ammalati. A partire, ovviamente, da Roberto Saviano. Il leader della sinistra sinistrata ha pubblicato sui social network un bel selfie con maglietta rossa e sguardo intenso. Sferzante. «Aprite i porti!», ha ammonito Saviano, dal suo appartamento di New York, dove ospita decine e decine di immigrati sfamandoli e destinando loro una bella parte degli introiti dei libri e delle fiction che produce. Risponde presente anche la truppa dei giornalisti perbene con – fra gli altri – Sandro Ruotolo (l’inossidabile inviato di Michele Santoro) e Udo Gumpel, corrispondente in Italia per la tv tedesca, noto per esser simpatico come un orzaiolo la sera del primo appuntamento. Passiamo a un’altra icona della solidarietà: Rosy Bindi. La plurideputata ex Dc e Pd ha pubblicato una foto in maglietta rossa e ha lanciato il suo appello a «restare umani» da un bel terrazzino fiorito, che siamo certi ogni sera accolga decine d’immigrati. A proposito di ex democristiani convertiti al rosso, merita un encomio solenne Enrico Letta. L’ex presidente del Consiglio, dall’esilio dorato di Parigi, dove l’ha costretto (unica cosa apprezzabile che abbia fatto) Matteo Renzi, è vivo e lotta insieme a noi. Il suo selfie in maglietta rossa, però, è diverso dagli altri: lo sguardo non è rivolto verso l’obiettivo ma guarda in alto, guarda lungo, oltre muri e confini. E soprattutto, oltre l’operazione «Mare nostrum», lanciata in pompa magna nell’ottobre 2013 dall’allora premier Enrico Letta, dopo la strage di Lampedusa, il naufragio di una barca libica stracolma di disperati che colò a picco a poche miglia dall’isola siciliana causando 368 morti.

«Mare nostrum» fu fermata poco più di un anno dopo, il 31 ottobre 2014, per essere sostituita dalla missione europea «Triton». L’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, tracciò un bilancio tutt’altro che lusinghiero dell’operazione voluta da Letta: «558 interventi, 100.250 persone soccorse, 728 scafisti arrestati, 6 navi sequestrate, soccorse oltre 100.000 persone e decine e decine di migliaia salvate. Ma», precisò Alfano, «queste vite umane salvate non sono state tutte quelle che volevamo salvare: ci sono stati, durante le operazioni, 499 morti, 1.446 presunti dispersi, 192 cadaveri da identificare». Quando, nel febbraio 2015, Letta propose di ripristinare «Mare nostrum», fu il premier Matteo Renzi a bocciare l’idea: «Anche con Mare nostrum si moriva», disse l’ex rottamatore. Durante «Mare Nostrum» in Italia sbarcarono 166.700 persone, l’operazione fu chiusa perché giudicata da molti paesi europei un «pull-factor», ovvero un «fattore di spinta» all’immigrazione. All’album delle figurine rosse vanno aggiunti personaggi come il vignettista Vauro, prezzemolino televisivo, e la leader della Cgil, Susanna Camusso, ormai praticamente sparita dalla circolazione così come la sua organizzazione, che ha sempre protetto i garantiti e mai le vere fasce deboli (precari, disoccupati). A proposito di sindacati: ha indossato la maglietta rossa anche la Fnsi, il sindacato dei giornalisti italiani, sensibile alla tematica dei «porti aperti» ma gioiosamente assente quando si tratta di sostenere reporter sfruttati, sottopagati, maltrattati, sottoposti a mobbing. Anche Monica Cirinnà, senatrice democratica paladina dei diritti omosex, ha posato in rosso abbracciata al marito (sorridente nella sua bella polo griffata col coccodrillino più famoso del mondo). Carlo Lucarelli è passato dal giallo e dal noir, sfumature che gli hanno dato grandi soddisfazioni, alla maglietta impegnata. Ha scelto un elegante smanicato, perché non poteva ovviamente sottrarsi, Laura Boldrini, papessa dell’impegno «de sinistra» contro tutto e tutti. Buonsenso compreso.

Carlo Tarallo

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.