La Ue prova a sabotare la pace di Ferragosto
Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky (Ansa)
  • TrumpPutinZelensky, passi avanti per il vertice del 15 in Alaska. Ursula si mette subito di traverso e lancia una proposta alternativa: «Kiev al tavolo». Vertice a Londra con l’Italia: sì al cessate il fuoco.
  • Il summit mette alle corde il presidente ucraino che si impunta: «Non cedo territori». Il suo sì alla perdita di alcuni distretti farebbe crollare il «mito» della vittoria finale. Quindi per resistere cerca sponde in Europa.

Lo speciale contiene due articoli.

Una zia gelosa, pronta a mettere zizzania. È l’immagine rugosa dell’Unione europea, tagliata fuori dai negoziati di pace, quindi incapace di darsi pace. Alla notizia del summit di Ferragosto in Alaska senza una poltrona per Ursula von der Leyen, a Bruxelles è scesa la notte artica. Gelo assoluto, come quella volta ad Ankara davanti a Recep Tayyip Erdogan, che inaugurò il cinico destino della baronessa tedesca: rimanere sempre in piedi. Qui è anche peggio del «sofagate» perché nessuno ha neppure immaginato di invitare emissari europei al vertice. Non Donald Trump, che ritiene l’Ue marginale. Non Vladimir Putin che ha fatto dire al portavoce Dmitrij Peskov: «L’Europa non può rivendicare nessun ruolo di mediazione perché è interamente dalla parte dell’Ucraina». No, eventualmente, Volodymyr Zelensky perché non ha potere negoziale senza l’ombrello americano. La visita di Putin in Alaska è vista con sospetto dalle cancellerie europee, che temono una spartizione imposta dall’alto a Kiev. Questo nonostante la Casa Bianca abbia più volte ribadito che si tratta di un incontro preliminare e lo stesso Trump abbia sottolineato: «Intendo iniziare con la Russia», pur mostrandosi disponibile a organizzare un incontro trilaterale. Un alto funzionario dell’amministrazione Usa ha detto alla Cbs che la pianificazione del vertice «è ancora fluida» e che quindi è possibile che il presidente ucraino Zelensky «possa essere coinvolto in qualche modo».

A Bruxelles tutto questo non basta, secondo la Ue discutere di Ucraina senza l’Europa sarebbe uno schiaffo. Ieri un portavoce della Commissione europea ha riferito all’agenzia Ansa che si può parlare di pace solo «con Kiev al tavolo e sovrana nelle scelte. Pertanto, l’Ue continua a sostenere i negoziati per porre fine alla guerra di aggressione russa con l’Ucraina presente e in grado di prendere decisioni indipendenti e sovrane, che l’Ue sosterrà». Lo farebbe al buio e già questo è un segno di debolezza, la stessa dell’imbucato alla festa che non sa neppure chi è il festeggiato. Ma, come dice Jep Gambardella ne La grande bellezza, vuole avere il potere di farla fallire.

L’Europa è pronta a mettersi di traverso rispetto a un summit senza il vecchio continente. Secondo il Wall Street Journal, dopo il vertice di Londra dei cosiddetti Volenterosi (Keir Starmer, Emmanuel Macron, Friedrich Merz) la Ue e Zelensky avrebbero risposto al piano di Putin per la tregua, con una controproposta che dovrebbe costituire un nuovo quadro di riferimento: il cessate il fuoco prima di qualsiasi passo diplomatico. Nessuno scambio di regioni del Donetsk controllate dall’Ucraina senza prima una tregua, nessuno scambio di territori senza reciprocità.

La fragilità della proposta deriva dalla scarsa legittimità dei proponenti nel parlare a nome dei 27 Paesi membri. È il destino dell’Unione, vaso di coccio carente di identità strategica e privo di una politica estera comune che davanti ai principali dossier fatica a mostrare coesione e autorevolezza. Un limite involontariamente enfatizzato in un post su X da Macron, il campione mondiale degli annunci roboanti di puro principio: «Il futuro dell’Ucraina non può essere deciso senza gli ucraini che da oltre tre anni lottano per la propria libertà e sicurezza. Anche gli europei saranno necessariamente parte della soluzione perché da essa dipende la loro sicurezza».

Il fastidio per il ruolo di spettatore non pagante (anche nei confronti dei Volenterosi) si nota dall’accelerazione di Bruxelles nel marketing politico contro un ferreo alleato di Putin come la Bielorussia. Ieri Von der Leyen, nella quinta ricorrenza delle ultime – molto opache – elezioni che hanno riportato al potere Alexander Lukashenko, ha ribadito il sostegno al popolo bielorusso dopo quella tornata elettorale definita «fraudolenta». «Non ci fermeremo fino a quando non saranno liberati gli oltre mille prigionieri politici e finché non saranno soddisfatte le aspirazioni democratiche del popolo bielorusso». La responsabile della politica estera, Kaja Kallas, ha aggiunto: «La repressione in corso a Minsk è inaccettabile e deve cessare».

Von der Leyen ha, poi, confermato la volontà occidentale di esportare democrazia ad ogni costo anche in Bielorussia, come se la crisi ucraina non fosse mai avvenuta. «Quando arriverà il momento della transizione democratica, la Ue sarà pronta. Manteniamo il nostro impegno a mobilitare un pacchetto di tre miliardi di euro per una Bielorussia democratica. Spero che giunga presto il giorno in cui le vostre speranze per un futuro libero si realizzino». Nelle lettere d’intenti non la batte nessuno.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…