- Il capo dello Stato ripropone il solito elogio dell’Unione come garante di diritti e libertà. Ma su Gaza l’Europa è stata deleteria. E i negoziati stavano per fallire proprio quando Macron ha preso l’iniziativa per i due Stati.
- Pd e Lgbt non hanno capito: ancora in piazza. Cortei e occupazioni annunciati in tutta Italia con toni bellicosi, benché le armi finalmente tacciano. Democratici e Cgil si accodano dove possono, mentre l’Arcigay benedice le manifestazioni, nonostante la violenta omofobia di Hamas e sodali.
Lo speciale contiene due articoli.
Il successo diplomatico di Washington, con il piano di pace di Donald Trump per Gaza che ha ottenuto l’appoggio di tutte le parti in causa e che si avvia ad essere attuato in concreto, lascia l’Europa, o meglio l’Unione europea, appesa al nulla di una posizione fuori tempo massimo e senza fondamenta.
Naturalmente, siamo solo al primo di una lunga e complessa serie di passi: molte cose devono ancora essere chiarite e ci sono diverse incognite nel processo di pace. Ma ciò che fino a una settimana fa sembrava irrealizzabile, ovvero un cessate il fuoco (attivo da ieri) e il rilascio degli ostaggi israeliani, è diventato improvvisamente realtà.
Nella trattativa tra Israele e Hamas l’Unione europea non ha avuto alcun ruolo nel giungere ad un accordo, anzi. Il coordinamento e la regia della trattativa sono stati americani, con gli inviati Steve Witkoff, Jared Kushner (già architetto degli Accordi di Abramo) e il segretario di Stato Marco Rubio, che ha gestito il canale diplomatico con Israele e Qatar. Lo stesso Qatar, l’Egitto e la Turchia sono state parti diligenti delle trattative, mentre l’Ue è stata informata a cose fatte.
La conferenza di Parigi del 9 ottobre è stata organizzata in realtà prima della notizia dell’accordo, allorquando il 22 settembre il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato all’Assemblea generale dell’Onu di voler convocare una conferenza internazionale per sostenere la soluzione dei due Stati. L’incontro era stato giudicato «inutile, dannoso e organizzato alle spalle di Israele» dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, ed ora sappiamo perché.
Il segretario di stato americano Rubio non si è fatto vedere a Parigi, mentre la conferenza correggeva il tiro in corsa e si tramutava in una specie di incontro operativo per decidere sui prossimi passi.
L’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, l’estone Kaja Kallas, ha cercato, dopo la notizia dell’accordo, di salire sul carro dei peacemaker. Senza citare Trump, la cui diplomazia ha portato a casa il risultato mentre l’Ue non toccava palla, ha rilasciato una dichiarazione tutta miele: «L’accordo sulla prima fase dell’intesa di pace per Gaza segna un importante passo avanti. Si tratta di un risultato diplomatico di grande rilievo e di una reale opportunità per porre fine a una guerra devastante e liberare tutti gli ostaggi. L’Ue farà tutto il possibile per sostenerne l’attuazione».
Si tratta della stessa Kallas che poche settimane fa proponeva al Consiglio di mettere i dazi alle merci provenienti da Israele, sospendendo le disposizioni commerciali contenute nell’Accordo di associazione Israele-Ue. Ed è la stessa Kallas che nel giugno scorso affermò che se fosse stato per lei avrebbe sanzionato Israele: «Se spettasse a me decidere personalmente io una decisione la prenderei ma non lo posso fare perché rappresento 27 Stati membri e serve l’unanimità», aveva dichiarato al Parlamento europeo.
Non a caso a Washington non hanno preso bene l’atteggiamento europeo, o meglio quello di alcuni leader europei. Il riferimento è soprattutto al ruolo di Macron e all’intralcio ai negoziati che è derivato dalle posizioni del leader francese.
In una intervista televisiva, Rubio è stato molto chiaro: il riconoscimento dello stato della Palestina da parte di alcuni Paesi europei ha reso più difficile arrivare alla pace, che si sarebbe potuta raggiungere ben prima. Il proclama di Macron, cui hanno dato seguito altri Paesi, ha dato ad Hamas la sensazione di aver raggiunto un obiettivo importante e ha rallentato il dialogo.
Rubio ha detto testualmente: «I colloqui con Hamas sono precipitati il giorno in cui Macron ha preso la decisione unilaterale di riconoscere uno stato palestinese. E poi ci sono stati altri Paesi che hanno detto: se non ci sarà un cessate il fuoco entro settembre riconosceremo uno Stato palestinese. Beh, se io fossi Hamas concluderei: non facciamo un cessate il fuoco, perché possiamo essere premiati e possiamo rivendicarlo come una vittoria. Quindi quei messaggi, sebbene largamente simbolici, hanno un significato importante, in realtà hanno reso più difficile ottenere la pace e raggiungere un accordo con Hamas, si sono sentiti incoraggiati».
Suona quindi poco centrato il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al quarantesimo Convegno annuale dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, dedicato all’Unione europea a confronto con la Costituzione della Repubblica italiana e diffuso ieri.
«Il ruolo dell’Unione europea», ha detto con tempismo quantomeno infelice il capo di Stato, «è più che mai cruciale perché abbiano più forza a livello internazionale la promozione della pace, il rispetto dei diritti umani, la garanzia delle libertà fondamentali, la vigenza dello Stato di diritto, elementi fondamentali di un ordine che possa garantire il futuro della dignità dell’umanità».
Quanto a dare forza alla promozione della pace, la vicenda della guerra a Gaza dimostra piuttosto che l’Unione è ininfluente quando non dannosa, come ha spiegato Rubio.
Si può anche ragionevolmente pensare che Trump non meritasse il premio Nobel per la pace. Ma certamente l’Ue non può neppure figurare tra i candidati.
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