Trump cerca di salvare i Patti di Abramo
Donald Trump (Ansa)
  • Il tycoon prende le distanze dai raid di Tel Aviv a Doha per difendere i suoi piani in Medio Oriente. Incontro dei leader arabi in Qatar per reagire all’attacco: si rischia un blocco anti Israele. Intanto Netanyahu bombarda lo Yemen: «Agiamo come gli Usa dopo l’11 settembre».
  • Altro «attacco» filmato sulla Flotilla. Secondo gli attivisti, l’Idf li avrebbe colpiti con un ordigno simile a una lanterna.

Lo speciale contiene due articoli.

L’attacco israeliano contro Hamas a Doha rischia di rivelarsi un grattacapo significativo per Donald Trump. Non a caso, nella serata di martedì, il presidente americano ha manifestato una reazione da «equilibrista». Da una parte, ha preso nettamente le distanze da Benjamin Netanyahu. «La decisione dell’attacco è stata presa dal premier Netanyahu, non da me. Bombardare unilateralmente l’interno del Qatar, una nazione sovrana e stretto alleato degli Stati Uniti, che sta lavorando duramente e correndo coraggiosamente rischi con noi per mediare la pace, non promuove gli obiettivi di Israele o dell’America», ha dichiarato su Truth. Non solo. Trump ha altresì aggiunto di aver incaricato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, di finalizzare un’intesa con Doha sul fronte della Difesa. Dall’altra parte, però, il presidente anche definito «lodevole» l’obiettivo di «eliminare Hamas», ha chiesto il rilascio di tutti gli ostaggi e ha inoltre affermato che Netanyahu «vuole fare la pace». «Credo che questo sfortunato episodio possa rappresentare un’opportunità per la pace», ha aggiunto.

Insomma, Trump sta cercando di mantenersi in equilibrio tra Gerusalemme e Doha, nonostante si tratti di un’impresa non particolarmente agevole: sia lo Stato ebraico sia il Qatar non sembrano infatti intenzionati a smorzare la tensione. Doha ha chiesto ieri al Consiglio di sicurezza dell’Onu di condannare l’azione militare condotta dallo Stato ebraico, mentre quest’ultimo ha strenuamente difeso l’attacco di martedì: attacco in cui, secondo il quotidiano saudita Asharq Al-Awsat, sarebbero rimasti feriti due alti esponenti di Hamas. «Abbiamo preso di mira il capo negoziatore di Hamas, Khalil al-Hayya, perché ostacolava un accordo di cessate il fuoco e di liberazione degli ostaggi a Gaza. Continuava a dire “sì, ma” durante i negoziati», ha inoltre affermato il presidente israeliano, Isaac Herzog. «Dico al Qatar e ai Paesi che ospitano i terroristi: o li espellete o li consegnate alla giustizia. Se non lo farete voi, lo faremo noi», ha rincarato la dose Netanyahu, paragonando l’attacco di martedì alle operazioni americane post 11 settembre.

Il nodo, per Trump, risiede nel non poter compromettere tanto i rapporti con Israele quanto quelli con il Qatar. Proprio il Qatar fu uno degli Stati che il presidente americano visitò durante il tour mediorientale di maggio. Nell’occasione, firmò un accordo volto a generare scambi commerciali dal valore di 1,2 trilioni di dollari. Più in generale, Trump sa di dover mantenere stretti legami con il mondo arabo, proprio perché punta a due obiettivi interconnessi: la ricostruzione di Gaza e il rilancio degli Accordi di Abramo. Secondo il Times of Israel, i leader di Emirati arabi e Giordania si sono recati ieri in Qatar in risposta all’attacco israeliano di martedì. Oggi, dovrebbe inoltre visitare il Paese il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman. Tra l’altro, sempre il Times of Israel ha riferito che «gli Emirati arabi uniti hanno informato l’apparato di difesa israeliano che alle industrie israeliane sarà impedito di partecipare al Dubai Airshow di novembre». Se dovesse costituirsi un asse arabo in funzione anti-israeliana, ciò costituirebbe un enorme problema per Trump nell’ottica, appunto, del rilancio dei patti di Abramo.

Se tali accordi dovessero impantanarsi, ciò rappresenterebbe un colpo all’influenza americana sul Medio Oriente. Non a caso, ieri Pechino ha criticato duramente l’azione militare israeliana in Qatar: «La Cina condanna fermamente l’attacco e si oppone fermamente alla violazione da parte di Israele della sovranità territoriale e della sicurezza nazionale del Qatar», ha tuonato il ministero degli Esteri di Pechino. «La Russia considera questo episodio una grave violazione del diritto internazionale», ha affermato, dal canto suo, il governo di Mosca. Insomma, Cina e Russia potrebbero cercare di approfittare di quanto accaduto per recuperare influenza in Medio Oriente a discapito degli Stati Uniti. Mosca e Pechino avevano d’altronde subito dei duri colpi nell’area a seguito della caduta di Bashar al Assad in Siria e dell’indebolimento dell’Iran. È del resto anche per mettere sotto pressione l’Iran che, ieri, oltre dieci jet israeliani hanno effettuato una serie di bombardamenti sullo Yemen contro obiettivi degli Huthi, che sono storicamente spalleggiati da Teheran. «Continueremo a colpire. Chiunque ci attacchi, lo raggiungeremo», ha affermato Netanyahu, commentando i raid in cui, secondo gli stessi Huthi, si sarebbero registrate nove vittime. È anche utile ricordare che il Paese arabo che intrattiene storicamente le relazioni più cordiali con gli ayatollah è proprio il Qatar. Alla luce di tutto questo, Cina e Russia vogliono probabilmente incunearsi nel rapporto tra Israele e il mondo arabo, per rompere le uova nel paniere a Washington. L’alta tensione in corso tra lo Stato ebraico e Doha potrebbe offrire loro questa opportunità, mentre il Canada ha fatto sapere di stare «valutando» le sue relazioni con Gerusalemme dopo l’attacco di martedì. Nel frattempo, la crisi di Gaza resta al centro dell’attenzione. Ieri, Sergio Mattarella ha definito «inaccettabile» quanto avviene nella Striscia, invocando «il ruolo delle Nazioni Unite». Dal canto suo, papa Leone XIV ha esortato a pregare per i bambini di Gaza e dell’Ucraina.

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