Quali siano gli obiettivi di Joe Biden, nonostante sia a fine mandato, non è chiaro. Nei fatti, la diplomazia internazionale è costretta ad affrontare una situazione assai delicata da quando prima ha prima autorizzato Kiev a lanciare missili dentro il territorio russo, poi ha annunciato l’invio in Ucraina di mine antiuomo (oltre a nuovi aiuti militari per 275 milioni di dollari). Vladimir Putin, invece, aspetta l’insediamento di Donald Trump per chiudere la partita, ma nel frattempo, oltre ad aver modificato la dottrina nucleare della Federazione Russa (minaccia che Recep Tayyip Erdogan ha invitato la Nato a prendere sul serio), intensifica gli sforzi bellici sul campo. Secondo l’agenzia Reuters, informata da cinque funzionari russi (attuali ed ex), lo zar sarebbe pronto a discutere col tycoon «un accordo per il cessate il fuoco in Ucraina, ma esclude di fare concessioni territoriali importanti e insiste che Kiev abbandoni le ambizioni di entrare nella Nato». Le fonti parlano di una possibile apertura di Putin al congelamento del fronte. In particolare, si registrerebbe la disponibilità a negoziare sull’esatta suddivisione delle quattro regioni orientali di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, mentre la Russia potrebbe essere disposta a cedere sulle piccole porzioni di territorio che detiene nelle regioni di Kharkiv e Mykolaiv, nel Nord e nel Sud del Paese.
Di tutt’altro avviso Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, in quello che potrebbe essere un semplice gioco delle parti. «Nessuno scenario di congelamento del conflitto ci andrebbe bene», ha dichiarato all’agenzia russa Tass: «Per noi è importante raggiungere i nostri obiettivi, che sono ben noti a tutti». Peskov ha anche aggiunto che l’amministrazione uscente di Biden «sta facendo di tutto» per continuare la guerra. Dal lato ucraino, invece, la stanchezza si fa sempre più sentire. Secondo l’ultimo sondaggio Gallup, condotto tra agosto e ottobre 2024, emerge che il 52% della popolazione vorrebbe che il proprio Paese negoziasse la fine della guerra il prima possibile.
Volodymyr Zelensky, intervistato da Fox News, ha dichiarato che, se gli Stati Uniti riducessero gli aiuti militari, la produzione ucraina di armi non sarebbe sufficiente per resistere. «In ogni caso resteremo e combatteremo. E penso che non sia abbastanza per sopravvivere. Ma se questa sarà la scelta statunitense, decideremo cosa fare», ha aggiunto. La moglie del presidente ucraino, Olena Zelenska, è invece in visita a Roma. Ieri è stata ricevuta dal Papa, poi si è recata all’ospedale pediatrico Bambino Gesù per incontrare i bambini ucraini ricoverati e infine ha partecipato alla messa presieduta dal cardinale Matteo Zuppi per i mille giorni dall’inizio della guerra in Ucraina. In serata, dovrebbe aver preso parte alla cena riservata con i soci del Teha Club. «Una ricorrenza tragica per le vittime e per la distruzione che ha causato ma allo stesso tempo una sciagura vergognosa per l’intera umanità», ha dichiarato Papa Francesco al termine dell’udienza, riferendosi ai mille giorni dall’invasione russa. «Vi ringrazio di cuore, voi che state aiutando l’Ucraina a vincere la guerra» ha affermato invece Zelenska dopo la messa, «una guerra non solo contro il nostro Stato e la nostra identità, ma anche contro tutti i valori europei, contro la pace come principio di coesistenza».
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha spiegato alla Camera che continueremo a sostenere l’Ucraina «in coerenza quanto fatto finora al fine di ottenere, come tutti auspichiamo, le condizioni per una pace giusta e duratura». Antonio Tajani, invece, interrogato sulla possibilità di utilizzare le armi italiani per colpire il territorio russo, ha detto che la linea dell’Italia non è cambiata. «Mai prima d’ora il rischio di escalation è stato così alto», ha scritto su X il premier ungherese Viktor Orbán. «Da parte di Biden», ha affermato il presidente turco Erdogan, «è stato fatto un passo che può essere interpretato come una mossa per gettare benzina sul fuoco della guerra, per assicurare che non finisca mai e che persino si espanda». Il portavoce del governo giapponese, Yoshimasa Hayashi, ha espresso preoccupazione per le novità sulla dottrina nucleare russa, sostenendo che «non dovrebbero esserci minacce, e tanto meno l’uso di armi nucleari». La Cina, invece, ha invitato tutte le parti «a mantenere la calma ed esercitare moderazione, lavorando insieme attraverso il dialogo e la consultazione per allentare le tensioni e ridurre i rischi strategici».
Il settimanale tedesco Die Spiegel ha pubblicato un’inchiesta che identifica in un gruppo di dodici uomini e una donna ucraini, con legami di lunga data con la Cia, i responsabili del sabotaggio ai gasdotti Nord Stream del 2022. Un cittadino tedesco, invece, è stato arrestato a Kaliningrad con l’accusa di aver sabotato siti di infrastrutture energetiche. In risposta, il ministero degli Esteri della Germania ha invitato la popolazione a non recarsi in Russia, dove «vige un’atmosfera di paura e intimidazione e vengono effettuati arresti arbitrari che possono colpire anche cittadini stranieri e tedeschi».
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