Alla terza riga del programma del Nouveau Front populaire, prima ancora di notare qualsiasi riferimento all’estrema destra (che comunque arriverà poco sotto), troviamo enunciato con chiarezza cristallina l’obbiettivo principale del cartello dell’estrema sinistra francese: «Costruire un programma di rottura con la politica di Emmanuel Macron». Ecco a chi sarà costretto ad affidarsi l’inquilino dell’Eliseo per sbarrare la strada a Marine Le Pen: a una coalizione che ha l’antimacronismo come propria ragion d’essere.
Ma cosa significherà, in concreto, votare Jean-Luc Mélenchon e compagni per l’elettorato liberale vicino a Macron e per quello moderato legato alla destra non lepenista? Il cartello elettorale formato da Ecologisti, La France insoumise, Partito comunista, Partito socialista, Place publique e una miriade di altre siglette della galassia dell’estrema sinistra transalpina ha pubblicato un programma (scritto in soli 4 giorni) che contiene qualche chicca interessante.
Si parte ovviamente dall’abrogazione dell’odiatissima riforma delle pensioni di Macron. In alternativa al testo in vigore, si parla di un diritto alla pensione a 60 anni. Tra le altre misure economiche, si intende bloccare per decreto il prezzo dei beni primari di prima necessità nell’alimentazione, l’energia e i carburanti e aumentare il salario minimo a 1.600 euro mensili netti (oggi è poco meno di 1.400). Non manca, ovviamente, una sezione del programma dedicata ad «abolire i privilegi dei miliardari». Si parla di «accrescere la progressività dell’imposta sul reddito a 14 scaglioni», di «reintrodurre un’imposta di solidarietà sul patrimonio più elevata con una componente climatica», di sopprimere la flat tax e introdurre la exit tax per chi porta capitali all’estero, di «instaurare una tassa chilometrica sui prodotti importati». Decisamente un bel programmino, quello che l’ex pupillo della banca Rothschild si appresta a far votare al suo elettorato abbiente e globalizzato.
Una parte importante del programma del Nouveau Front populaire è poi riservata all’agenda ambientalista. Tra le tante proposte, da segnalare l’idea vagamente orwelliana di istituire una sorta di processo di Norimberga permanente contro gli ecocriminali. Il programma chiede infatti «una diplomazia che preservi il nostro ambiente: riconoscimento del crimine di ecocidio, protezione dei fondali marini, difesa della gestione dei poli come beni comuni dell’umanità, sostegno alla creazione di un tribunale internazionale della giustizia climatica e ambientale». Se le misure ecologiche appaiono terroristiche, figuriamoci quelle sull’antirazzismo (Mélenchon si è peraltro distinto spesso per bordate d’odio anti francese e per un vero e proprio razzismo anti bianco). Anche se la Francia è uno dei Paesi in cui le norme antirazziste sono più draconiane, il programma del Fronte popolare chiede di «dare alla giustizia i mezzi per perseguire e sanzionare gli autori di propositi o atti razzisti, islamofobi e antisemiti» e di «instaurare un Commissariato all’eguaglianza dotato di un Osservatorio delle discriminazioni e di poli specializzati in seno ai servizi pubblici e ai tribunali».
Come finanziare tutto ciò? «Prendendo i soldi dalla tasca di chi ne ha i mezzi», ha dichiarato Olivier Faure, segretario del Partito socialista. La fondazione iFrap, vicina al Medef, la Confindustria francese, ha calcolato che queste misure costerebbero 233,3 miliardi, mentre le strategie previste per generare introiti nelle casse pubbliche porterebbero allo Stato solo 55 miliardi.
Se poi andiamo a vedere l’identità degli eletti, si apre un vero vaso di pandora. L’ultimo scandalo riguarda Mohamed Awad, qualificatosi al secondo turno delle legislative nel collegio di Seine-Saint-Denis, che è stato il presidente di una sezione locale dei Jeunes Musulmans de France, movimento cofondato da Hassan Iquioussen, tra i leader della branca francese dei Fratelli musulmani.
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