Mezza Australia va in lockdown con zero morti e un solo intubato
Ansa
  • Psicosi da variante delta: «Ci si contagia in 5-10 secondi». Una studiosa smentisce. Gli inglesi annunciano: «Tra i deceduti, oltre la metà erano vaccinati». Nuove restrizioni pure in Sud Africa e nel Sud Est asiatico
  • L’Agenzia approverà quattro monoclonali e un immunosoppressore entro ottobre Ricerca Usa: «I farmaci a mRna proteggono per anni, basta la doppia inoculazione»

Lo speciale contiene due articoli

Tutti pazzi, è proprio il caso di dirlo, per la variante delta. Nella lontana Australia è bastata una manciata di casi per far ripiombare 12 milioni di persone, ovvero metà della popolazione, nella morsa del lockdown. Quattro capitali sono attualmente colpite dal massimo provvedimento restrittivo: Darwin (Territorio del Nord) e Brisbane (Queensland) dovrebbero riacquistare la libertà già il 2 luglio prossimo, e Perth (Australia Occidentale) il giorno successivo, mentre è stata Sydney ad avere la peggio. Gli abitanti della metropoli situata nel Nuovo Galles del Sud, infatti, saranno costretti a rispettare l’isolamento per ben due settimane, vale a dire fino al 9 luglio prossimo.

Nel sistema australiano ogni Stato federato detta le proprie regole. A Sydney, pub e ristoranti rimarranno aperti solo per l’asporto, mentre a chiudere saranno cinema, teatri, palestre, teatri, sale da concerto, piscine, parrucchieri e centri di bellezza, piscine e sale da gioco. Sospese anche le messe, che potranno essere trasmesse solo in streaming. Vietato andare a trovare gli amici, e la mascherina torna obbligatoria in determinate circostanze anche all’aperto. Nello Stato del Queensland, dove si trova Brisbane, negozi e servizi non essenziali abbasseranno la saracinesca, mentre le celebrazioni sono autorizzate solo a numero chiuso: venti persone per i funerali e dieci invitati per i matrimoni.

Una psicosi difficilmente giustificabile sulla base della situazione epidemiologica. Mentre scriviamo, in tutta l’Australia ci sono 294 casi attivi, pari a 1 ogni 100.000 abitanti (che in totale sono poco più di 25 milioni). Giusto per dare l’idea, in Italia ce ne sono 88 volte tanto, ma da noi tutte le Regioni sono in zona bianca. Nelle ultime 24 , i nuovi casi sono stati 25, e zero morti. L’ultimo decesso si è verificato il 19 ottobre del 2020. Quasi nulla la pressione sul sistema sanitario: attualmente 59 persone sono ricoverate, e una sola si trova in terapia intensiva. C’è da dire che la gran parte dei casi riscontrati nell’ultima settimana (136 su 161, pari all’84%) è concentrata su Sydney, ma i numeri assoluti rimangono comunque risibili, e la percentuale di test positivi si attesta in tutti gli Stati allo 0,1% (nel nostro Paese ieri era allo 0,36%).

E allora, perché i canguri sono entrati nel panico? Nel mirino c’è la temutissima variante delta, meno letale ma molto più contagiosa della alfa, dominante nelle ondate precedenti. Secondo alcuni calcoli effettuati sulla base delle telecamere di videosorveglianza diffusi dalla stampa locale, uno dei recenti focolai che ha convinto le autorità a introdurre le nuove restrizioni – quello di Bondi Junction, nei sobborghi di Sydney – sarebbe stato originato da un contatto fugace, durato tra i 5 e i 10 secondi. Qualora verificato, si tratterebbe di un risvolto preoccupante nel decorso della pandemia. Quando non sussiste uno scambio di secrezioni, un contatto stretto viene classificato infatti come una persona con la quale si è avuto un incontro ravvicinato (meno di due metri) per almeno 15 minuti. Se fosse vero, dunque, più che delta sarebbe corretto chiamarla variante «flash». Non tutti gli esperti, però, concordano con questa linea allarmistica. Senza contare che sull’argomento ancora non esistono studi ufficiali. La virologa della Griffith University di Brisbane, Lara Herrero, ha dichiarato all’emittente australiana Abc che il caso catturato dall’impianto a circuito chiuso è stato un incidente. «Dovresti essere così sfortunato, anzi incredibilmente sfortunato», ha spiegato la Herrero, da respirare la stessa aria nella quale il virus è rimasto abbastanza a lungo da essere inalato. Insomma, una cosa è l’attenzione, un’altra il terrore.

C’è però un altro fattore che preoccupa le autorità australiane. La campagna vaccinale procede a un ritmo piuttosto blando: nemmeno un quarto della popolazione (24,1%) ha ricevuto almeno una dose, mentre appena il 4,8% degli abitanti ha completato il ciclo di immunizzazione (in Italia siamo al 33,7%). Ora il timore è che, senza la «scudo» offerto dal vaccino, il numero dei casi possa salire improvvisamente e gli ospedali riempirsi in fretta. Non che il siero rappresenti la panacea, tutt’altro. Stando ai dati ufficiali diffusi dalla sanità britannica, più della metà dei 117 decessi legati alla variante delta riguardano vaccinati: ben 50 (pari al 43%) avevano ricevuto entrambi le dosi, e altri 19 la prima da almeno 21 giorni.

Ma l’Australia non è l’unico Paese a essere corso ai ripari. Bangkog, capitale della Thailandia, è entrata in lockdown per un mese, mentre la Malesia ha rinviato la fine delle restrizioni. Domenica il Sud Africa ha istituito il coprifuoco, imposto restrizioni al numero di partecipanti ai raduni e vietato la vendita di alcolici. Il governo del Bangladesh ha disposto da lunedì lo stop ai trasporti pubblici, mentre Taiwan e Hong Kong hanno introdotto limitazioni ai viaggiatori. C’è da scommettere che, di questo passo, la follia della variante delta si diffonderà a macchia d’olio.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…