Liberati i tre italiani rapiti in Mali
Ansa
I Langone, missionari di Geova, erano stati sequestrati dagli jihadisti nel 2022. Giorgia Meloni: «Ringrazio l’Aise che, assieme alla Farnesina, ha conseguito il risultato».

Dopo il loro rapimento avvenuto in Mali il 19 maggio 2022, Rocco Langone, 66 anni, insieme alla moglie Maria Donata Caivano, 64 anni, e al figlio Giovanni Langone, 45 anni, sono stati finalmente liberati. La notizia è stata annunciata da Palazzo Chigi, che ha sottolineato l’importanza del ritorno della famiglia, originaria della Basilicata ma residente in Brianza prima del trasferimento in Mali diversi anni fa, a Roma dove sono accolti dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Questa notte sono stati liberati tre cittadini italiani che erano stati sequestrati il 19 maggio 2022 nella loro abitazione alla periferia della città di Koutiala, a sud-est della capitale del Mali, Bamako, dove vivevano da diversi anni. Nonostante la lunga prigionia, i membri della famiglia Langone sono in buone condizioni di salute», ha reso noto il governo italiano. «Il rapimento è stato perpetrato da una fazione jihadista affiliata a Jnim, il gruppo di supporto per l’Islam e i Musulmani, in stretto allineamento con al-Qaida, attivo in gran parte dell’Africa Occidentale. La famiglia Langone ha vissuto a Koutiala per diversi anni, integrandosi completamente all’interno della comunità dei Testimoni di Geova. Il rilascio della famiglia è stato reso possibile grazie all’attività intensa avviata dal servizio esterno, l’Aise diretto dal generale Giovanni Caravelli, in collaborazione con il ministero Esteri, fin dall’immediato periodo successivo al sequestro, e soprattutto grazie ai contatti dell’Agenzia con figure tribali e i servizi di intelligence locali». Anche il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato la liberazione dei due italiani: «Voglio esprimere le mie più sentite felicitazioni per la liberazione dei nostri connazionali», per poi congratularsi con i nostri servizi segreti: «E ringraziare per lo straordinario lavoro l’Aise che, di concerto con il ministero degli Esteri, ha consentito questo non facile risultato». La situazione del rispetto dei diritti umani nel Paese più instabile del Sahel è notevolmente peggiorata nel 2023. Come leggiamo dall’ultimo rapporto di Human Rights Watch (Hrw), la violenza che si sta imponendo sul Paese è causata dagli attacchi contro i civili da parte di gruppi armati islamici legati ad al-Qaeda e allo Stato islamico nel Grande Sahara (Isgs) e alle operazioni antiterrorismo abusive su larga scala da parte delle Forze armate maliane (FAMa) e dei combattenti stranieri che le supportano, come i mercenari della milizia militare privata Wagner. Tale situazione ha esacerbato una crisi umanitaria già grave, secondo Hrw, con 8,8 milioni di persone che necessitano di assistenza e oltre 575.000 costrette a lasciare le proprie case, tra cui 375.000 sfollati interni e 205.000 rifugiati nei paesi vicini ad agosto 2023. Inoltre, recenti scontri tra le forze armate governative e una coalizione di gruppi armati ribelli mettono a rischio la fragile tregua sancita dall’accordo di pace del 2015. Da un lato, le FAMa hanno lanciato un’offensiva contro la Coordinazione dei Movimenti Azawad, un’alleanza di gruppi ribelli prevalentemente di etnia tuareg che combattono per l’indipendenza della regione desertica settentrionale del Mali, denominata Azawad. Una situazione che mette a rischio l’accordo di pace del 2015 tra le due parti in un’area dove la cacciata degli occidentali -francesi in primis – ha lasciato campo libero alla talebanizzazione dell’area. Sarà importante comprendere se e come l’Unione europea sarà in grado di sostenere lo sviluppo del Sahel e supportare il nostro piano Mattei. L’intervento è sicuramente urgente.

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