Le convergenze parallele di Xi e Kim
Ansa
Dietro le foto di rito e le nuove promesse, si cela un rapporto complesso tra i due Paesi su cui si appoggia pure lo zar. Anche se con intenzioni parecchio diverse.

Xi Jinping e Kim Jong-un si riavvicinano. Ieri, il presidente cinese ha avuto un faccia a faccia a Pechino con il leader nordcoreano, che era arrivato in città per partecipare alla parata militare dello scorso 3 settembre. Era dal 2019 che i due non si incontravano personalmente, da quando, cioè, Xi aveva effettuato una visita in Corea del Nord.

Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, nel corso del faccia a faccia di ieri, lo stesso Xi ha dichiarato che «la Cina è disposta a rafforzare gli scambi ad alto livello e la comunicazione strategica con la Corea del Nord, ad approfondire lo scambio di esperienze nella governance del partito e dello Stato e ad approfondire la comprensione reciproca e l’amicizia». «La Cina e la Repubblica popolare democratica di Corea dovrebbero rafforzare il coordinamento strategico negli affari internazionali e regionali per salvaguardare gli interessi comuni», ha aggiunto. Dal canto suo, Kim ha replicato, sostenendo che «la Repubblica popolare democratica di Corea continuerà a sostenere fermamente la posizione della Cina su questioni che riguardano i suoi interessi fondamentali, come quelle relative a Taiwan, il Tibet e lo Xinjiang, e a sostenere la Cina nella salvaguardia della sua sovranità nazionale e integrità territoriale». Il leader nordcoreano ha anche aggiunto che Pyongyang «è disposta ad approfondire la cooperazione economica e commerciale reciprocamente vantaggiosa e a ottenere maggiori risultati».

Insomma, almeno ufficialmente, sembra che i rapporti tra Xi e Kim siano solidamente rosei. Il che parrebbe confermare la narrazione ormai dominante, secondo cui la strategia dei dazi, portata avanti da Donald Trump, avrebbe compattato un asse anti americano che andrebbe da Pechino a Mosca, passando per Pyongyang e addirittura Nuova Delhi. Tuttavia bisogna fare attenzione: la situazione è infatti un poco più complessa. Cominciamo subito col dire che i rapporti tra Xi e Kim non sono stati esattamente idilliaci negli ultimi anni. Pechino teme le ambizioni nucleari del leader nordcoreano. E non guarda neanche di buon occhio al suo asse, sempre più solido, con Mosca. Era giugno dell’anno scorso, quando Vladimir Putin, recandosi personalmente in Corea del Nord, firmò un patto di sicurezza con Pyongyang: una circostanza che, secondo la Cnn, preoccupò la stessa Cina.

Per lo zar, la sponda con Pyongyang, nell’immediato, è funzionale a puntellare lo sforzo bellico russo in Ucraina. Nel lungo termine, è invece utile per cercare di rompere le uova nel paniere proprio a Pechino. È infatti vero che Russia e Cina si sono assai avvicinate negli ultimi anni. Ma è altrettanto vero che Putin teme l’abbraccio soffocante con Xi. Il presidente russo cerca quindi di controbilanciare la situazione, rafforzando i suoi legami militari con Pyongyang e non rinunciando alle connessioni, nel settore della Difesa, con Nuova Delhi. D’altronde, mercoledì, poco dopo la parata cinese, Kim aveva avuto un incontro di oltre due ore proprio con Putin. Che Xi guardi con apprensione a Pyongyang è probabilmente noto anche alla Casa Bianca. Sarà un caso, ma – a fine agosto – Trump ha detto di voler incontrare Kim «in un futuro opportuno». Ricordiamo del resto che, già nel 2018, l’attuale presidente americano aveva tentato una distensione con la Corea del Nord. Dall’altra parte, è altresì significativo il fatto che Xi e il leader nordcoreano non si incontrassero dal 2019.

Tutto questo per dire che l’asse anti americano esiste senza dubbio, ma che, forse, scavando un po’ oltre la retorica, risulta meno coeso di quanto si voglia dare a intendere. Xi sta cercando di recuperare terreno sul dossier nordcoreano proprio perché teme la strategia di Putin. Un Putin che, dall’altra, vuole evitare di farsi «inglobare» da Pechino e che sta quindi cercando di controbilanciarne l’influenza. Kim, dal canto suo, sa di essere una sorta di ago della bilancia. E mira quindi a massimizzare i vantaggi che una tale situazione gli offre. Senza poi trascurare che Mosca ha fatto recentemente sapere di essere in trattative con l’India, per fornirle ulteriori sistemi missilistici S-400: un’altra «notiziola» che probabilmente piace poco ai cinesi. Il punto è che, al netto dello sfoggio di potenza militare alla parata di mercoledì, Xi è consapevole di non poter tirare troppo la corda. I dazi americani rappresentano un grave pericolo per un’economia, quella cinese, che è in gran parte basata sulle esportazioni. Per fare la voce grossa e sfidare Trump, Xi deve quindi ingoiare una serie di bocconi amari. Sa inoltre molto bene che l’attuale convergenza tra Russia, India e Corea del Nord sotto il vessillo del Dragone potrebbe non durare a lungo. Per Putin, Modi e Kim la sponda con Pechino ha infatti un senso finché non intacchi i loro interessi geostrategici.

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