Christine Lagarde lascerà la guida della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027. Lo ha comunicato oggi al Consiglio direttivo della Bce e ad Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo.
Il suo successore sarà nominato da quest’ultima istituzione, secondo la procedura prevista dall’articolo 283 del Tfue (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). Il Consiglio direttivo ha ringraziato Lagarde con una standing ovation.
Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, il futuro di miss Bce sarà a Davos. Il World Economic Forum, infatti, potrebbe nominarla presidente già il mese prossimo.
La decisione prima delle elezioni presidenziali in Francia
Una mossa prevista, quella di madame Lagarde, e parte della strategia degli eurocrati per correre ai ripari in vista delle prossime tornate elettorali in molti Paesi europei. La Francia, infatti, si avvicina alle presidenziali con Marine Le Pen come favorita. La Spagna andrà al voto ancora prima e con tutta probabilità Pedro Sanchez ne uscirà sconfitto.
Nei corridoi dei palazzi dell’Unione, dunque, è partita una corsa contro il tempo per evitare che le decisioni degli elettori portino a conseguenze non gradite al blocco europeista.
Per quanto riguarda il successore di Lagarde, sono due i nomi che occupano una posizione di primo piano: lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, già governatore della Banca di Spagna e oggi alla guida della Banca dei regolamenti internazionali, e l’olandese Klaas Knot, ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi. Una terza opzione potrebbe essere il presidente della Bundesbank, il tedesco Joachim Nagel.
Secondo Ebury, società specializzata nella gestione del rischio di cambio e nei pagamenti internazionali, la transizione non dovrebbe modificare l’andamento dei tassi a breve termine, ma una successione prolungata potrebbe immettere volatilità nei mercati in un momento molto fragile.
Il disastroso debutto di Lagarde: «Non siamo qui per ridurre gli spread»
Il debutto dell’ex ministro dell’Economia francese alla guida della Banca centrale europea è stato quanto mai disastroso. Quando l’Italia era l’unico Paese ad affrontare la pandemia di Covid, dichiarò in conferenza stampa che «non siamo qui per ridurre gli spread, non è la funzione della Bce». Parole, queste, che affondarono i mercati e costrinsero il suo numero due Philip Lane a smentirla. Al tempo, era intervenuta anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che aveva assicurato ai membri dell’Unione «massima flessibilità» nell’applicazione del Patto di stabilità, dato il periodo straordinario.
Una pugnalata all’Italia, dunque, in un momento tragico. Poi, cinque anni dopo, sullo stesso palco e con la sua Francia come nuovo malato d’Europa, eccola invocare lo scudo antispread. Pare dunque che per miss Bce l’unico debito importante fosse quello di Parigi. Roma poteva affondare.
Tassi d’interesse, mutui, green deal e riarmo: tutti gli errori di miss Bce
Per quanto riguarda i tassi d’interesse, la politica di Lagarde è stata decisamente discutibile. Con una congiuntura internazionale flagellata da guerre e aumento dei costi dell’energia, nel 2023 la decisione della Bce di alzare i tassi di interesse aveva provocato un aumento fino al 24% delle rate mensili sui mutui. Tutto merito dello schemino economico inadeguato che la governatrice della Banca centrale dell’Unione pareva seguire al tempo.
Gli effetti? Nel febbraio 2024, dopo mesi tra stallo e rialzi, i tassi erano arrivati al 4.5%, con conseguente triplicazione del costo dei mutui e crollo dei prestiti richiesti per comprare casa. Un vero e proprio tracollo del mercato immobiliare italiano, che vale diversi punti del nostro Pil.
Mosse non certo migliori da parte di madame Lagarde anche per quanto riguarda il green deal, con investitori e banche spinti su un binario difficile da gestire o invertire da regole e normative. E pure sul riarmo, la Bce si dimostrò spaesata e non in grado di gestire la situazione.
Di conseguenza, già nel 2025 si vociferava di una possibile uscita anticipata di miss Bce, dopo la pubblicazione di uno studio da parte proprio della Banca centrale dell’Unione in cui si ammetteva che la politica di austerità aveva provocato più danni che altro, e che lo strascico delle decisioni prese all’Eurotower sarebbe arrivato almeno fino al 2030.
Non sorprende che nello stesso periodo la Bce avesse deciso, dopo due anni passati a rincorrere l’inflazione, di tagliare i tassi d’interesse, avvisando che il costo medio dei mutui avrebbe comunque continuato a salire nei prossimi anni.
Le invasioni di campo su transizione ecologica e Unione bancaria
Non solo banchiere, ma anche politico. Più volte Christine Lagarde ha effettuato invasioni in campi che non le competono in quanto governatrice della Bce. Si era espressa contro la rielezione di Donald Trump, aveva difeso la transizione verde e sponsorizzato una maggiore integrazione tra le banche e l’Unione bancaria. Un’insistenza, la sua, e soprattutto sull’ultimo tema, che violava la sovranità dei singoli Stati dell’Ue.
E sul green, figlio dell’ideologia ambientalista dominante per alcuni anni all’interno del dibattito politico e pubblico nel Vecchio Continente, miss Bce si era dimostrata più schierata che mai. Già nel 2022, dichiarò che le decisioni del Consiglio direttivo dell’istituto che governa le scelte sui tassi di interesse, ovvero le nuove norme per includere le considerazioni sui cambiamenti climatici nel quadro di politica monetaria, trasformavano «il nostro impegno nella lotta al cambiamento climatico in un’azione reale».
Peccato che, nel settembre 2025, era emerso un report che analizzava il peso economico di siccità, inondazioni e ondate di calore per i Paesi dell’Ue. Lo studio era stato curato dal dottor Sehrish Usman dell’università di Mannheim e dagli economisti della Banca centrale europea. In sostanza, quindi, la Bce contribuiva al confezionamento dei report per quantificare i danni da cambiamento climatico, per poi basare la propria politica monetaria su quegli stessi dati.
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