La Vigilanza smonta le bugie sul Mes. E gli aiuti Ue slittano a chissà quando
  • Per la Commissione, il Recovery fund non sarà operativo prima di gennaio. Bankitalia nega la necessità del Salvastati e lancia la bomba: se la Germania boccierà il Qe, Angela Merkel potrà mollare il programma.
  • Berlino vuole costringerci a tassare case e conti correnti: stangata del 14% per ridurre il debito pubblico. Il vero risultato sarebbe imporre il dominio teutonico in Europa.

Lo speciale contiene due articoli

Non sono mancate le sorprese durante le audizioni in commissione Bilancio di Camera e Senato. Fortunatamente, la Banca d’Italia e l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) restano ancora due validi presidi per conoscere dati e fatti incontestabili. Bankitalia, rappresentata dal capo del dipartimento economia e statistica, Eugenio Gaiotti, ha fornito dati interessanti circa l’andamento del programma di acquisti di titoli pubblici partito nel 2015 (Pspp), e ci ha confermato il ruolo decisivo che sta svolgendo in queste settimane a sostegno del mercato dei nostri titoli. Al 31 marzo, il loro valore in portafoglio alla Bce è pari a 382 miliardi, di cui 346 detenuti direttamente nel bilancio di Bankitalia. Nel solo mese di marzo, ci sono stati 12 miliardi di acquisti netti. Cosa ancora più rilevante, il nuovo programma Pepp annunciato il 18 marzo per 750 miliardi, al 24 aprile, ha generato acquisti per 96,7 miliardi (di cui non si conosce la ripartizione tra gli Stati). A questo proposito, Gaiotti, rispondendo ad una domanda del presidente Claudio Borghi, ha evidenziato che il programma gode di ampia flessibilità, anche nell’importo massimo, oltre che nella ripartizione tra Stati e nella concentrazione temporale degli interventi. Quindi la Bce dimostra la sua presenza con i fatti.

Interessante anche la risposta alla domanda dell’onorevole Luigi Marattin, tesa a comprendere se il Mes «senza condizioni» di cui si millanta l’esistenza fosse condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per accedere al programma di acquisti illimitato di titoli pubblici (Omt) della Bce. E qui l’asciutta prosa di Gaiotti ha avuto l’effetto di un bulldozer. Ha dapprima affermato che «il Mes (quello fantomatico, ndr) non è arrivato alla fase operativa», ammettendo quindi che non sono sufficienti due righe di un comunicato stampa di un Consiglio europeo per dargli rango di trattato; ha poi aggiunto che comunque il programma Omt è stato pensato per esigenze diverse, e cioè «situazioni di crisi specifica», e non per uno shock economico simmetrico come quello in atto. Con ciò mettendo una definitiva pietra tombale su una delle presunte virtù salvifiche del Mes, tanto decantate da Marattin stesso e da altri commentatori.

Ma il clou è arrivato quando Gaiotti ha risposto a una domanda di Borghi, finalizzata a comprendere se Bankitalia avesse un piano per fronteggiare un’eventuale decisione della Corte costituzionale tedesca avversa al Pspp, attesa per il 5 maggio. Gaiotti ha affermato che si tratta di un tema già superato grazie a una sentenza della Corte europea e che la decisione della Corte tedesca, quale essa sia, «riguarda solo la Germania». Aprendo con ciò uno scenario con risvolti potenzialmente distruttivi dell’Eurozona. Gaiotti non può non sapere che se la Bundesbank fosse obbligata ad astenersi dagli acquisti verrebbe meno il principale braccio operativo del programma App. Cosa accadrebbe? Avremmo una Bce che opera senza la Germania e, in prospettiva, un euro senza la Germania? Si può quindi segmentare l’Eurozona a discrezione di un partecipante? Una bomba a orologeria pare pronta a esplodere. Non meno rilevanti le osservazioni del presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, che ha illustrato due scenari circa la situazione delle emissioni dei nostri titoli pubblici, in relazione al programma di acquisti della Bce. Nel 2020, a fronte di emissioni lorde per 550 miliardi (inclusive dei rimborsi per 372 miliardi), gli acquisti e i reinvestimenti della Bce potrebbero essere pari a 195 miliardi, e quindi residuerebbero ancora 355 miliardi di emissioni lorde da collocare sul mercato. Le emissioni nette dovrebbero essere pari a 28 miliardi. In altre, parole la Bce sembra in grado di sostenere adeguatamente il nostro maggior fabbisogno, e al mercato dovremmo richiedere di rinnovare i titoli in scadenza, oltre a ulteriori 28 miliardi. Uno scenario che, se da un lato lascia relativamente tranquilli, dall’altro desta preoccupazioni perché ci rende totalmente dipendenti dalla Bce.

Tali preoccupazioni aumentano anche alla luce della indisponibilità di altre soluzioni per il finanziamento del nostro fabbisogno. Infatti, ieri Vera Jourova, vice presidente della Commissione, ha dichiarato che la loro proposta per il Recovery fund, attesa per il 6 maggio, è ora prevista per la «seconda o terza settimana di maggio» e l’operatività del fondo per gennaio 2021 è un obiettivo «ambizioso» che, nel linguaggio felpato della burocrazia europea, significa che non partirà mai per quella data.

Ieri è arrivato pure il Financial Times a sollevare il velo sul cumulo di numeri falsi e ipotesi insostenibili millantati dalla Commissione. Finalmente ribadisce che i soldi veri sul tavolo sono molto meno dei 1.000 miliardi di cui si parla, che includono ingannevolmente anche gli investimenti privati che dovrebbero essere «innescati» dai prestiti o sussidi del fondo. Inoltre è molto probabile che i fondi raccolti sul mercato dalla Commissione servano per erogare prestiti anziché sussidi e per l’Italia sarebbe ancora e sempre debito e pure con il guinzaglio corto del creditore privilegiato che vuole essere ripagato a scadenza, mentre il Btp si può sempre rinnovare.

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