Durante la notte tra sabato e domenica tre soldati dell’esercito americano sono stati uccisi e almeno una trentina di membri in servizio sono rimasti feriti in un attacco di droni partiti dalla Siria contro un piccolo avamposto americano in Giordania. Lo riferisce la Cnn ed è la prima volta che membri delle truppe americane vengono uccisi in Medio Oriente dall’inizio della guerra a Gaza. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha confermato che «tre membri del servizio sono stati uccisi e 30 feriti in un attacco di droni che ha avuto un impatto su una base nel nord-est della Giordania».
Quanto accaduto rappresenta una significativa escalation in una situazione già esplosiva in Medio Oriente. Joe Biden, nel ricordare i tre «patrioti nel senso più alto del termine», ha affermato che «l’attacco è stato commesso da gruppi militari radicali sostenuti dall’Iran, attivi sia in Siria sia in Iraq, che verranno puniti».
Tensione anche nel Mar Rosso con l’esercito britannico che ha abbattuto con successo un drone degli Huthi che stava cercando di attaccare la nave da guerra Hms Diamond. Nel frattempo, aerei da combattimento israeliani hanno attaccato due siti militari degli Hezbollah in Libano, precisamente a Zibqin e Houla. Ulteriori aggiornamenti indicano che l’esercito israeliano è stato coinvolto in intensi combattimenti con le milizie islamiste nell’area di Khan Younis, nel Sud della Striscia di Gaza.
Si allarga sempre di più lo scandalo relativo all’Unrwa tanto che sono dieci i Paesi, tra cui l’Italia, Francia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Svizzera, Finlandia e Australia, che hanno annunciato la sospensione dei finanziamenti all’agenzia delle Nazioni Unite. Questa decisione è stata presa in seguito alla rescissione dei contratti con diversi dipendenti dell’agenzia, i quali sono stati accusati di essere coinvolti nel massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023.
Ma c’è di più, perché secondo quanto scrive Yedioth Ahronoth, l’intelligence israeliana ritiene che alcuni dei 12 dipendenti dell’Unrwa sospettati di aver partecipato al massacro del 7 ottobre, avrebbero anche avuto un ruolo attivo, compresa l’uccisione di cittadini israeliani e nei rapimenti. Inoltre il Mossad avrebbe le prove che attestano che altri dipendenti dell’Unrwa hanno trasferito armi all’interno di Gaza. Fatti di inaudita gravità che richiederebbero le immediate dimissioni dei vertici dell’Agenzia dell’Onu a partire dal direttore Philippe Lazzarini che invece di fare autocritica e di rimettere il mandato, ieri ha tuonato contro coloro che hanno deciso di fermare i finanziamenti: «Queste decisioni minacciano la nostra opera umanitaria nella regione, incluso e in modo particolare nella Striscia di Gaza. L’Unrwa gestisce rifugi per più di un milione di persone e fornisce cibo e cure mediche di base. I palestinesi di Gaza non avevano bisogno di questa ulteriore punizione collettiva».
L’ambasciatore israeliano all’Onu, Gilad Erdan, ha nuovamente criticato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per aver fatto un appello ai donatori dell’Unrwa, nonostante l’accusa di coinvolgimento di alcuni dipendenti dell’agenzia nel massacro del 7 ottobre. Per Erdan, «il segretario generale dell’Onu dimostra ancora una volta che la vita e la sicurezza dei cittadini israeliani non sono davvero importanti per lui. Dopo anni in cui ha ignorato le prove che gli sono state presentate personalmente per il sostegno e il coinvolgimento dell’Unrwa nell’incitamento e nel terrorismo e prima di condurre un’indagine completa per individuare tutti i terroristi e gli assassini di Hamas nell’organizzazione, si sta concentrando sulla raccolta di fondi a favore di un’organizzazione omicida e terroristica». Poteva mancare il commento di Patrick Zaki contro una decisione italiana? Certo che no: «È sorprendente che il governo italiano abbia interrotto il suo sostegno all’Unrwa solo a causa della pretesa delle accuse israeliane nei confronti di 12 dipendenti dell’Unrwa su 30.000, che rappresentano lo 0,04% del personale dell’organizzazione, di aver preso parte agli eventi del 7 ottobre».
Intanto, ieri pomeriggio è arrivata a Parigi la delegazione israeliana in previsione del vertice (non confermato ma previsto per la serata), finalizzato a far ripartire i negoziati per una tregua a Gaza e la liberazione degli ostaggi. Fonti israeliane, riportate da Yedioth Ahronoth, smentiscono la notizia del New York Times su un imminente accordo, indicando che «Hamas mantiene una posizione inflessibile». Al tavolo siederanno i capi di entrambi i servizi segreti israeliani: il capo del Mossad, David Barnea, quello dello Shin Bet Ronen Bar, e il maggiore generale Nitzan Alon, nominato commissario del governo israeliano per la questione degli ostaggi, il direttore della Cia William Burns, il capo dell’intelligence egiziana Abas Kamel e il ministro degli Esteri qatarino Mohamed bin Abderrahman Al Thani. Mentre gli israeliani erano in volo, la Nbc News ha riportato una notizia secondo la quale l’amministrazione Biden starebbe considerando la possibilità di rallentare o sospendere la fornitura di alcune armi offensive a Israele «come mezzo per persuadere il governo Netanyahu a ridurre l’offensiva militare a Gaza». In serata il governo americano, attraverso un portavoce, ha smentito: «Israele ha il diritto e l’obbligo di difendersi dalla minaccia di Hamas, rispettando il diritto umanitario internazionale e proteggendo le vite civili e noi rimaniamo impegnati a sostenere Israele nella sua lotta contro Hamas».
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