Iran, governo italiano in fermento. La sinistra balbetta
Il tavolo ovale della riunione di governo convocata d'urgenza dal premier Giorgia Meloni dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran (Ansa)
  • Ieri sera incontro a Palazzo Chigi, presenti i dirigenti dell’intelligence. Ribadita la necessità di favorire ogni iniziativa diplomatica. Opposizioni in imbarazzo: non potendo parteggiare per l’Iran e neanche tifare per l’amministrazione Trump, criticano l’esecutivo.
  • Per l’Italia si apre un nuovo mercato. L’escalation indebolisce Hamas, Hezbollah, Houthi e limita l’influenza di Cina e Russia. Roma, con l’ok di Washington e l’appoggio di Berlino, può proiettarsi sul Mediterraneo.

Lo speciale contiene due articoli.

Prima una call al mattino, poi un vertice a Palazzo Chigi. L’esecutivo ha appreso dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti a Teheran di ieri mattina solo ad operazione avvenuta. Lo ha rivelato il vice premier Matteo Salvini, mentre da Berlino il cancelliere Friedrich Merz ha fatto sapere che la Germania era stata avvertita.

La riunione a Palazzo Chigi si è svolta alla presenza del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini e dei sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari in colloquio anche con i vertici dei servizi segreti. Il ministro della difesa Guido Crosetto invece ha partecipato da remoto perché bloccato a Dubai. L’esecutivo ha ribadito con chiarezza la necessità di favorire ogni iniziativa diplomatica utile alla de-escalation. La preoccupazione nelle prime ore era naturalmente rivolta agli eventuali italiani coinvolti, e nonostante le fake news, fortunatamente non c’è stato nessun morto tra i nostri connazionali.

Tajani, ha avuto «un lungo colloquio telefonico» con il ministro degli Esteri degli Emirati, Abdullah bin Zayed, in cui ha chiesto «massima attenzione per tutti gli italiani presenti negli Emirati Arabi Uniti». «Mi ha garantito che daranno loro la piena assistenza, mettendoli in condizioni di sicurezza» ha assicurato il vicepremier, aggiungendo: «I nostri servizi di intelligence sono al lavoro, così come le nostre forze dell’ordine, per prevenire qualsiasi attacco». Infine ha chiarito: «Avevamo dato dei segnali molto chiari all’Iran, affinché facesse marcia indietro, ma fino ad adesso questa marcia indietro non c’è stata. E in base alle informazioni che mi ha ribadito anche il ministro degli esteri israeliano Sa’ar, Teheran continuava a produrre e a procedere nella fase dell’armamento, anche atomico, nonostante il dialogo in corso».

Crosetto, da Dubai, ha detto che «l’obiettivo condiviso è evitare ogni spiralizzazione del conflitto. È infatti evidente come vi siano tentativi di estendere il coinvolgimento di ulteriori attori: proprio per questo il coordinamento internazionale e l’azione diplomatica restano fondamentali. L’Italia continua a sostenere con determinazione il dialogo politico, il rispetto del diritto internazionale e ogni iniziativa capace di riportare stabilità e sicurezza nell’area, tutelando al tempo stesso i nostri connazionali e gli interessi nazionali ed il personale della Difesa dispiegato nell’area Mediorientale».

Non potendo parteggiare pubblicamente con Teheran e non potendo tifare per Donald Trump, a sinistra invece c’è grande imbarazzo. La soluzione è la solita: buttarla sulla marginalità dell’Italia. In questo caso la traccia trova terreno fertile. «Il governo Meloni che da un biennio grida ai quattro venti il “rapporto privilegiato” con l’amministrazione Trump, sull’attacco all’Iran è stato ragguagliato dalla Casa Bianca a bombardamenti già avviati. A dimostrazione che la centralità dell’esecutivo a livello internazionale esiste solo nel fantastico mondo fatato di Meloni. La triste verità è che mai come ora l’Italia si trova in posizione di totale marginalità internazionale, tanto che nel giorno in cui viene scatenata una guerra il Paese si ritrova con il suo ministro della Difesa bloccato a Dubai e impossibilitato a tornare in Italia. È la prova provata che non contiamo nulla», esulta il Movimento 5 stelle in una nota congiunta.

La segretaria dem Elly Schlein appresa la notizia invitava il governo a lavorare per una de-escalation. Spiegando che a suo avviso, premessa la condanna al regime iraniano, per impedire lo sviluppo di un’arma nucleare bisognerebbe «riprendere la via negoziale, quella diplomatica, coinvolgere tutta la comunità internazionale per fare pressione, isolare quel regime, impedire qualsiasi supporto ai suoi crimini brutali».

Dai vertici di Avs addirittura si cita il diritto internazionale facendo riferimento all’Iran. «Ancora una volta Israele e Stati Uniti fanno carta straccia del diritto internazionale. Il bombardamento dell’Iran è inaccettabile e senza giustificazioni e avrà come unico effetto quello di destabilizzare ancora di più la regione a pochi giorni dallo scoppio della guerra tra Afghanistan e Pakistan» hanno dichiarato Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

Intanto, il generale Roberto Vannacci con l’attacco trova un’occasione piuttosto maldestra per paragonare Teheran a Kiev. «Gli Stati Uniti attaccano l’Iran. C’è un aggressore e un aggredito. Quindi ora mi aspetto che Frau von der Leyen costituisca un fondo da 90 miliardi da elargire a Teheran. Poi mi aspetto che i Paesi europei varino degli aiuti in termini di armi e sostegno per l’ayatollah. E poi Bruxelles dovrà varare un pacchetto di sanzioni per mettere in ginocchio l’economia degli Stati Uniti. Dovrà intervenire l’Onu è stato violato il diritto internazionale e poi tutti gli atleti e gli artisti americani dovranno essere esclusi dalle competizioni sportive e culturali. Infine, mi aspetto che Calenda visiti i pasdaran per portare loro il suo sostegno».

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