Dopo anni di inflazione fuori controllo e lira in caduta libera, il ministro delle Finanze annuncia un «nuovo ciclo positivo». Gli indizi di una stabilizzazione ci sono, per ora però le vulnerabilità strutturali persistono.

Negli ultimi anni la Turchia si è rivelata un autentico ottovolante per gli investitori. Inflazione fuori controllo, una lira turca in caduta libera e politiche economiche spesso incoerenti hanno messo a dura prova anche chi ha un’alta tolleranza al rischio. Il Paese ha alternato fasi di apertura ai mercati con improvvisi ritorni a misure poco ortodosse, generando instabilità e diffidenza.

Un esempio emblematico di questa fragilità è stato l’arresto del sindaco di Istanbul nel marzo 2025, evento che ha innescato un’immediata svalutazione della lira turca. La Banca centrale ha reagito con un rialzo d’emergenza dei tassi d’interesse, sospendendo il precedente ciclo di tagli, segnando così un brusco cambio di rotta nella politica monetaria.

Un segnale positivo è arrivato a fine luglio da Moody’s, che ha rivisto al rialzo il rating sovrano turco da B1 a Ba3 con outlook stabile. Questo upgrade è il risultato della maggiore fiducia nella strategia disinflazionistica della Banca centrale turca, ora più indipendente dopo anni di forti pressioni politiche. L’inflazione, che aveva toccato il 72% nel giugno 2024, è calata al 35% nel giugno 2025. Le previsioni parlano di un ulteriore rallentamento, con obiettivo 30% a fine anno e 20% entro il 2026. Un cambiamento notevole, che riflette un impegno maggiore verso una gestione più ortodossa della politica monetaria.

Il ministro delle Finanze, Mehmet Simsek, ha dichiarato che l’economia turca è entrata in un «nuovo ciclo positivo», sostenuta dal miglioramento di indicatori come le riserve valutarie e il recupero del principale indice azionario, il Bist100, che ha riacquistato i livelli precrisi.

«Nonostante i segnali di stabilizzazione, insomma, persistono vulnerabilità strutturali», dice Salvatore Gaziano, direttore investimento di SoldiExpert Scf. «L’inflazione resta ancora alta in termini assoluti e la debolezza cronica della lira rappresenta un rischio concreto. Fitch, infatti, mantiene un rating BB-, citando l’elevato rischio di nuove interferenze politiche e scelte economiche destabilizzanti».

Del resto, la lira turca ha perso oltre l’80% del suo valore rispetto all’euro negli ultimi cinque anni. Un crollo che ha annullato i rendimenti di molte obbligazioni in valuta locale, nonostante le cedole elevate. Numerosi risparmiatori italiani, attratti da titoli con rendimenti superiori al 10% (offerti anche da emittenti solidi come la Banca mondiale o la Bei), hanno subito perdite pesanti in conto capitale. Questi bond, spesso quotati sull’EuroMot, sono sicuri sotto il profilo dell’emittente, ma l’esposizione al cambio è totale.

Sul fronte azionario, il Bist100, che rappresenta le principali 100 società turche, da inizio 2025 ha segnato un +5% in valuta locale. Tuttavia, per un investitore europeo il rendimento netto è negativo, intorno al -15%, proprio a causa della svalutazione della lira. L’accesso diretto al mercato azionario turco non è semplice per il risparmiatore italiano, che deve ricorrere a fondi specializzati, Etf o Adr (titoli esteri quotati sulla Borsa di New York).

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