Ponte Morandi: premio milionario a Castellucci, manager dei Benetton
Ansa
Nell’anno della tragedia che a Genova ha provocato 43 vittime, conferito all’ad di Atlantia un «premio» da 3,7 milioni. Il presidente degli sfollati: «Chissà come sarebbe stato retribuito se la struttura avesse tenuto».

Tenete le mani ben salde sul volante. Accostate nella prima piazzola. Fate un sospiro profondo. E riavvolgete il nastro fino alla mattina del 14 agosto 2018: il Ponte Morandi che si sbriciola come un biscotto, la straziante conta dei morti sotto le macerie, le furibonde polemiche. Sette mesi più tardi, mentre l’inchiesta penale rischia di arenarsi, una relazione finanziaria informa asettica: Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade all’epoca del crollo, ha appena incassato 5,05 milioni di euro. La cifra comprende un lauto bonus di 3,7 milioni di euro, scuciti per i servigi resi dal manager l’anno scorso. Ricapitoliamo: dopo la sciagura di Genova, Atlantia, che controlla Autostrade, ha deciso di premiare Castellucci con l’inosabile. E chi c’è alla guida della munifica Atlantia? Lo stesso Castellucci. Virtuoso cortocircuito che ha finito per gratificare pure Fabio Cerchiai, attuale presidente di Autostrade: 1,28 milioni, con annesso bonus di 560.000 euro.

«Non servono commenti di fronte a premi milionari erogati dopo la tragedia di Genova, serve una rivoluzione del sistema concessioni: quella che stiamo facendo» interviene placido Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture. Franco Ravera, presidente del comitato degli sfollati del Morandi, mastica invece sdegno e sarcasmo: «Chissà come sarebbe stato retribuito Castellucci se il ponte non fosse crollato…». Eufemistico, spiega: «I premi vengono assegnati in caso di produttività. E l’azienda non sembra abbia fatto il possibile per evitare il disastro». Ravera aggiunge un piccolo dettaglio: «Autostrade ha chiesto conto delle spese sostenute alla struttura commissariale, che dovrà risarcire. Ma quei presunti extra sono nulla in confronto ai 5 milioni assegnati a un proprio dirigente». Si scopre così che l’azienda, nell’ultimo ricorso presentato al Tar della Liguria, ha domandato lumi sui costi in itinere. Tra cui la supposta supervalutazione delle case espropriate agli sfollati. Per questo, avrebbe in animo di far cassare una serie di esose delibere. Mica come l’arcimeritato bonus dirigenziale: quello sì, congruo e incontestabile.

Un bonus da 3,7 milioni. Mentre 43 genovesi venivano disseppelliti dalle macerie. La macabra proporzione è di 86.000 euro a vittima. Autostrade non fa prigionieri. La società sta chiudendo accordi con i 332 parenti degli scomparsi. Generosa transazione per cui ha stanziato 50 milioni di euro, che adesso sembrano quisquilie. Generosa. E soprattutto disinteressata. Perché ogni accordo porta con sé un’unica, indiscutibile, clausolina: chi prende i danari, non potrà costituirsi parte civile nel futuro processo sulle cause del crollo. Le indagini della procura di Genova sono in corso. Castellucci è sotto inchiesta assieme ad altre 73 persone, difese da agguerritissimi avvocati. Rinvii, perizie da rifare, incidenti probatori contestati: la strada giudiziaria è già diventata più tortuosa dei tornanti che portano a Genova.

«Qui la sicurezza viene prima di tutto, anche del traffico» diceva Castellucci il 12 ottobre 2017, durante un consiglio d’amministrazione. Si discute dell’approvazione del progetto di ammodernamento del viadotto. Pratica, a parole, urgentissima. Il cda approva la ristrutturazione dei tiranti. Costo: oltre 20 milioni di euro. Com’è finita, l’abbiamo visto tutti. Sarebbero stati proprio quei tiranti a cedere. I lavori, dopo una sequela di rinvii, dovevano partire nell’autunno del 2018. Dilazioni che sarebbero state fatali. La Procura indaga: Castellucci conosceva i rischi? Da parte sua, l’ex amministratore delegato di Autostrade ha sempre scansato ogni addebito. Guadagnandosi la scorsa estate, assieme ai manager e agli azionisti, la famiglia Benetton, una valanga di improperi. Associati all’accusa di aver palesato rara insensibilità.

«Ci sentiamo responsabili della gestione di un’infrastruttura che è crollata, generando un disastro e un dolore enormi. Ma la colpa è un’altra cosa» specificava proprio Castellucci poco dopo il collasso. Davanti a qualche milione di persone che facevano sommessamente notare come, magari, qualche onere Autostrade l’aveva, lui tira dritto come un caterpillar: «Dovrà essere accertato. Il ponte è caduto. È un fatto». Si guardasse altrove, insomma. In direzione dei tecnici, ad esempio. Quelli che avevano incautamente tranquillizzato sulla solidità dell’infrastruttura: «Avevano tutti gli elementi per rispondere e rassicurare: i fatti hanno dimostrato che quelle rassicurazioni erano infondate». Ma, magari, quella ristrutturazione dei tiranti si poteva fare… «Non ho competenze tecniche e una conoscenza del progetto adeguate» ribatte Castellucci. Che, però, anticipa: «Io e i miei collaboratori faremo il possibile per supportare la magistratura». E difatti, interrogato lo scorso novembre dai magistrati genovesi, il manager si avvale della facoltà di non rispondere. Preferisce rendere dichiarazioni spontanee e consegnare una memoria sul suo operato.

Di fronte a cotanta emotività e sollecitudine, serve dunque un premio. Anzi: un superpremio. Da 3,7 milioni di euro. Che le vittime riposino in pace.

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