- Dalla Norvegia fino a Francia, Stati Uniti e Olanda: aumentano i Paesi che, per compensare la perdita di gettito delle accise sul carburante, impongono balzelli sulle vetture elettriche. Il Vermont farà pagare in base ai chilometri percorsi e al peso.
- Pronte due sberle Ue per l’industria del packaging. Unirima: «A rischio 1 miliardo».
Lo speciale contiene due articoli.
In televisione è uno dei prodotti più reclamizzati. Piovono gli spot ambientati in una natura incontaminata ove lei, l’auto elettrica dalla sinuosa linea, viaggia silenziosa e sicura verso l’orizzonte, trasportando famiglia politicamente correttissima con cagnolino d’ordinanza. Le case automobilistiche promettono sconti e incentivi, che si sommano all’ecobonus auto erogato dallo Stato. In Italia questo vale complessivamente 190 milioni di euro per il 2023 e consiste in 5.000 euro di sconto sul prezzo dell’auto, se c’è rottamazione di un vecchio veicolo, o 3.000 euro senza rottamazione.
Ad un certo punto però esenzioni varie ed incentivi diretti ed indiretti ad acquistare auto elettriche finiranno ed inizierà la tassazione. Sì, perché oggi, con le auto a benzina e diesel, lo Stato incassa dalle accise sui carburanti tra i 20 e i 25 miliardi di euro all’anno (23,4 miliardi nel 2021). Se la sostituzione dei veicoli a combustione interna con auto elettriche dovesse proseguire, a regime si creerebbe un buco nei conti dello Stato per i mancati introiti. Secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), approvato dal Governo nel 2020, in Italia al 2030 saranno sei milioni le auto elettriche circolanti. Un numero che appare ottimistico, ma che implicherebbe già oggi un mancato gettito di poco meno di 4 miliardi all’anno in media. Allo stesso tempo, l’Unione europea chiede di alzare le accise sui carburanti fossili ed eliminare i Sussidi ambientalmente dannosi (SAD), cosa che dovrebbe avere l’effetto di alzare il costo del pieno di benzina e quindi incentivare i cittadini a spostarsi verso la mobilità elettrica.
Ricaricando l’auto elettrica alle colonnine su strada, assieme all’energia elettrica si pagheranno anche le accise sull’energia elettrica che quasi certamente avranno necessità di un ritocco verso l’alto, se lo Stato intende avere parità di gettito con le accise sulla benzina. Chi può ricaricare l’auto nel box casalingo, invece, dovrebbe ancora godere delle accise ridotte per il consumo domestico? Ci sono questioni di equità, oltre che di gettito.
Il sempre assetato fisco dovrà trovare il modo di compensare le entrate mancanti inventando inedite forme di prelievo sui veicoli a nuova tecnologia, ferme restando le tasse sulla proprietà dell’auto e gli obblighi di revisione periodica.
Altri paesi nel mondo si sono già posti il problema e vi sono alcuni esempi anche molto creativi. Per restare alla tassazione degli attuali veicoli, in Olanda dal 2026 sarà posta una tassa sui veicoli per trasporto merci di peso superiore a 3.500 kg parametrata ai chilometri percorsi sul territorio olandese. In Norvegia, l’IVA sull’acquisto delle auto elettriche era stata portata a zero, come incentivo all’acquisto. In breve, l’80% delle auto di nuova immatricolazione si è rivelato essere a tecnologia elettrica, con un sostanziale azzeramento degli incassi statali sull’IVA nel comparto auto. Il fisco norvegese, quindi, ha rimediato applicando l’IVA del 25% per le auto di prezzo superiore ai 45.000 euro, più una tassa di 1 euro per ogni chilogrammo di peso oltre i 500 Kg. Le auto elettriche sono mediamente più pesanti di quelle con il motore a scoppio: una Tesla Model 3, lunga 4,7 metri, pesa 1.850 kg. In questo caso la tassa sul peso sarebbe pari a 1.350€. L’introduzione della tassa per il bilancio dell’anno corrente ha destato sconcerto, in Norvegia: da una parte lo Stato ha interesse a che tutte le auto siano elettriche, ma allo stesso tempo non può permettersi di incassare zero dall’Iva. L’opinione pubblica è confusa e si è registrato un calo delle immatricolazioni. Il mercato dell’usato diesel e ibride usate ha subito invece un’impennata.
Oltre alla Norvegia, anche la Francia ha introdotto una tassa sul peso dell’auto, al pari di Washington DC. Ma è un piccolo stato dell’Unione americana, il Vermont, che si pone all’avanguardia in tema di tassazione dei veicoli elettrici. Il sempre maggiore numero di auto elettriche sta privando le casse statali di una entrata importante, l’accisa sulla benzina (per il 2023 si stima 1 milione di dollari). All’Assemblea statale, dunque, è in discussione un progetto di legge (H 479) che dovrebbe introdurre dal 2025 una tassa basata sui chilometri percorsi dai proprietari di veicoli elettrici, così che questi compensino le perdite fiscali. Tassa diversa da quella varata nello stato di Washington, che prevede il pagamento forfettario di 150 dollari all’anno per tutti i proprietari di auto elettriche, che va a coprire le spese di manutenzione delle strade), più un’altra da 75 dollari con cui si provvede alla cura delle colonnine di ricarica su strada. La tassa in Vermont verrebbe invece regolata proprio alle colonnine di ricarica, con un passaggio di dati che permetterebbe di sapere quanti chilometri la singola auto ha percorso (di conseguenza anche il tracciato). Si solleva quindi un enorme tema di privacy: con il pretesto di applicare una tassa si possono conoscere nel dettaglio i movimenti delle persone. Il mondo delle nuove tecnologie insomma sembra portare con sé i vecchi vizi, tassare la mobilità, e le nuove tentazioni, controllare la vita delle persone. Oggi più che mai occorre vigilare sugli spazi di libertà.
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