• Il candidato premier dei pentastellati sbatte la porta in faccia all’erede di Umberto Bossi e attende le mosse di Roberto Fico. Nel Movimento tutti scommettono sul presidente della Camera: ce la farà e passerà il testimone al candidato premier.
  • Il leader del Carroccio non ci sta: «Se fa una cosa del genere faremo una passeggiata a Roma».
  • Maurizio Martina: «Trattiamo ma senza ambiguità». Andrea Marcucci guida gli uomini del Bullo: «Mai un accordo».

Lo speciale contiene tre articoli.

Ostentano tranquillità i vertici del Movimento 5 stelle di fronte al mandato ricevuto da Roberto Fico. «Roberto non tradisce, su questo non ci piove, e se trova un accordo con il Pd, sale al Colle e rimette il mandato per far dare l’incarico a Di Maio», ripetono in queste ore Davide Casaleggio, Danilo Toninelli, Giulia Grillo e tutto lo stato maggiore grillino. Ma la vera svolta di giornata è che Luigi Di Maio archivia l’ipotesi di un governo con il Carroccio. «Ci ho provato fino in fondo, ma non vuole governare. Adesso buona fortuna», scrive beffardo a Matteo Salvini, dal blog del Movimento.

Certo, l’esploratore Fico non può «indicare», ma solo «riferire» al capo dello Stato, però se dopo aver trovato la quadra poi si tira indietro, e la Terza carica dello Stato avrebbe promesso questo ai suoi compagni di partito, Mattarella si troverebbe quasi costretto a dover scegliere come premier il candidato originario dei 5 stelle, ovvero il trentunenne Di Maio.

Per il Movimento, è ovvio, sarebbe stato molto meglio un mandato aperto, e non un incarico speculare a quello assegnato alla Casellati. Ma Sergio Mattarella non ha potuto che prendere atto del fatto che nelle ultime ore Matteo Salvini ha confermato fedeltà a Silvio Berlusconi, dominus «evidentemente irresistibile», come sottolineano con una certa malizia le falangi pentastellate. Tra le quali non mancano deputati che aspettano con un certo sadismo l’uscita nelle sale di Loro, il film del premio Oscar Paolo Sorrentino dedicato proprio all’odiato Cavaliere. E così in serata, Di Maio scrive sul Blog delle stelle: «Il capo dello Stato ha preso atto del fallimento dell’ipotesi di un governo del centrodestra (…). In questi giorni ho chiesto a Matteo Salvini a più riprese di sedersi al tavolo come leader della Lega per discutere i termini di un contratto di governo, ma dal suo comportamento ho capito che non vuole assumersi responsabilità di governo».

Il possibile accordo con il Pd nasce però sotto gli auspici di banche e poteri forti, come testimoniano i toni assolutamente all’acqua di rose del documento di «convergenza» preparato dal giurista Giacinto Della Cananea. Una bozza dove mancano riferimenti al tema della corruzione. «Voglio sperare che Beppe Grillo legga bene questo documento, perché già così, con un governo insieme al Pd, i nostri elettori ci inseguiranno con i forconi… figuriamoci se abdichiamo sui valori», sintetizza con un certo pessimismo un onorevole M5s dei più votati. Del resto, la scelta di Della Cananea ha lasciato di stucco mezzo Movimento. Allievo di Sabino Cassese, giurista da sempre vicino alla sinistra, fa parte dell’esclusivo circolo degli amministrativisti che collezionano incarichi pubblici, come Giulio Napolitano (figlio di Giorgio) e Andrea Zoppini, ed è anche amico del figlio del capo dello Stato in carica, Bernardo Mattarella. Insomma, che abbia totalmente sbiancato il programma elettorale dei 5 stelle, previo inserimento di formule tese a garantire la massima fedeltà atlantica e all’Europa, non ha minimamente stupito chi conosce il mandarinato 4.0 che a Roma si candida a sdoganare i «nuovi barbari». Siano essi leghisti o grillini.

Poi, certo, chi in questo momento ha un certo mal di pancia, al momento evita di protestare con i capi del Movimento per un semplice motivo: tra i democrat comanda ancora Matteo Renzi e non tira aria di accordi tra gente che fino a un mese fa si è scambiata ogni genere di insulto. Oltre al fatto, come sottolinea un pentastellato che si è sempre occupato di mafia, che «se a Ivrea abbiamo dato largo spazio al pm Nino Di Matteo e abbiamo pubblicamente esultato per la sentenza sulla trattativa Stato-mafia, come facciamo a governare con un Pd che stava dalla parte opposta a questi pm e maneggiava il Csm contro di loro?».

Come si vede, non sono pochi gli interrogativi all’interno di una forza antisistema che si appresta a farsi accompagnare a Palazzo Chigi da chi quel sistema lo ha gestito fino a ieri. Prima, però, c’è da affrontare la trappola del mandato a Fico. I nemici del Movimento sperano in una sua notevole «autonomia» rispetto all’ex rivale di partito. Di Maio, però, è tranquillo. Fico è noto per la correttezza e tra i capi dei 5 stelle giurano tutti che «non tradirà mai». Che cosa vuole dire «tradire»? Tradimento sarebbe se il presidente della Camera trovasse l’accordo con il Pd e Leu e poi salisse al Quirinale a farsi dare un incarico pieno. La convinzione dei 5 stelle è che Fico si limiterebbe a riferire al capo dello Stato che ci sarebbe una maggioranza. Dopo di che, toccherebbe a Mattarella chiamare Di Maio, un esponente del Pd, oppure una figura terza come Cassese. Che oggettivamente chiuderebbe il cerchio, ma degli autogol.

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