Migranti, anche le coop toscane piangono
Ansa
Le nuove normative sull’immigrazione volute da Salvini impongono di stringere la cinghia alle strutture dell’accoglienza: da 35 euro a profugo si è scesi a 21,35. Dopo le emiliane, si ribellano le realtà pisane: «640 euro al mese per persona non bastano».

È proprio vero: business is business. E quando in un mercato, ritenuto sicuro, viene a mancare la materia prima, a cadere sono le maschere degli attori più consumati. Come per esempio le coop del settore accoglienza, da anni abituate a fare affari con gli immigrati e che, ora, si trovano, con le nuove normative sull’immigrazione, imposte dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a dover stringere la cinghia. E, a quanto pare, non sono affatto contente.

Questa volta a ribellarsi all’idea di non poter più beneficiare quanto prima del business sbarchi sono le realtà toscane, socie di Confcooperative e Legacoop che accodandosi all’iniziativa delle cugine emiliane (di cui La Verità ha ampiamente dato conto nel numero in edicola ieri) hanno preso carta e penna e scritto una missiva di protesta, indirizzata agli uffici della prefettura di Pisa, rea di avere, prima nella regione, applicato le indicazioni ministeriali che riducono le quote di spesa dedicate ai clandestini. Nei giorni scorsi, con una lettera del tutto simile, Confcooperative Emilia Romagna, Legacoop sociali e Associazione generale Cooperative Italiane avevano fatto sentire la loro voce, lamentando i «mancati utili di impresa» causati delle nuove regole e avevano minacciato di disertare, nelle città della regione rossa, i prossimi bandi per la gestione delle strutture.

Ora invece è la volta delle cooperative toscane, che, sul tema provano addirittura a dettar legge. Con una lettera, a quanto pare, piuttosto determinata, Confcooperative Federsolidarietà Toscana e Legacoop Toscana si sono rivolte nei giorni scorsi alla Prefettura di Pisa (e dunque all’emanazione territoriale del ministero dell’Interno) sollecitando gli uffici a «ritirate il bando sull’accoglienza migranti», come riportano fonti di agenzia, che a quanto pare non sarebbe di loro gusto. E dire che non si tratta di bruscolini. Il bando in questione riguarda la gestione per i prossimi due anni, a partire da maggio, di 650 posti per sedicenti profughi, da sistemare in piccole e medie strutture sul territorio. La prefettura ha fissato il prezzo a base d’asta in 18 euro al giorno, pro capite pro die (esclusa l’iva) a cui vanno sommati pocket money, kit di accoglienza e scheda telefonica, per un totale di 21,35 euro al giorno per ospite. Che in totale fanno più di 10 milioni di euro in due anni. Vale a dire, all’incirca, 640 euro al mese per persona: non molto meno della quota massima mensile con cui dovrebbe vivere un italiano senza lavoro secondo i termini fissati dal reddito di cittadinanza.

Applicando economie di scala, insomma, i conti dovrebbero tornare. E, invece, calcolatrice alla mano le coop piangono miseria. «La base d’asta è gravemente lacunosa e inadeguata rispetto alla tipologia e quantità di servizi richiesti al soggetto appaltatore» e «tale lacuna è connessa in primo luogo alla mancata considerazione in toto di alcune voci di costo», scrivono nella missiva. «Innanzitutto non è stato correttamente preso in considerazione il costo aziendale per gli adempimenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro», e inoltre, «i documenti di gara non considerano i costi necessari per lo svolgimento dei servizi sanitari e non considerano i costi necessari per l’acquisto e la manutenzione degli arredi per gli alloggi di accoglienza». Secondo Confcooperative e Legacoop, oltretutto sarebbero «gravemente sottostimati i costi per il trasporto utenti e i costi di mediazione linguistica». Senza entrare nel merito dei servizi sanitari non erogati dal Sistema sanitario nazionale a chi ha fatto domanda di protezione internazionale (che sono praticamente nulli) e senza voler fare i conti in tasca ai soggetti già attivi nella cooperazione che, non essendo neofiti del mestiere, dovrebbero poter fruire di immobili e arredi in abbondanza, una cosa sembra chiara: davanti al mancato guadagno anche i migliori propositi sfumano e, a quanto pare, per la prima volta un bando per l’accoglienza degli immigrati potrebbe finire per andare deserto.

«Con questo sistema non si offre più accoglienza ma sorveglianza, e questo non rientra nello statuto delle nostre associazioni, viene svilito il ruolo dell’operatore sociale che rischia di trasformarsi in guardiano», ha specificato in un’intervista il presidente di Confcooperative Federsolidarietà Toscana, Alberto Grilli, portando il discorso un po’ al di là del tema economico. Ma, resta il fatto che la disponibilità delle coop ad accollarsi l’accoglienza e l’integrazione di chi dice di essere fuggito dalla guerra, sfuma davanti alle nuove cifre imposte dal Viminale. Certo in Toscana gli addetti al business immigrazione erano abituati a tutt’altra musica. Solo nel febbraio 2018 la prefettura di Pisa aveva assegnato, ben 12,9 milioni di euro per gestire 1500 immigrati, per 245 giorni. A quei tempi si parlava ancora di 35 euro al dì, per ogni clandestino e, guarda caso, nessuno aveva scritto, minacciando di non partecipare.

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