- Emergenza in tutto il Sud e violente proteste al Nord, dove gli immigrati, molti positivi, rifiutano di stare nei centri. A Gallipoli approda un veliero di 15 metri con 84 persone.
- Nel centro di accoglienza di Capo d’Orlando, in Sicilia, un italiano gestiva un sistema di sesso a pagamento e spaccio. Faceva prostituire le donne ed era il taxista dei pusher.
- La faccia dura dei giallorossi: solo due voli verso la Tunisia. E riescono pure a litigare.
Lo speciale contiene tre articoli.
Incendi, fughe e proteste. Da Udine a Porto Empedocle i clandestini si sollevano ribaldi. Nell’ex caserma Cavarzerani del capoluogo friulano, dopo la sassaiola e il rogo di materassi e suppellettili, i 400 immigrati riprendono le contestazioni. Furenti per la proroga della quarantena chiesta dal sindaco leghista, Pietro Fontanini, allarmato per i tre contagi tra gli stranieri. A corollario, la selva di polemiche per un post su Facebook del responsabile della Protezione civile di Grado, Giuliano Felluga: «Non preoccupatevi, stiamo organizzando gli squadroni della morte e nel giro di due giorni riportiamo la normalità… Quattro taniche di benzina e si accende il forno crematorio, così non rompono più». Felluga viene sospeso. Ma la Cavarzerani resta una polveriera. Tanto da convincere il governo a inviare cinquanta militari. E anche a Castellerio, pochi chilometri da Udine, si rifiutano di trascorrere la notte all’interno delle tende allestite per la quarantena. Fino al decisivo intervento di polizia e carabinieri. Mentre a Treviso, nell’Ex Serena, lo scorso sabato s’odono musiche e balli fino a notte fonda nella vecchia caserma dove sono in isolamento circa 300 persone: 137 positive al Covid.
Amministratori e cittadini denunciano e fremono. Come in Molise, una delle regioni con meno contagi. In compenso, sono i migranti nei centri d’accoglienza a far temere adesso l’emergenza sanitaria. A Campomarino scappano 32 immigrati. Anche qui, tutti in quarantena. Erano arrivati in 83, lo scorso 31 luglio. Ma già nel weekend sono cominciate le fughe dei primi gruppi, che riescono a eludere la sorveglianza. Insomma, neppure loro sarebbero disposti, come da prassi, a rimanere in isolamento per due settimane. Situazione analoga nella vicina Campolieto, dove di un migrante si sono perse le tracce. Lo stesso capita a Cori, provincia di Latina, con 18 stranieri poi rintracciati. O in altri Comuni laziali. E a Ferrandina, in Basilicata.
Ma è in Sicilia l’emergenza nell’emergenza. A Porto Empedocle, da oltre un mese, si susseguono fughe dalla quarantena. L’ultima è di due giorni fa. Cinquanta clandestini si allontanano dalla tensostruttura che ha allestito la protezione civile. Panico tra i residenti. E la sindaca grillina, Ida Carmina, che chiede l’aiuto del governo. Come il suo collega di Lampedusa, Salvatore Martello: «I numeri all’interno del nostro hotspot e gli sbarchi sono più alti di quelli del 2011, quando venne dichiarato lo stato d’emergenza. Adesso ci serve nuovamente, perché ci aiuterebbe ad affrontare le problematiche».
Un eufemismo. Nell’isoletta siciliana sono arrivati quasi 6.000 in due settimane. E il minuscolo hotspot, da un centinaio di posti, rimane traboccante. Dopo l’ultimo approdo, altri duecento giunti sui soliti barchini, è finalmente attraccata a Lampedusa l’attesissima nave per la quarantena: Azzurra. Martello, ieri mattina, ragguaglia: «In totale ci sono 1.300 persone, divise in due strutture: nel centro siamo a 1.100 migranti, e poi ce ne sono altri 200 in una struttura messa a disposizione dalla chiesa». Gran parte degli immigrati doveva essere trasferito sulla Azzurra. Ma le avverse condizioni meteo rallentano l’imbarco. E la struttura di Lampedusa rimane strapiena. Ruggero Razza, assessore regionale alla Salute, è basito: «Non ci si può credere. La nave non ha svuotato l’hotspot di Lampedusa ed è andata verso Porto Empedocle. Dicono che tornerà giovedì. Speriamo nel brutto tempo. Se dovesse affollarsi di nuovo, al momento ci sono oltre 400 migranti nel centro. Insomma, c’è finita così: a sperare nel brutto tempo!». Eppure il governatore siciliano, Nello Musumeci, da più di un mese chiede un’altra imbarcazione per la quarantena. Solo adesso il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, giura che presto sarà destinata un’altra nave alla causa. Ma da ormeggiare, probabilmente, in Calabria. Dove, del resto, sono arrivate altre 60 persone a bordo di una barca a vela che si è arenata alle prime ore dell’alba a Cirò Marina. I migranti passeranno ora la quarantena a Isola Capo Rizzuto. Ma la struttura, pure in questo caso, è al collasso.
Anche in Puglia giungono con il vento in poppa. Un veliero di 15 metri, con 84 immigrati, nella notte tra il 3 e il 4 agosto s’incaglia sugli scogli al largo di Gallipoli. A bordo ci sono uomini, donne e bambini provenienti da Iran, Iraq, Somalia, Egitto e Pakistan. E persino una ragazza incinta. Il veliero che attracca nella località più alla moda della costa pugliese segue, dunque, la donna con barboncino a Lampedusa e, sempre nell’isoletta siciliana, l’indisturbata pattuglia di clandestini immortalata sulla spiaggia dei Conigli. Potrebbe andare peggio? Certo. La Germania ha appena ripreso la politica dei rimpatri stabilita dagli accordi di Dublino: gli immigrati dovranno chiedere asilo laddove sono sbarcati. Ma il premier, Giuseppe Conte, prova a fare il duro: «Non possiamo tollerare che si entri in modo irregolare. Dobbiamo essere duri e inflessibili». Giusto. Basta inquinanti carcasse a motore. D’ora in poi, s’arriverà in Italia solo a vele spiegate.
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