stranieri casa
(iStock)

Più casa per tutti. Gli immigrati si intende. Con la scusa della sentenza della Corte costituzionale che ha stoppato le buone intenzioni della Regione Toscana sul tema dell’assegnazione delle case popolari, l’Emilia-Romagna cancella anche l’ultimo baluardo che poteva proteggere gli alloggi Erp dal diventare totale appannaggio delle famiglie immigrate.

Case popolari, l’Emilia-Romagna cancella i paletti: basta il permesso di soggiorno

Non saranno più necessari i tre anni di residenza nel territorio regionale previsti, fino a ieri, come requisito essenziale per presentare la domanda (la norma era stata introdotta dalla Regione sotto impulso della Lega nel 2018) e nemmeno sarà possibile pretendere che gli assegnatari abbiano un contratto di lavoro (perché secondo i giudici si tratta di un criterio discriminante).

D’ora in avanti, infatti, per diventare assegnatari un alloggio popolare basterà semplicemente mostrare un permesso di soggiorno con validità biennale. E, considerato che i permessi con due anni di validità comprendono quelli per attività lavorativa autonoma e per ricongiungimento familiare, il gioco è fatto: la quota degli immigrati a cui verranno garantiti gli alloggi pubblici è destinata a salire.

Alloggi Erp, stranieri già al 25%: a Reggio Emilia si arriva al 40%

La Regione Emilia-Romagna amplificando le indicazioni contenute nella sentenza della Corte costituzionale ha modificato così le regole di assegnazione degli alloggi Erp, con una delibera di Giunta approvata dalla commissione Territorio e Ambiente.

La questione Toscana, infatti, riguardava un criterio premiale destinato a incidere direttamente sulla posizione in graduatoria con un valore da 1 a 4 punti per gli anni di stanzialità nel Comune di riferimento (fino a 20 anni) giudicata dai togati una «valorizzazione eccessiva» della presenza storica che poteva penalizzare persone che «non potevano vantare un lungo radicamento territoriale».

L’Emilia-Romagna invece – che sul tema della premialità era già intervenuta nel 2023 scaricando i Comuni che avevano tentato di applicarla – fa un passo oltre, modificando le norme di accesso alla graduatoria con una sorta di tana libera tutti. Abrogato il passaggio che prevedeva la necessità di un contratto di lavoro e di una presenza continuativa nel territorio regionale, ora sarà sufficiente il solo permesso di soggiorno.

Già oggi la media regionale degli alloggi popolari assegnati a stranieri si attesta intorno al 25%, con punte del 40% in città come Reggio Emilia, del 30% a Piacenza e del 28% a Bologna (dove a rimanere escluse dalle assegnazioni sono magari le famiglie con otto bambini a carico, come raccontato ieri dalle pagine della Verità). E considerato che la popolazione immigrata regolare residente sempre nello stesso territorio è pari all’12,9% la sproporzione è evidente.

Ferrara, il modello di Alan Fabbri finisce nel mirino di Cgil e associazioni

A sistemare la cose ripristinando un principio di equità sociale ci aveva provato, già nel 2021, il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, che aveva inserito nel regolamento che assegna i punteggi per l’entrata in graduatoria un punto in più ogni tot anni vissuti nel Comune.

E i risultati si erano visti subito: «Dopo appena un anno di applicazione, guardando alle prime 100 posizioni, la nostra graduatoria conta nuclei italiani nel 72% dei casi e assegnatari anziani per il 50%», annunciava Fabbri, orgoglioso delle scelte fatte. «Nei primi 100 posti sono entrate 41 famiglie in condizioni di grave fragilità e 28 nuclei al cui interno è presente una persona con disabilità – proseguiva -. Ed è ben evidente, dai numeri, che le nostre assegnazioni rispondo ad esigenze reali dei cittadini e vanno a sostegno di chi ha bisogno di una casa e dei più fragili».

Residenza storica e lavoro, sempre più difficile tutelare le famiglie fragili

Contro il Comune di Ferrara avevano fatto ricorso l’Associazione studi giuridici sull’Immigrazione insieme alla Cgil e il Tribunale di Ferrara aveva dato loro ragione costringendo il Comune a limitare i punteggi assegnati ai residenti storici. Ora, applicare qualsiasi principio di salvaguardia per chi da più tempo abita nel territorio (di solito anziani fragili) diventerà ancora più complesso.

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