Clandestini regolarizzati: le inchieste svelano la rete dei funzionari corrotti
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Le Procure di tutta Italia hanno scoperto numerosi consulenti del lavoro infedeli che agivano in combutta con gli imprenditori. Beccati anche dei pubblici ufficiali.

Migliaia di contratti di assunzione falsi, aziende agricole o edili fantasma, consulenti del lavoro e dipendenti di patronato infedeli, tutti italiani. E una rete di procacciatori stranieri di clandestini, disposti a pagare da 2.000 a 6.000 euro per un contratto di lavoro truffaldino, ma che dà diritto all’agognato permesso di soggiorno. Dietro alla macchina un po’ sorda, e spesso cieca, del decreto flussi, si muovono decine di organizzazioni criminali che riempiono l’Italia di extracomunitari. Lavoratori che in realtà nessuno ha chiamato. Con metodi simili, si «legalizzano» anche i clandestini già arrivati sui barconi.

Il quadro emerge chiaramente, anche se in modo frammentato, da una serie di indagini di varie Procure in tutta Italia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e altri reati, che vanno dalla truffa al falso. Insomma, non è un caso se martedì il premier, Giorgia Meloni, ha sollevato ufficialmente la questione, anche con la Procura nazionale antimafia.

I numeri non tornano, sostiene il governo, visto che in molte regioni, a cominciare dalla Campania, vengono completate solo una piccolissima parte delle assunzioni di stranieri richieste con le procedure e nei numeri consentiti ogni anno dal decreto flussi. Nicola Gratteri, da ottobre scorso procuratore capo di Napoli, ha già fatto sapere che anche la sua Procura si dedicherà al caso. Se si guardano gli ultimi tre anni, del resto, in Campania non ci sono state grandi inchieste sul fenomeno. Ma altrove sì. E sono molto interessanti.

Nel Salento, a marzo di quest’anno, la Guardia di finanza e i carabinieri hanno arrestato tre imprenditori che avrebbero falsificato i documenti per far arrivare 900 lavoratori extracomunitari da Senegal e Marocco, comprese le attestazioni informatiche al Viminale. A ogni singolo falso dipendente veniva chiesto il pagamento di 1.500 euro, che come vedremo sono ben sotto la media. Ciliegina sulla torta, uno degli imprenditori indagati percepiva anche il reddito di cittadinanza, senza averne diritto. Se ha usufruito anche del Superbonus è un campione dell’Italia più recente. Da notare che qui l’inchiesta è nata da un’analisi dei flussi bancari e finanziari degli indagati.

È nata invece da una maxi inchiesta su frodi previdenziali e false assunzioni di braccianti agricoli nel Foggiano, l’operazione che a marzo ha consentito di scoprire anche 337 immigrati assunti per finta da una società agricola di Cerignola. Qui sono indagati un imprenditore locale e nove procacciatori stranieri, sparsi per l’Italia e anche in Francia. Dalle indagini è emerso che a ogni immigrato venivano chiesti 3.000 euro per la frode. La mente operativa era un consulente fiscale e del lavoro che predisponeva le false fatturazioni delle aziende fantasma, i contratti di affitto dei terreni e le false idoneità degli alloggi, in modo da giustificare la richiesta di manodopera.

A luglio dell’anno scorso, la Guardia di finanza di Piacenza ha smantellato un’organizzazione di 12 persone – guidata da un italiano – accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con riguardo al decreto flussi 2021/2022 avrebbero fatto entrare in Italia oltre 200 extracomunitari, chiedendo loro in cambio dai 1.000 ai 2.000 euro. Anche qui c’era un tecnico al lavoro, ovvero il titolare di un centro elaborazione dati, che pur in mancanza di tutti i requisiti fiscali previsti, provvedeva lo stesso a costituire la documentazione falsa. Le indagini hanno appurato che in molti casi gli uffici del governo di Piacenza e di Lodi avevano rigettato le istanze ed è molto probabile che le segnalazioni siano partite da loro. Ma c’è anche una brutta notizia: le sette aziende coinvolte pare che fossero compiacenti e infatti sono state sequestrate.

Un sottobosco di italiani che campa su questo tipo di truffe particolarmente odioso emerge anche dalla grande inchiesta della Procura di Padova, che a marzo dello scorso anno ha mandato ai domiciliari cinque persone, tra cui un avvocato e un consulente del lavoro. L’organizzazione nel solo 2020 avrebbe fatto entrare illegalmente 77 lavoratori stranieri e operava in tutto il Veneto e in Romagna. Qui la mazzetta da pagare era di circa 2.000 euro a extracomunitario e un ruolo importante lo giocava il consulente del lavoro, che avrebbe usato le sue credenziali informatiche per entrare in varie banche dati pubbliche ed estrarre i documenti.

Non sempre è facile, però, distinguere l’aggiramento criminale del decreto flussi dall’identico tipo di truffa su lavoratori clandestini che sono già in Italia e devono «emergere». Gli inquirenti un po’ in tutta Italia segnalano che spesso una singola organizzazione che «assume» extracomunitari producendo documentazione falsa si dedica a entrambi i canali. Sotto questo profilo, è abbastanza emblematica un’inchiesta della Procura di Trapani emersa a marzo scorso. Qui si è scoperto che una quindicina di immigrati clandestini avevano pagato a un’organizzazione di italiani 4.000 euro a testa per regolarizzare i loro rapporti di lavoro e i permessi di soggiorno. Tra gli indagati sono spuntati anche un pubblico ufficiale e due dipendenti di un Caf. E anche nell’inchiesta della Procura di Milano del giugno 2022, che ha scoperto un’organizzazione di 12 persone accusate di vari reati tra cui il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (i permessi costavano fino a 6.000 euro) compare una donna che lavorava in un Caf e aveva il compito di inoltrare le domande farlocche. Insomma, più le norme sono complicate e più servono degli esperti italiani.

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