Ora la tv va alla scoperta del sacro e dei miracoli che ci mettono in crisi
  • Il network presenta le prime puntate della fiction scritta e girata dal romanziere Niccolò Ammaniti. Un racconto che tratta argomenti solitamente evitati dalle produzioni nostrane. Il neo regista: «Se non funziona, potrò sempre tornare ai libri».
  • Per riconoscere la forza del sacro serve coraggio: Lo spettatore deve affrontare le grandi domande dell’esistenza. E rabbrividisce.

Lo speciale contiene due articoli.

E se fosse vero? Se davvero un evento soprannaturale irrompesse nella nostra quotidianità? Come reagiremmo? Che cosa accadrebbe alle nostre vite? Sono questi gli interrogativi da cui prende le mosse Il Miracolo, la nuova serie originale di Sky, creata, scritta e diretta da Niccolò Ammaniti, in onda da martedì prossimo su Sky Atlantic (e in simulcast anche su Sky Cinema Uno, oltre che on demand). Prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside, in coproduzione con Arte France e Kwaï, la serie si sviluppa in otto episodi, uno per ogni giorno da quando l’inspiegabile avvenimento improvvisamente si palesa.

L’Italia è alla vigilia del referendum che può portarla fuori dall’Europa e, durante un’operazione di polizia a caccia di un boss criminale, viene rinvenuta la statua di una Madonnina che piange sangue. Il generale Votta (Sergio Albelli) convoca il primo ministro Fabrizio Pietromarchi (Guido Caprino) per mostrargli la straordinarietà del fatto e la necessità di non divulgarlo nemmeno al Vaticano: «Se si venisse a sapere, arriverebbero milioni di pellegrini», sostiene, convinto, il capo dei servizi segreti, «e ci troveremmo di fronte a un grave problema di ordine pubblico nell’imminenza del referendum». Anche gli analisti chiamati a pronunciarsi non sanno darsi spiegazioni compatibili con le leggi della fisica: un corpo non può produrre materia superiore al proprio peso e questa statuetta di 2,3 chili piange 9 litri di sangue l’ora. I catini si riempiono velocemente di «sangue umano, sangue maschile, sangue vivo», documenta la biologa (Alba Rohrwacher), «i cui valori variano come se la Madonna si nutrisse, modificando glicemia, fluidità, composizione ematica». In assenza di risposte scientifiche, restano due alternative: il trucco tecnologico, la truffa, o il miracolo. Al premier non resta che chiedere consiglio a padre Marcello (Tommaso Ragno), un prete missionario conosciuto in Africa, del quale però ignora la crisi in cui è piombato, preda di fin troppe pulsioni incontrollabili, dalla ludopatia alla pornografia, dall’alcol al sesso.

«Ricordo che, quando si verificò, il fatto della Madonna di Civitavecchia mi rimase impresso», ammette Ammaniti, autore tra i più tradotti all’estero, non credente, ma da sempre incuriosito dai fenomeni religiosi e qui al debutto come regista. «Pur da scrittore e giovane cannibale devo riconoscere che ci sono narrazioni per le quali il cinema è più efficace e potente. Il sangue sgocciolante che riempie la piscina è un’immagine che volevo vedere più che raccontare».

Pian piano l’ipotesi del miracolo comincia a farsi strada tra i protagonisti della storia, ognuno dei quali reagisce in modo diverso. Per l’egocentrico presidente del consiglio, ateo, la Madonnina sembra un intralcio nella campagna referendaria e nella gestione del ménage familiare, complicato da una moglie irrequieta e dalla bigotta babysitter polacca.

Per l’enigmatico generale, credente ma non praticante, è un ostacolo alla conservazione dell’ordine costituito. Per la biologa è una speranza cui appigliarsi per chiedere la guarigione dell’anziana madre, malata terminale. Per il prete precipitato nel vizio rappresenta il palesarsi della grazia che diede origine alla sua vocazione.

«Il mio personaggio era tutto da scoprire», rivela Ragno. «Perciò non vedevo l’ora di essere in scena. Questa serie è stata un’esperienza coinvolgente. Anche nella vita, man mano che avanza, la ragione si apre alla dimensione del mistero».

Insomma, come ha detto Ammaniti, «questa Madonna spalanca domande a tutti». E sarà interessante osservare, nell’evolversi della storia, come risponderanno a questo grande imprevisto due uomini di potere, come il primo ministro e il generale dei servizi segreti, e due persone invece più comuni e fragili, come la giovane studiosa e il prete in crisi.

Forse, al di là di qualche eccesso e di qualche confusione tra superstizione e devozione, il pregio della serie sta nel coraggio di affrontare le questioni fondamentali, inerpicandosi sui sentieri del rapporto tra ragione e fede, tra naturale e soprannaturale. Non certo un percorso frequente nelle produzioni televisive nostrane. Anzi.

«Questa è una prima volta da tanti punti di vista», ha sottolineato Andrea Scrosati, executive vice president programming di Sky Italia: «Oltre all’esordio alla regia di Ammaniti, non avevamo mai visto in questi anni un livello di identificazione e di focalizzazione sul prodotto come quello espresso da lui». Dal canto suo, il regista ha confidato di aver «provato a iniziare una nuova vita professionale: se non funzionerà, potrò sempre tornare a fare lo scrittore; che poi non è così male». In realtà, ha concluso Nils Hartmann, responsabile delle produzioni originali Sky, «stiamo già pensando alla seconda stagione. A breve inizieremo a scriverla».

Intanto, nel resto del 2018, su Sky Atlantic arriveranno 1994, la quarta stagione di Gomorra e Zero Zero Zero.

Maurizio Caverzan


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