Chi è l’imprenditore fallito delle mascherine fantasma
A gestire l’impresa che deve ancora 5,5 milioni di Dpi al Lazio sono i coniugi Mondin. Nella storia di Sergio, denunce, soci annegati nel Piave e uno strano azionista cinese.

«È venuto a fare danni anche lì?» sorride l’avvocato Fabrizio Esposito, il curatore fallimentare che ha accompagnato al cimitero delle imprese una delle tante società di Sergio Mondin, l’imprenditore al quale la Regione Lazio ha affidato l’appalto da 35,8 milioni di euro per la fornitura di mascherine e tute anti Covid-19 con la Eco Tech. Che a oggi ha consegnato solo 2 milioni di protezioni chirurgiche: all’appello ne mancano 7,5 tra Ffp2 e Ffp3.

Nella storia di Mondin ci sono fallimenti e denunce. Come a Venezia, dove anni fa fu segnalato perché si sospettava che dietro alcune fatture che aveva emesso ci fossero operazioni inesistenti. Il suo nome compare in una decina di aziende aperte e chiuse. Come la Ags costruzioni, nata nel 2003 e cancellata nel 2013. O la Alitek srl, aperta nel 2004 e cancellata nel 2013. E poi ci sono l’Autem sas: costituita nel 2007 e sciolta nel 2009; la Filo rosso sas (costituita nel 2013 e cancellata un anno dopo); la Ma Group (costituita nel 1994 e cancellata nel 2009); la Montegrappa Ski srl (2000-2019); la Tan production (2002-2014). Tutte iscritte tra le camere di commercio del Veneto e quella di Roma, perché a Frascati ha sede la sua ditta individuale: la Sergio Mondin, aperta nel 2015 per offrire «servizi di sostegno alle imprese». A Belluno, invece, c’è una relazione fallimentare depositata in Procura. «Non ho più avuto notizie», afferma il curatore, «Una parte della relazione è segretata. Quindi non posso parlarne». E si chiude a riccio. Ma La Verità è riuscita a ricostruire le tappe di quel fallimento. Al centro c’è la Kable impianti srl, andata a gambe all’aria per circa 1 milione e 400.000 euro di buco. L’impresa, con sede in Veneto, a Borgo Vallebelluna (Belluno), costituita nel 2000 con 10.000 euro di capitale sociale e fallita nel 2017, aveva come mission il commercio di materiale elettrico e idraulico, l’installazione e la riparazione di impianti. Il core business, insomma, di Mondin, perito tecnico. Con l’appalto per le mascherine ha puntato in alto. Ma perché la Kable è fallita? L’azienda era stata già ceduta con un contratto di affitto. Quindi era inattiva. Sono sorte poi delle questioni con il compratore e, da qui, l’unico attivo realizzato dalla curatela è stato proprio con l’affittuario. A causare 1 milione e 400.000 euro di passivo erano state inadempienze contrattuali e il mancato pagamento dei fornitori. Ma c’erano soprattutto debiti nei confronti dell’erario, il quale, poi, sarà l’unico creditore nel fallimento. Con un accordo con l’affittuario la scorsa estate è stata ceduta definitivamente l’azienda. Alla fine la curatela ne ha spuntato 300.000 euro. Dell’impresa di Mondin era rimasto davvero poco. A 100 euro più Iva sono stati venduti quattro vecchi scaffali e un tavolo che il curatore ha piazzato alla società Propter hominem. Un gesto d’amore. Infatti quest’ultima ditta, con 500 euro di capitale sociale, è di proprietà della psicologa Anna Perna, moglie di Mondin, oltre che di Federica Pellegrino. È l’azienda che controlla la Eco Tech. Perna è anche rappresentante legale di entrambe le società. Soldi, però, fino all’affare delle mascherine la Eco Tech non deve averne prodotti molti. La coppia porta a casa circa 50.000 euro l’anno lordi. Incassi non da imprenditori con appalti da quasi 40 milioni.

Per districarsi nel guazzabuglio di Mondin, la curatela ha contattato i suoi soci, scoprendo che c’era tutta una concatenazione di società con inadempimenti reciproci, con soci «poco chiari». La Verità ha cercato i vecchi collaboratori di Mondin con scarsa fortuna. Tre di quelli che abbiamo provato a raggiungere erano deceduti: addirittura, un ex amministratore locale è finito con l’auto dentro al Piave. Non è facile cavare altre notizie sull’imprenditore bellunese. Anche a Frascati, dove Mondin vive con sua moglie in un palazzo confinante con la parrocchia di Santa Maria di Capocroce. Un vicino ci ha aperto e indicato l’appartamento del secondo piano dove vivono i coniugi. Mondin apre ed è furioso. Ribatte e contrattacca: «Se voi lavoraste anziché fare i giornalisti». Quando gli si chiede conto delle mascherine cerca di difendersi con queste parole: «Le difficoltà sono grandi». Ma quali difficoltà? «Di tutti i tipi, logistiche, di tutti i tipi», ripete l’imprenditore. Poi si fa schermo con la Regione Lazio («c’è la Regione che deve rispondere, o meglio con la quale siamo d’accordo che deve rispondere», sono le sue testuali parole) e diventa palese che non ha voglia di raccontare. Infine, la minaccia: «Se non se ne va la denuncio per violazione di domicilio». Non c’è bisogno. La finalità dell’incontro, oltre al fallimento della Kable, era qualche domanda sull’altro socio della Eco Tech: il cinese Hongyi Pan.

Classe 1970, nato a Hunan, in Italia ha lasciato poche tracce perfino nella comunità cinese. Oltre 15 anni fa a Milano pare si sia beccato una denuncia con una ipotesi di contraffazione. Il materiale che aveva prodotto gli fu anche sequestrato. Poi sembra essere scomparso per anni. Non una notizia sul Web. Nessun profilo social. Un fantasma. Riappare solo al momento dell’acquisto delle quote di Eco Tech. E a rappresentarlo, davanti al notaio, c’è un attivista del Movimento 5 stelle di Gorizia.

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