Se Hamas restituisse gli ostaggi tutto finirebbe. Quando Putin ha schiacciato la Cecenia quanti sono stati i morti? 250.000. Quando Bush ha schiacciato l’Iraq? Un milione. Di questi almeno un quarto erano bambini. Molti sono stati contrari a queste guerre, ma nulla è paragonabile alla violenza emotiva che accompagna l’azione di Israele su Gaza, seguita al gelo emotivo che ha accompagnato le notizie del pogrom del 7 ottobre. Il pogrom del 7 ottobre ha visto una ferocia che lo storico Simon Sebag Montefiore su The Atlantic ha paragonato a «un’incursione mongola medievale finalizzata al massacro e ai trofei umani».
Incredibilmente intellettuali, giornalisti, uomini politici, fumettisti, artisti e blogger o non hanno creduto a queste violenze o le hanno minimizzate con aggettivi sobri e miti. Tutti spiegano che Israele ha torto a prescindere, tutti gli israeliani sono da condannare per il solo fatto di esistere e vivere tra il fiume e il mare, cioè nella terra che oggi si chiama Israele. Israele è diventato il paradigma del colonialismo bianco, invece è il contrario, è l’unica piccola vittoria contro il colonialismo islamico. Ovunque l’islam sia arrivato, dal Marocco all’Indonesia, c’è arrivato col ferro, col fuoco e distruggendo le culture precedenti. Israele ha ripreso la sua terra. La vulgata narra che Israele fu creata dall’Europa, per compensare la Shoah, di cui i palestinesi quindi sarebbero vittime innocenti. In realtà il sionismo nasce alla fine dell’Ottocento per l’intuizione dell’aumento dell’antisemitismo nel mondo occidentale e in quello islamico.
L’islam è stato fondato dal profeta Maometto, che massacrò tutti gli ebrei dell’Arabia, rei di non averlo riconosciuto come Messia. L’islam ha sempre oppresso e saltuariamente massacrato gli ebrei. Non li uccidono perché esiste Israele. Israele esiste per salvare gli ebrei dagli islamici e dagli occidentali. Il motto del sionismo è: un popolo senza terra per una terra senza un popolo. La cosiddetta Palestina, termine creato dai romani quando distruggono il tempio e deportano una parte (minoritaria) degli ebrei. Gli altri restano dove sono. La presenza ebraica è sempre esistita. Quando il sionismo decide di creare un focolare ebraico nella cosiddetta Palestina, questa è disabitata, in quanto la parte meridionale è desertica e quella settentrionale è paludosa. Dei 18.000 chilometri quadrati, 15.000 sono disabitati. A Gerusalemme nel 1876 quando nasce il sionismo vivevano 25.000 persone, di cui 12.000 ebree e le altre divise tra cristiani e musulmani in parti uguali. Gerusalemme era una città decaduta. Politicamente c’è l’impero ottomano. Pensare che i sionisti siano arrivati con la forza è chiaramente folle perché c’era l’impero ottomano che era islamico, come i cosiddetti palestinesi che in realtà si chiamano giordani o egiziani (quelli di Gaza).
I sionisti la terra la comprano, a prezzi carissimi, dai cosiddetti palestinesi. I sionisti riescono a irrigare e a bonificare, e una terra fatta di sassi e scorpioni diventa una terra appetibile. I sionisti cominciano a impiegare manodopera giordana (i cosiddetti palestinesi) che quindi si spostano nella cosiddetta Palestina dove non erano mai stati prima. I sionisti sono socialisti, laici, terzomondisti. Costruiscono scuole e ospedali per tutti. Anche le condizioni dei lavoratori giordani migliorano enormemente. Il re dell’Iraq saluta i fratelli sionisti in Israele, che si stanno costruendo il loro focolare. Con la prima guerra mondiale, l’impero ottomano crolla.
La Giordania e la cosiddetta Palestina non ne fanno più parte. Questo è un problema religioso. Nell’islam gli infedeli, armeni, ebrei, altri, posso vivere solo in condizioni di dhimmi, di inferiori. In cambio della loro sottomissione e dal pagamento di uno speciale tributo, la gihza, hanno protezione e possono vivere. Fino a che esiste l’impero ottomano gli ebrei nella cosiddetta Palestina, in realtà Galilea, Giudea e Samaria, sono dhimmi, quindi cittadini di serie B. In qualsiasi momento potrebbero essere cacciati dalle terre che hanno dissodato. Nel momento in cui l’impero ottomano crolla e la regione diventa protettorato britannico, essi diventano cittadini alla pari e non possono più essere espropriati. Secondo molti commentatori, la soluzione finale, che è del febbraio 1942, fu concordata dai nazisti con il Gran Mufti in cambio dell’alleanza dell’Islam sunnita.
Per la Germania l’espulsione sarebbe stata molto più vantaggiosa dello sterminio. Squadre di combattenti ebrei combattono contro il governo inglese che blocca loro l’accesso, anche perché non vogliono mettersi contro il mondo arabo. Nonostante siano nemici, gli ebrei combattono per gli inglesi contro i nazisti. La brigata ebraica è costituita da 6.000 uomini, un uomo valido su tre. Le fattorie israeliane restano sguarnite, molte assaltate dai predoni giordani (detti palestinesi). La guerra finisce e tutti gli alleati della Germania perdono territori. Noi ad esempio perdiamo l’Istria. Grazie al sacrificio della brigata ebraica, Winston Churchill decide invece di concedere la nascita di Israele, anche perché è evidente che se gli ebrei non hanno un loro Stato, vengono massacrati dagli arabi. Come i cristiani, peraltro. il crollo dell’impero ottomano crea un altro drammatico problema religioso: il Corano ordina che ci sia sempre nel mondo il califfato, un grande potere islamico che sta conquistando il mondo o per lo meno ci sta provando. Una volta crollato l’impero ottomano, non c’è più nessun califfato. L’islam ha perso. Nasce il wahabismo, movimento integralista che rilancia la jihad per ricreare il califfato universale.
Il califfato universale passa obbligatoriamente dalla cacciata o distruzione dei sionisti perché una terra che è stata islamica non può più smettere di essere islamica. È blasfemia. Mentre l’islam continua a espandersi militarmente e con il ferro e il fuoco distruggendo e assassinando in Bangladesh e in Sudan, con milioni di profughi sulle strade, il cosiddetto popolo palestinese diventa l’asse portante del vittimismo islamico. Cipro diventa islamica, il Bangladesh induista diventa islamico con 10 milioni di profughi induisti (1971) di cui non frega niente a nessuno, l’Afghanistan, una delle culle del buddismo, diventa islamico con sofferenze atroci della popolazione originaria, incluso lo stupro sistematico dei loro bambini maschi, i copti del Sudan che avevano addirittura partecipato alla prima crociata (i regni copti di Dongola e Haxum) spariscono dalla faccia della terra e a nessuno frega niente, ma il problema sono i palestinesi.
Finita la seconda guerra mondiale i profughi sono milioni. I tedeschi sono cacciati da terre che da sempre erano le loro. Gli istriani scampati alle foibe arrivano da noi. Di questi profughi non importa a nessuno. Chi scatena una guerra e la perde, perde territorio. Questa regola vale per tutti meno che per gli arabi. Gli ebrei hanno sempre vissuto a Gerusalemme. Da Gerusalemme furono cacciati nel 1948. No, veramente non furono cacciati. Stavano per ammazzarli tutti, una mattanza generale, ma non ci sono riusciti perché Moshe Dayan andò a prenderli, scavando un tunnel, insieme a un’armata fatta da uomini di quaranta chili, appena usciti da campi di sterminio, che avevano avuto due giorni di addestramento. Le case degli ebrei di Gerusalemme furono distrutte dai palestinesi fino alle fondamenta, così come le sinagoghe pluricentenarie, esattamente come le case degli ebrei e le loro sinagoghe sono state distrutte a Gerico, ad Amman, in Siria, in Iraq, ad Algeri, a Tunisi, al Cairo. Ora una di quelle sinagoghe è stata ricostruita, esiste di nuovo.
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