L’Europa pensa alla Luna. Obiettivo una base stabile per l’uomo
Ansa
  • Allo studio nuovi moduli per le esplorazioni in loco e per le missioni verso Marte.
  • «È il momento di tornare a guardare la luna». Samantha Cristoforetti, l’astronauta milanese dell’Esa: «Le motivazioni oggi non sono più politiche, ma scientifiche ed economiche».

Lo speciale contiene due articoli.

Il colosso aerospaziale Airbus si è aggiudicato, per conto dell’Agenzia spaziale europea (Esa), la commessa per compiere gli studi sulla futura base umana nell’orbita lunare. Si tratterà di un habitat definito Gateway (come un cancello) destinato alla sosta provvisoria e alla concentrazione delle strutture e dei sistemi destinati alle missioni umane sia sul satellite naturale sia per quelle dirette verso Marte. I modelli e i primi mockup degli habitat e dei nuovi moduli lunari saranno presentati allo Iac 2018, ovvero il sessantanovesimo congresso internazionale di astronautica che si terrà a Brema dall’1 al 5 ottobre prossimi. Con questa decisione l’Agenzia spaziale europea di fatto commissiona ad Airbus due studi: uno per un possibile coinvolgimento europeo nella futura base umana nell’orbita lunare, l’altro per il progetto già noto come Deep space gateway (Dsg) o Lunar orbital platform-gateway (Lop-g), ovvero un grande impianto che coinvolge le agenzie spaziali statunitensi (Nasa), russa (Roscosmos), canadese (Csa), giapponese (Jaxa) e naturalmente quella europea (Esa).

Nei prossimi 15 mesi Airbus dovrà quindi sviluppare un dimostratore tecnologico o prototipo concettuale di modulo abitativo da destinarsi anche per la ricerca come parte del primo studio. Si tratterà di un modulo di circa 6,5 per 4,5 metri dal peso di circa 9 tonnellate che ospiterà la vita quotidiana di scienziati astronauti. Nel secondo studio dovrà invece essere progettato un elemento infrastrutturale destinato al rifornimento di carburante, all’attracco delle navicelle di trasferimento e per le telecomunicazioni, modulo che fungerà anche da camera di equilibrio per le attrezzature scientifiche. Si chiamerà Esprit, sarà grande circa 3 metri per 3 e peserà quasi 4 tonnellate.

Entrambi gli studi saranno sviluppati nell’ambito di una partnership europea di ampia portata, ma la direzione generale sarà della Nasa. Altri elementi, come un secondo habitat, una camera stagna per carichi scientifici e un modulo logistico saranno progettati da partner internazionali e commerciali. La Nasa ha infatti in programma di lanciare il primo modulo della nuova era lunare, ovvero l’elemento di propulsione centrale detto Ppe in un’orbita selenica a partire dal 2020. «L’esperienza e il know how che Esa e Airbus hanno acquisito durante progetti di punta come il laboratorio spaziale Columbus, il trasportatore spaziale Atv e il modulo di servizio europeo per Orion forniscono solide basi per gli studi», ha affermato Oliver Juckenhöfel, responsabile servizi orbitali ed esplorazione presso Airbus. «Quando si sviluppano le nuove piattaforme lunari, l’esplorazione spaziale robotica e umana vanno di pari passo. L’Europa ha una fantastica esperienza in entrambi e questi due studi aiuteranno a garantire una forte presenza europea nelle future esplorazioni spaziali».

David Parker, direttore di Human and robotic exploration presso l’Esa, ha dichiarato: «Con questi studi e altri preparativi l’Esa mira a rimanere al centro dell’esplorazione dello spazio umano: il Gateway diventerà l’avamposto di ricerca più remoto dell’umanità e speriamo che l’Europa trarrà vantaggio dal mondo dell’innovazione, della scoperta e dell’eccitazione che ci attende». A differenza della Stazione spaziale internazionale (Iss), il Gateway non è destinato a essere continuamente abitato, si prevede infatti che la piattaforma lunare fungerà da punto di sosta per gli astronauti durante missioni verso la Luna o Marte e sono previsti test per una serie di tecnologie che saranno necessarie in quei voli.

Intanto anche la Cina punta al primo sbarco sul lato oscuro della Luna. La sua agenzia spaziale, la Cnsa, ha infatti lanciato il satellite Queqiao che analizzerà in modo rivoluzionario rispetto a quanto fatto finora la zona selenica meno conosciuta. Partito a bordo di un razzo Long March-4C, il satellite faciliterà la comunicazione tra i controllori sulla Terra durante la missione Chang’e 4 che la Cina conta di mettere a segno entro cinque anni. La Cina aveva già mandato sulla Luna il suo rover Jade rabbit e ha intenzione di inviare entro l’anno prossimo la sonda Chang’e 5 che preleverà alcuni campioni di roccia per riportarli sulla Terra, interrompendo l’egemonia Usa che resiste dal 1977. Attualmente la Repubblica popolare conduce missioni spaziali abitate dal 2003 e i prossimi lanci vedranno il posizionamento del modulo centrale da 20 tonnellate della stazione Tiangong 2. Questa sarà completata entro il 2022 nonostante il fallimento del razzo lanciato il 5 marzo scorso, una brutta battuta d’arresto che però l’agenzia cinese Cnsa considera superata.


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