Il lato oscuro di Halloween
(iStock)
  • La festa, estranea alla nostra tradizione, ha risvolti inquietanti: il numero di incidenti mortali e crimini supera quello degli altri giorni dell’anno.
  • «Le sette sfruttano questa ricorrenza per adescare adepti». L’esorcista don Aldo Bonaiuto: «Per i satanisti questi sono giorni determinanti. E con la pandemia i giovani sono diventati più manipolabili».
  • Anche Francesco ha condannato «la cultura negativa sui morti». L’alternativa cattolica a mostri e cadaveri è la solennità di Ognissanti, che risale al 155.

Lo speciale comprende tre articoli.

«Dolcetto o scherzetto?». Nell’immaginario comune la festa di Halloween è tutta qui: in un innocuo dilemma tra lo zucchero e la burla, caramelle e risate. Sfortunatamente, le cose non sono così semplici e, per quanto la festa sia anzitutto eredità di quella celtica di Samhain, vi sono buoni motivi per starne alla larga. Anzitutto perché è qualcosa di estraneo alla nostra cultura, com’ebbe a denunciare anche un esponente della Chiesa non tacciabile di oscurantismo e di simpatie conservatrici come il cardinal Carlo Maria Martini, che a suo tempo fu molto chiaro rispetto alla necessità di boicottare Halloween – da lui apostrofata come «il brutto scherzo che facciamo alla nostra cultura» – al fine di meglio preservare la tradizione cattolica. «Halloween», ammonì Martini, «è una festa estranea alla nostra tradizione. Una tradizione che ha valori immensi e che deve esser continuata».

Quel che accade nella notte del 31 ottobre è inoltre spesso accompagnato da un’aura sinistra, se non macabra. È così da decenni. Si pensi alla storia delle caramelle avvelenate che verrebbero servite da alcuni malintenzionati ai bambini. Il 28 ottobre 1970, richiamando due episodi però non confermati, il New York Times sollevò la possibilità che, con la scusa del «dolcetto o scherzetto?», qualcuno potesse avvelenare appunto i piccoli; Judy Klemesrud, autrice del pezzo, vagheggiò perfino d’una «lama di rasoio» messa in qualche «mela». Fatto sta che il 31 ottobre 1974, a Houston, un bambino morì sul serio avvelenato: suo padre aveva messo del cianuro in un dolciume.

Su The Conversation, W. Scott Poole, docente di storia, ha scritto che, al di là di qualche caso isolato, gli avvelenamenti con le caramelle sono però una leggenda metropolitana; il che è senza dubbio una buona notizia. Peccato i lati poco piacevoli di Halloween non si fermino qui, dato che sono le cronache a riferire come nella «notte delle streghe» tendano a verificarsi episodi mortali con frequenza notevole.

Per cominciare con l’Italia, nel 2007 la notte di Halloween, a Perugia, fu brutalmente uccisa Meredith Kercher. Era diretto in una discoteca sempre di Perugia e sempre la «notte delle streghe», nel 2011, un autobus finito in una scarpata con circa 50 giovani a bordo. Il 31 ottobre 2017 a New York un attacco terroristico compiuto dal sedicente Stato islamico si è concluso con 8 morti e 16 feriti. Nel 2019, sempre nella stessa fatidica notte, una bimba di 7 anni è rimasta gravemente ferita, a Chicago, da una pallottola vagante mentre faceva «dolcetto o scherzetto?»; è andata peggio a chi era a una festa ad Orinda, in California, dove dopo una sparatoria 4 persone sono rimaste uccise e numerose sono rimaste ferite. Lo scorso anno, una festa di Halloween nel quartiere di Itaewon, a Seul, si è conclusa con una calca soffocante che ha ucciso oltre 150 persone.

Ma questi, si potrebbe obiettare, sono singoli episodi che non provano nulla. Eppure chi si è preso la briga di esaminare i dati ha scoperto che sì, la notte di Halloween è davvero più pericolosa delle altre, risultando sinistramente legata alla morte. Uno studio uscito nel 2019 sulla rivista Jama Pediatrics, con cui si sono consultati i dati della National highway traffic safety administration – per un totale di oltre 1,5 milioni di incidenti stradali, avvenuti tra il 1975 e il 2016 -, ha concluso come il rischio di morte per i pedoni la notte di Halloween sia il 43% più alto. Molti di questi incidenti mortali hanno per vittime bambini, come sottolineato da Christopher Ingraham sul Washington Post. In effetti, quando gli autori dello studio, guidati da John A. Staples dell’Università della British Columbia, hanno esaminato le morti stradali per età, hanno scoperto come la notte di Halloween i pedoni di età compresa tra i quattro e gli otto anni scontino una probabilità 10 volte più elevata d’esser uccisi, rispetto ad altre sere del periodo; un dato che aggrava quello – d’una probabilità di morte 4 volte superiore – già osservato tra il 1975 e il 1996. Sarà perché in quella notte i piccoli escono più numerosi e più a lungo sulle strade? Possibile.

Sta di fatto che, anche là dove non ci scappa il morto, nella «notte delle streghe» ci sono comunque rilevazioni preoccupanti; si pensi a quelle delle forze dell’ordine in Canada in occasione della settimana di Halloween 2008, che hanno registrato – rispetto alla precedente – aumenti del 20% di reati violenti, del’11% di violazioni delle proprietà e del 53% del consumo di stupefacenti. Secondo il criminologo James Alan Fox, già preside della Northeastern University di Boston, «il conteggio dei crimini violenti serali del 31 ottobre» è addirittura «circa il 50% più alto rispetto a qualsiasi altra data dell’anno, e circa il doppio della media giornaliera». Nessuna esagerazione: a Los Angeles nel 2014, quando Halloween cadeva di venerdì, rispetto al solito i crimini sono saliti del 56%.

Sarà anche per questo che un’indagine pubblicata nel 2020 sulla rivista Public Health, pur non registrando l’aumento d’episodi mortali, ha comunque rilevato un maggiore rischio, ad Halloween, d’incidenti, cadute e lesioni, specie tra i giovani maschi. Le cattive notizie non finiscono qui. Un lavoro su Social Science & Medicine, richiamato il simbolismo negativo della «notte delle streghe», ha registrato come essa sia associata a meno nascite, parti cesarei inclusi. Insomma, che la serata del «dolcetto o scherzetto?» sia sinistra pare confermato.

Il punto è che pare essere pure sulfurea. Lo dicono con sorprendente convergenza tante testimonianze di ex satanisti. Si pensi ai racconti di Cristina Kneer e di Eugenio Masias. Oppure a quella di Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al cristianesimo, che su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli. Dettagliato è anche il resoconto di «Michela», ex satanista ora suora consacrata che nel suo libro – Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’Inferno (2007) – ha scritto: «Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei defunti, c’era […] l’unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva».

Anche il celebre esorcista padre Gabriele Amorth definiva «Halloween» come «una trappola del demonio, che le prova tutte». Amorth forse esagerava? Difficile. Anche padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione internazionale esorcisti, in un’intervista ad Avvenire ha dichiarato che nella sua «esperienza come quella di altri esorcisti» ha visto «come la ricorrenza di Halloween incluso il periodo di tempo che la prepara, sia di fatto per alcuni giovani, un momento privilegiato di contatto con realtà settarie o comunque legate al mondo dell’occultismo, con conseguenze anche gravi non solo sul piano spirituale, ma anche sul piano dell’integrità psicofisica».

In effetti, su quest’ultimo aspetto i dati riportati sono chiari. «È ormai ben noto», ha aggiunto sempre padre Bamonte, «che la ricorrenza di Halloween è nel calendario degli occultisti, dei maghi e dei cultori di satana, una delle “festività” più importanti». Insomma, padre Amorth non esagerava; proprio come non esageravano «Michela» e quanti denunciano i pericoli d’una notte, comunque la si pensi, più violenta e rischiosa delle altre, specie in un mondo, per dirla con Chesterton, in cui non credendo più a Dio ormai si crede a tutto. Diavolo compreso.


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