- Dietro gruppi sportivi di ispirazione musulmana si celano centri di reclutamento e addestramento di futuri soldati di Allah. Come all’Aia, in Olanda.
- «Così le arti marziali sono terreno fertile per l’islam radicale». Il criminologo Franco Posa: «In certe discipline l’onore e il coraggio si legano all’identità etnica e religiosa. Anche i social fanno la loro parte».
- Francia, Germania, Austria: è caccia ai circoli clandestini.
Lo speciale contiene tre articoli.
Un gruppo sportivo islamico con sede all’Aia che si fa chiamare «Full Force», preoccupa sempre di più le autorità olandesi visto il successo che ottiene sia in termini di adesioni che sui social network. Il gruppo, guidato da Enes Kürşat, che si fa chiamare «EKanon» sulle piattaforme social come TikTok, Facebook, X, Youtube e Instagram, promuove messaggi di forza fisica e spirituale abbinati a una retorica pericolosa al punto che definisce il suo gruppo «un esercito pronto a conquistare il mondo per amore di Allah». Kürşat, che è diventato un influencer a livello globale, pubblica continuamente video che mostrano allenamenti di gruppo in discipline come la callistenia (una serie di discipline sportive che utilizzano il peso del corpo come resistenza per sviluppare l’armonia e la forza del corpo) e il wrestling. Questi video, spesso accompagnati da versetti del Corano o con i nasheed (canti islamici), invitano i seguaci, o quelli che Kürşat chiama «soldati», a unirsi «a un esercito pieno di fratelli».
La retorica di Kürşat sta suscitando reazioni indignate tra i cittadini, ma tra gli addetti ai lavori c’è la preoccupazione che l’Olanda non abbia ancora compreso che si tratta di una potenziale minaccia alla sicurezza. Un membro delle forze dell’ordine olandesi, da molti anni impegnato nella lotta contro i fondamentalisti, afferma: «Gli olandesi non si rendono conto di trovarsi già in un conflitto. Forze ostili ai valori e alle libertà occidentali sono ben organizzate e lavorano attivamente per trasformare la nostra società in uno Stato islamico. Ciò che risulta ancora più inquietante è l’atteggiamento dei nostri politici, che, per ingenuità o ambizione personale, credono di poter gestire queste forze e persino sfruttarle, mettendo così a rischio la stabilità dell’Occidente dall’interno. Non si rendono conto che li stanno usando».
I video, che contengono richiami come «Non c’è potere o forza se non in Allah», presentano il fitness come una forma di devozione, incoraggiando gli spettatori a «raggiungere il loro pieno potenziale» seguendo i principi islamici della sharia. Enes Kürşat, che oggi ha quasi un milione di follower sui social, descrive Full Force come «un percorso per raggiungere obiettivi fisici, mentali e spirituali», allineati con gli insegnamenti religiosi islamici, indicando il profeta Maometto come il modello di vita da adottare.
Full Force, pur presentandosi principalmente come un gruppo sportivo, è anche un’importante attività commerciale. A conferma di ciò, ha lanciato una linea di abbigliamento promossa come «conforme alla sharia», presentata come una scelta di vita islamica per «i soldati musulmani» che desiderano seguire l’esempio del profeta Maometto. Il marchio, disponibile sul loro sito web, offre abbigliamento sportivo e foulard, promuovendo un messaggio di identità islamica nella vita quotidiana. «La nostra missione è dare il buon esempio», si legge sul sito del gruppo, «con un marchio pienamente conforme alla legge islamica». Le attività del gruppo vanno oltre i social network, ospitando eventi aperti nei parchi dell’Aia, dove si impegnano con i giovani musulmani e convertiti, introducendoli ai regimi di allenamento sotto la bandiera di Full Force. Alcuni video mostrano i membri a viso coperto che puntano il dito verso il cielo come i terroristi dell’Isis, mentre altri invitano gli spettatori a unirsi a quello che viene esplicitamente chiamato «esercito». Ai giovani partecipanti viene spiegato che: «Il più grande influencer di tutti i tempi è il profeta Maometto, con oltre un miliardo di follower senza alcun account social, che ci ha guidato con il buon esempio. Come musulmani crediamo che non ci sia esempio migliore del percorso che il nostro profeta ci ha mostrato».
Dopo oltre un mese di analisi del gruppo sui social network, è emerso chiaramente che il suo obiettivo va ben oltre il semplice allenamento fisico, che spesso è quello utilizzato nei campi di addestramento dell’Isis e di al-Qaeda. Il messaggio che trasmette si lega a sentimenti in sintonia con un’ideologia islamica globale. Non si tratta solo di un gruppo di appassionati di fitness: le sue attività ricordano quelle osservate in Russia e nel Caucaso, dove alcune reti salafite radicali sfruttano le scuole di arti marziali miste, kickboxing o Muay thai, per estendere la loro influenza. Attraverso queste strutture, reclutano e indottrinano giovani, avvicinandoli alla lotta armata jihadista. Negli ultimi anni sono decine i casi di giovani che sono passati in pochi mesi dalle palestre ai campi di battaglia del «Siraq», dove si sono fatti ammazzare mentre imbracciavano un kalashnikov che avevano imparato a usare in pochi giorni. Tra i più noti c’è sicuramente Valdet Gashi, kickboxer tedesco di origine kosovara-albanese nato nel 1986, campione europeo e due volte campione del mondo nella divisione superleggera di Muay thai. Nel gennaio 2015 dopo aver aperto una palestra a Winterthur (Svizzera), Gashi lasciò la Germania per unirsi ai militanti dello Stato islamico in Siria. Per coprire la sua destinazione, dichiarò di essere diretto in Thailandia per una missione sportiva. All’epoca era sposato e padre di due figli, che abbandonò al momento di unirsi agli estremisti. In seguito, confessò di aver aderito all’Isis e di aver partecipato alle pattuglie nella zona di Manbij e lungo il fiume Eufrate, vicino al confine tra Siria e Turchia. Gashi venne ammazzato il 4 luglio 2015 in seguito a una faida interna nei dintorni di Damasco, pare per questioni relative a un traffico di droga.
Gruppi come Full Force rappresentano un inquietante segnale d’allarme sul crescente radicamento di gruppi islamisti nelle società europee. Attraverso piattaforme popolari, questi movimenti cercano di indottrinare giovani vulnerabili e reclutare nuovi adepti per la causa jihadista. Sebbene Full Force si presenti come un’iniziativa di automiglioramento, occorre restare in guardia: dietro questa facciata si cela un obiettivo ben più insidioso, ossia il richiamo a unirsi a un vero e proprio «esercito» in nome di Allah.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >