La Ue frena ancora le nozze Ita-Lufthansa
Ansa
Ennesimo rinvio (al 4 luglio) della verifica antitrust sulla fusione. La Commissione, su pressione di Parigi che punta a tutelare Air France, chiede di tagliare più rotte. Salvini: «Se lavorano per far saltare l’operazione è un atto ostile verso l’Italia e gli italiani».

Atto ostile contro gli italiani. Non le manda a dire Matteo Salvini dopo che dalla Commissione Ue arriva l’ennesima fumata grigia sull’operazione Lufthansa-Ita Airways, varata un anno fa e da ben sei mesi sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust europeo. Una lente un po’ alla francese, visto che dietro la continua richiesta di nuove rinunce sulle tratte aeree c’è l’intenso lobbying, neppure troppo mascherato, dei francesi e delle compagnie low cost.

Il vicepremier italiano, che è anche ministro delle Infrastrutture e trasporti, dopo mesi di continui cavilli e rinvii da Bruxelles, ha deciso di alzare la voce e ha parlato apertamente di boicottaggio. «Boicottare l’unione tra Ita e Lufthansa sarebbe un danno enorme», ha detto. Un danno «innanzitutto per i lavoratori» e «se la Commissione europea facesse perdere tempo sarebbe gravissimo. Se qualcuno in queste ore sta lavorando per far saltare l’operazione è un atto ostile verso l’Italia e gli italiani». E il leader della Lega, che parlava ai microfoni di Tgcom24, ha aggiunto che «sarebbe l’ennesima dimostrazione che a Bruxelles ci sono cittadini di serie A e serie B».

L’uscita di Salvini si spiega anche con il fatto che ieri c’è stato l’ennesimo rinvio (al 4 luglio) della procedura di verifica antitrust dell’operazione italotedesca, con quei 325 milioni che sono la salvezza dell’ex Alitalia e che ora rischiano di sfumare per il muro di gomma di una Commissione Ue ormai in scadenza. Martedì si è scoperto che la Commissione non ritiene ancora sufficienti gli impegni già presi dalle due compagnie per ottenere il sospirato semaforo verde. Ita e Lufthansa hanno già accettato di ridurre gli slot su Milano Linate, su alcune tratte per il Nord Europa e sulle rotte intercontinentali. Tuttavia il commissario Ue Margrethe Vestager, che sugli aiuti di Stato alle banche tedesche (e tutto sommato anche su Monte Paschi) è stata un agnellino, continua a impuntarsi e chiede altre rinunce. Con il rischio di rendere la vendita di Ita Airways poco vantaggiosa e di far scappare Lufthansa. Per la gioia di Air France e delle varie Ryanair.

Martedì era stato Giancarlo Giorgetti ad affrontare la questione con la Vestager, in un incontro piuttosto spigoloso e al termine del quale Italia e Commissione sono rimasti ognuno sulle proprie posizioni. Il ministro del Tesoro ha evitato di attaccare a testa bassa e ipotizzare una qualche malafede, ma si è limitato al sarcasmo, usando metafore giudiziarie e parlando di «attesa per il verdetto Ue», ora previsto entro il 4 luglio, e facendo pesare che su questa storia «così complicata, ci vuole tanta pazienza». «La corte entra in camera di consiglio e poi ci daranno il verdetto», ha allargato le braccia Giorgetti.

Attualmente Ita Airways è controllata ancora al 100% dal ministero dell’Economia, che l’ha salvata con una serie di ricapitalizzazioni dopo una privatizzazione fallimentare e un’avventura assai infelice anche con Air France. Che non riuscendo a tornare sul luogo del delitto sembra da mesi molto attiva nel ruolo di «suggeritore» della Vestager. Per evitare una maxi multa per violazione del divieto di aiuti di Stato, Via XX Settembre ha dovuto promettere la cessione della maggioranza delle quote e, con molta fatica e quando le low cost già pregustavano un nuovo banchetto sulle rotte italiane, a maggio dello scorso anno ecco l’accordo con i tedeschi. L’impegno è di cedere il 41% di Ita a Lufthansa in cambio di 325 milioni, affidando alla compagnia tedesca il controllo e la gestione operativa. Lufthansa si è inoltre riservata la possibilità di salire fino al 100% del capitale entro il 2026. L’accordo, subito pubblicamente criticato dai concorrenti, è stato notificato a novembre a Bruxelles, che di solito se la cava con due mesi di istruttoria. Ma a gennaio è arrivato il semaforo rosso e la richiesta di nuovi «chiarimenti», ovvero rinunce, da parte delle due compagnie. Sulla decisione della Vestager pesava, e pesa, la paura di un ricorso di Air France contro un eventuale via libera. Il termine della decisione è stato così spostato al 6 giugno, ovvero a poche ore dalle elezioni europee e dall’avvio delle procedure per la nascita di una nuova Commissione. Ora, la data è stata ulteriormente spostata al 4 luglio, con sempre nuove richieste di togliere voli sull’Italia. Così, a un anno dalla chiusura dell’operazione Ita-Lufthansa, tutto è ancora sospeso con danni facilmente immaginabili, ad esempio, anche sull’organizzazione e sulla predisposizione delle flotte. E questo spiega il duro intervento di Salvini, che un po’ come tutti vede una manina francese dietro i distinguo e la melina di Bruxelles.

A questo punto sarebbe forse il caso di affrontare anche il tema delle competenze antitrust in Europa. L’economista dei trasporti Ugo Arrigo lo ha scritto a febbraio su lavoce.info: in questa vicenda «emerge il peccato originale dell’antitrust europeo: l’essere affidato direttamente alla Commissione anziché a un’Autorità indipendente, come avviene nei singoli Paesi e anche nel nostro con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato». Già, perché il Commissario Ue alla concorrenza è in sostanza un ministro, una figura molto politica e di cui è complicato garantire l’indipendenza.

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