C’è una regione italiana che sfida apertamente la California per il titolo mondiale di campione woke dell’anno: è l’Emilia-Romagna. Poiché l’amministrazione non ha priorità idrogeologiche, ricostruzioni post alluvionali in ritardo, casse di espansione da finanziare dopo a decenni di paralisi green, cittadini da rimborsare, si può puntare al record. Evidentemente (nonostante i pianti greci) i forzieri traboccano di denaro come quelli di zio Paperone, così il governatore Michele De Pascale ha deciso di mandare avanti progetti strategici per il futuro del territorio. Eccone due: lo sviluppo del turismo transgender e lo schwa (l’uso dell’asterisco) negli atti riguardanti i dipendenti.
La rincorsa al primato planetario ha ragion d’essere dopo la frenata imposta da Donald Trump (e dai consumatori) ai deliri arcobaleno di numerose aziende statunitensi. Se laggiù sotto il Golden Gate è cominciato il riflusso, ci sono speranze che fra San Lazzaro di Savena e Viserbella avvenga il sorpasso. La Regione Emilia Romagna è così orgogliosa dell’iniziativa da delinearne orizzonti biennali e un finanziamento in solido di 140.000 euro (Iva compresa) dei contribuenti. Il dossier si chiama «Emilia-Romagna Rainbow» e punta sulla spinta al turismo Lgbtq+. Fa parte dei «progetti trasversali regionali» approvati dalla Cabina di regia che supervede attività e investimenti.
Lo scopo è ovviamente strategico. Nella risposta a un’interrogazione dell’opposizione per sapere se è tutto vero, si legge: «Il progetto è uno degli interventi di promo-commercializzazione turistica. Ha colto anche le istanze degli operatori economici regionali con l’obiettivo di conquistare nuove fasce di mercato ed accrescere i movimenti incoming verso la regione Emilia-Romagna, con alla base un’analisi approfondita del mercato turistico». La strategia rainbow con implementazioni incoming si snoda in due fasi. La prima è elementare: mappatura dell’offerta turistica specifica (significa che finora non lo sanno). La complessità della seconda si coglie già dal titolo: «Sviluppo del progetto di Destination Management Lgbtq+ oriented». Svolgimento: webinar e workshop per enti pubblici e privati sui temi del turismo, ideazione del prodotto turistico Lgbtq+ oriented (individuazione di itinerari arcobaleno), richiesta e ottenimento della certificazione «Queer Vadis», fondamentale per essere inseriti nel circuito internazionale. Seguiranno campagna di marketing e corsi di formazione. Tutto a carico della Regione.
La stessa Regione che meno di due mesi fa ha varato la più dolorosa stangata Irpef degli ultimi 20 anni, con aumenti per le fasce di reddito medie e alte; una manovra da 300 milioni «necessaria per mettere in sicurezza i conti e i servizi della Sanità regionale», aveva spiegato De Pascale. Allora i forzieri erano stranamente vuoti. Oltre ai denari dalle tasse, la finanza regionale ha previsto introiti importanti dalle prestazioni farmaceutiche (70 milioni), dalle tasse sui veicoli e dai parcheggi (50 milioni). Allora il governatore aveva tentato di gettare gli aumenti sulle spalle del governo, pur essendo i rami di spesa di competenza regionale. Ora dev’essere tornata l’età dell’oro.
L’operazione Rainbow è molto criticata dall’opposizione. La capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Marta Evangelisti, guida la protesta. «Riteniamo inaccettabile che, in un periodo di crisi economica e sacrifici imposti ai cittadini dalla giunta De Pascale, vengano stanziati fondi pubblici per webinar e workshop, invece di sostenere in modo equo tutto il comparto. Il turismo in Emilia-Romagna deve essere aperto e accogliente per tutti, come è sempre stato, senza creare segmentazioni di mercato basate sull’orientamento sessuale. Il progetto Emilia-Romagna Rainbow è il contrario dell’inclusione ed evidenzia l’ipocrisia della sinistra. La priorità dovrebbe essere il sostegno alle famiglie, alle imprese in difficoltà e al rilancio generale del settore , senza strategie di marketing divisive».
Il governatore tira dritto, c’è la California arcobaleno da sorpassare. Dopo le implementazioni incoming ecco il tocco di classe: il primo aprile è stata inviata a tutti i dipendenti regionali una comunicazione ufficiale contenente l’uso dell’asterisco per indicare i collaboratori e le collaboratrici, nonché per fare riferimento alle categorie di lavoratori senza distinzione di genere. Una mossa necessaria per pareggiare i conti con il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che nell’adozione del leggendario schwa è avanti di qualche anno. Un’iniziativa diplomatica tutta interna al Pd con lo scopo di entrare nel cerchio magico di Elly Schlein, molto sensibile a queste espressioni di concretezza istituzionale. Ora il dubbio impera: è stato un test o l’inizio di una nuova era del linguaggio amministrativo La certificazione Queer Vadis prima di tutto.
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