- L’evento torna dopo anni. Dal 17 luglio al 17 agosto in mostra anche lo smoking di Kennedy e le copertine di «Arbiter»
- Cinque modelli, più uno esclusivo in vero corno sostenibile, in vendita da fine settembre
Lo speciale contiene due articoli
Allora, e parliamo del 1952, fu una vera e propria rivoluzione. Riunire tutti i sarti in un unico evento pareva impensabile dato che fino a quel momento ogni città italiana aveva vantato una sua tradizione sartoriale. Ma il richiamo del Festival della moda maschile italiana al Casinò di Sanremo, che riparte il 17 luglio, fu irresistibile e ben in 70 aderirono alla nuova manifestazione che per anni tenne banco. «Tutto partì da Michelangelo Testa, direttore ed editore di Arbiter», racconta Franz Botré, oggi direttore e editore dello rivista, «presente al Casinò di Scheveningen, in Olanda, dove si teneva un’adunanza di maestri sartori internazionali. Fu portato in trionfo un italiano, Brioni. Testa ebbe allora l’idea di fare qualcosa di simile in Italia». Senza dimenticare che la moda donna era già partita. «Giovanni Battista Giorgini, un nobile toscano, aveva deciso di organizzare la prima sfilata di moda femminile a Villa Torrigiani a Firenze, dando il la all’internazionalizzazione del settore». Si era così innescato un processo di evoluzione di quello che era il concetto sartoriale. Testa, con gli organizzatori del Casinò di Sanremo, diede vita al Festival della moda maschile.
L’anno prima, in quelle stesse sale, sulle note di Grazie dei fiori, Nilla Pizzi aveva vinto una gara canora destinata a fare la storia e il Casinò era più che mai il «centro della vita mondana internazionale», come descritta nelle réclame delle riviste chic. «Spontaneo, umano, vero, il Festival della moda maschile di Sanremo», si legge tuttora sul Dizionario Italiano della moda, «portava alla ribalta autentici maghi dell’ago e della forbice, provenienti da ogni parte d’Italia, e talvolta dall’estero, uniti dal medesimo entusiasmo e dalla medesima passione per il proprio lavoro. Era una giusta ribalta per una grande scuola sartoriale che aveva le sue punte a Napoli, in Abruzzo, a Roma e a Milano. Dopo la morte di Testa, qualcuno, fra alti e bassi (più bassi che alti), tentò di far rivivere la rassegna. Ma era mancato il capo carismatico».
È stato così? «Il Festival ebbe un grande successo», continua Botré, «all’epoca i sarti erano una sorta di casta, un po’ come gli chef oggi, erano autorevoli, avevano cultura. Testa andò avanti fino al 1962 e si interruppe quel filo conduttore artigianale diventando altro. Era sempre stato sostenuto da Ermenegildo Zegna e altri e fu proprio Zegna a prenderne il testimone e a portarlo avanti dal 1963 al 1968 creando anche un giornale apposta, Top. E la confezione era lì lì per esplodere». La manifestazione, all’inizio, fu addirittura criticata e «sottoposta agli strali dell’ironia in particolare per l’invenzione della figura dell’indossatore. I critici più benevolenti la qualificarono come curiosa e provocatoria e molte località turistiche si rifiutarono di ospitarla», si legge in un resoconto di Gianni Moreschi, fotografo ufficiale del Casinò. Fino a quel momento, infatti, quello del modello era un mestiere impraticabile, sconveniente e reputato poco virile. Velocemente le cose cambiarono e l’abbigliamento «pronto da portare» fece il suo prepotente ingresso.
Oggi il Casinò di Sanremo, Confartigianato nazionale, il Comune di Sanremo, con la collaborazione degli Annali della Moda del 900 e di Arbiter, hanno deciso di lanciare il Festival della Moda Maschile 1952-1990 – La Grande Bellezza dei Maestri Sartori. L’evento, quindi, torna dopo tanti anni. «Fa parte del recupero che vogliamo dare a tante nostre tradizioni e aiuta a comprendere che il Casinò non è solo il posto dove ci si può intrattenere giocando ma è anche un luogo che ospita avvenimenti culturali, musica, dove c’è la storia del costume», spiega Adriano Battistotti, presidente del Casinò di Sanremo, «Le sfilate e i gala hanno segnato le epoche. E noi vogliamo riprendere tutto questo per attirare una clientela un po’ diversa». Si partirà con un convegno con Fabio Pietrella, presidente nazionale Confartigianato moda; il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni; Antonella Mulè, responsabile degli Annali della moda del 900; Carlo Donati, maestro sartore di Firenze; Franz Botré. «Dal Casinò di Sanremo sono partite tante mode», prosegue il presidente, «e si è sentita l’esigenza di andare incontro ai desideri di una clientela matura e internazionale. Oggi, come in altri campi, c’è il prodotto di massa che consente a molti di vestirsi in modo decoroso senza spendere troppo o di arredare la casa. Ma è anche vero che continua a esserci tutta una serie di persone cui piace il prodotto di nicchia. E il ritorno della sartoria italiana è molto sentito. Arbiter ne ha fatto una missione».
Prevista anche una mostra con 24 copertine di Arbiter e capi straordinari (fino al 17 agosto). Come i l’abito dinner jacket tre pezzi, completo di papillon, realizzato per John F. Kennedy nel 1963, parte di un intero guardaroba che la famiglia Litrico con Angelo creò per il presidente americano. E poi la sezione riservata a La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino firmata da Attolini Cesare spa, in cui si può ammirare una selezione delle giacche che Jep Gambardella, al secolo Toni Servillo, indossò nella pellicola premio Oscar 2014.
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