Ma che ne sanno ’sti teppisti del carovita
(Ansa)

Nel tentativo di scimmiottare i pari età francesi, anche gli studenti italiani sono scesi in piazza, fiancheggiati dalla compagnia di giro che da decenni porta in scena la stessa tiritera della contestazione. Quelli che un tempo si credevano la più bella gioventù oggi coccolano gli ennesimi figli della nidiata movimentista: o lo fanno dalle colonne dei giornali dove hanno trovato comodo riparo o lo fanno nei salotti culturali del fighettismo sinistrorso oppure da dietro le cattedre di licei e università.

Proteste studentesche, slogan riciclati e rivoluzionari da social

Di nuovo non c’è nulla nel mandare in scena il remake di contestazioni altrui, o nel rimasticare slogan svalutati e nel cantare in corteo la solita Bella Ciao, che per questi ragazzotti ha più il senso della «Casa di Carta» che altro. Cantano di libertà e si riprendono con telefonini poco proletari, infilando video e foto nelle piattaforme social di feudatari globali, burattinai di contestazioni à la carte in cui cadono questi follower che s’atteggiano a rivoluzionari.

Tutto davvero ridicolo e tremendamente consumato. Una rottura di palle, un vero e proprio fastidio, che però viene tollerato in nome della libertà, della democrazia e di ogni bella parola che se te la infili in bocca sei dalla parte giusta. E ti sei risparmiato la scocciatura di dover spiegare perché ’sti ragazzotti che protestano sono delle scimmiette ammaestrate, dei fessacchiotti da like. Ormai l’ho detto, quindi amen.

No Meloni day, dalle proteste contro il carovita agli scontri

Onestamente mi interessa poco dover star dietro a questo branco in movimento sparso, senza cultura ma che si sente sufficientemente strutturato per spiegare come gira il mondo, Striscia di Gaza compresa ovviamente. Pertanto non me la prendo con questa schiera di gggiovani, me la prendo con tutti gli altri che tollerano, che coprono, che giustificano, che usano le loro ingenuità. Nelle piazze italiane si azzardano incendi pericolosi da maneggiare: a Roma incappucciati lanciano bombe carta e bruciano bandiere di Usa e Israele; a Torino volano sassi contro la polizia; a Bologna si assalta la stazione; a Verona si incendiano cassonetti.

Lo sciopero, proclamato dal movimento Osa con il titolo «No Meloni day», chiede ufficialmente di contrastare il decreto Valditara, il carovita, il caro benzina, come se questi ragazzotti sapessero davvero il costo della vita: proprio loro che se un influencer fa schizzare un paio di scarpe di pezza alle stelle sono disposti a tutto pur di averle! Ma per favore! Questa è una generazione che non ha il senso della misura e della spesa, ma sfila contro il caro vita. Che invece è una grana mica da ridere, ma per i loro genitori.

Landini, Schlein e Conte: il coro politico contro il governo

Così oltre a teppisti e delinquenti che sfasciano e ingaggiano i soliti scontri con la polizia, ecco la schiera degli adulti adulatori. Il capo della Cgil, Maurizio Landini, da un palco diverso, dice che «questo Paese non sta dando speranze e futuro alle nuove generazioni»; senza rendersi conto che il suo sindacato si regge per metà degli iscritti sui pensionati! Contesta le spese in armi come se fosse l’unico a pensarla così: da queste parti non ci siamo risparmiati critiche alle folli spese militari promosse dall’Europa, ma almeno siamo coerenti nel puntare l’indice contro la Ue. Sulla stessa frequenza d’onda ci sono la Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e compagnia varia: un coro tragico.

Lavoratori poveri e carovita: i problemi reali delle famiglie

Chiudo col direttore della Caritas di Roma, Giustino Trincia, che nello stesso giorno delle proteste ha richiamato l’emergenza dei lavoratori poveri. Sì, è vero: lo sappiamo che c’è un pezzo di Paese che fa gran fatica. Ma guarda caso è un pezzo di Paese che, se conserva la fiducia verso le istituzioni, si fida più del governo che dell’opposizione.

Pil e crescita italiana: cosa dicono i numeri

Forse perché nella crisi globale Meloni e il centrodestra si sono mossi capitalizzando ogni spazio possibile, tant’è che i numeri veri raccontano un’Italia diversa da quella «sull’orlo del collasso» sulla bocca di Elly, Giuseppe e compagni. Il Pil non galoppa a doppia cifra (nessuno lo sostiene, e sarebbe ridicolo farlo) ma cresce: +1% tendenziale nel secondo trimestre 2026, crescita acquisita per l’anno allo 0,8% secondo l’Istat, con Fmi, governo e Ufficio parlamentare di bilancio che convergono in un intervallo tra lo 0,8 e l’1,1%. Non è il boom, ma non è nemmeno l’abisso di sfiga che dicono Landini e il centrosinistra. È quel «ce la caviamo» che riporta all’adagio andreottiano del «meglio tirare a campare che tirare le cuoia».

Carovita e crisi economica, la prova di maturità della politica

Nella differenza tra raccontare un problema specifico, circoscritto, misurabile (il potere d’acquisto eroso dal carovita, l’aumento dei bisogni sanitari) e usare quello stesso problema come prova di un collasso generale del sistema-Paese che i dati macro non confermano, sta la prova di maturità della classe dirigente.

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