Chi ha ucciso la scuola
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  • Il decreto non accorcia i tempi per risolvere i guai. Le strutture hanno bisogno di ristrutturazioni per le norme di sicurezza e antisismiche. Servono 200 miliardi di euro e meno burocrazia, ma il governo continua a non pensarci.
  • «Le dannose semplificazioni di Berlinguer». Il linguista Massimo Arcangeli: «L’università fatta solo di test ha ridotto la capacità di approfondire».
  • «I sindacati hanno piegato la politica». Il pedagogista Giorgio Chiosso: «Tutti assunti senza meriti in una giungla di sigle incomprensibili».
  • «L’illusione che la tecnologia risolva tutto». Lo storico Alfonso Scotto Di Luzio: «La digitalizzazione marca le differenze sociali e non è formativa».

Lo speciale comprende quattro articoli.

Prima lezioni a giorni alterni tra casa e aula, poi i pannelli di plexiglas, poi i doppi turni, infine tutti nei parchi. Non conosce limite la creatività degli esperti convocati dalla ministra Lucia Azzolina per disegnare la scuola post Covid da settembre. Una raffica di proposte, una gara a chi la spara più grossa mentre le famiglie sono sempre più disorientate. In questo trionfo della fantasia si perdono di vista i reali problemi del sistema scolastico: preparazione degli insegnanti, qualità dello studio, stato dell’edilizia scolastica.

Le strutture hanno deficit storici. Il 60% dei 40.000 edifici scolastici risale a prima del 1966 e la solidità andrebbe verificata. Dal 2013 si sono verificati oltre 200 crolli. In molte aule piove. La carenza della manutenzione ordinaria e straordinaria dipende soprattutto dalla frammentazione di responsabilità e competenze distribuite tra Stato, regioni, enti locali e singole scuole, in merito alla proprietà e alla conduzione degli edifici. Cittadinanzattiva ha rilevato che solo 1 scuola su 3 ha la certificazione di prevenzione degli incendi e il 26% ha l’agibilità. Poco più del 40% dei nidi possiede il collaudo statico e meno della metà è dotato dell’agibilità igienico sanitaria (47%).

Gli edifici scolastici continuano a essere difficilmente accessibili ai disabili. Secondo l’ultimo aggiornamento biennale del ministero dell’Istruzione, risalente all’ottobre del 2018, solo 1 scuola su 3 ha rimosso totalmente le barriere architettoniche. La digitalizzazione procede a rilento. La connessione a internet non è capillare e in molte realtà funziona male, come emerso durante la pandemia: ad esempio, lo spessore dei muri – pensiamo alle scuole umbertine – può disturbare la qualità del collegamento in rete.

Secondo l’Unione delle Province, che hanno in carico la manutenzione delle scuole secondarie dove ogni anno si iscrivono circa mezzo milione di alunni, sono due le emergenze: i fondi scarsi e le procedure burocratiche talmente complesse che fanno passare oltre tre anni da quando i soldi sono stanziati a quando arrivano agli enti.

Nell’ultimo Rapporto sull’edilizia scolastica della Fondazione Agnelli, si legge che servirebbero circa 200 miliardi per rendere più sicure e sostenibili gli edifici scolastici. Più che su nuove costruzioni, secondo lo studio, bisogna intervenire sulle strutture esistenti per renderle più sicure. Per accelerare i lavori di riqualificazione dell’edilizia scolastica, il governo ha previsto nel decreto Scuola alcune misure che dovrebbero applicare il modello Genova e sfoltire la burocrazia. La formula è quella di assegnare poteri commissariali ai sindaci e ai presidenti di provincia, in modo da agire, per alcune procedure, in deroga alla normativa. Sono ridotti gli adempimenti per le occupazioni di urgenza e le espropriazioni delle aree che dovrebbero avvenire in tempi dimezzati. Sono deroghe utili ma non risolutive. E comunque i poteri straordinari varranno per un arco temporale ristretto, fino a dicembre 2020. Ma bastano 6 mesi, con la pausa estiva e le difficoltà legate alle misure sanitarie, per avviare i lavori?

Guido Castelli, ex sindaco di Ascoli e ora presidente di Ifel-Anci, spiega i punti deboli del provvedimento. «Le deroghe alla normativa sono utili ma non risolvono l’ostacolo principale alla velocità di apertura di un cantiere, cioè non producono effetti significativi sulle gare di importo superiore alla soglia comunitaria: 5.350.000 euro per i lavori e 214.000 euro per i servizi di progettazione». Questo vuol dire che sopra questi tetti bisogna fare gare di rilievo europeo, che presentano complessità tali da rallentare i tempi. Il meccanismo è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa mentre, come chiesto dagli studi professionali, sarebbe più rapido procedere con la formula del minor prezzo. Tutti aspettavano la deroga al vincolo europeo, ma il decreto Scuola «lo ha fatto in modo modesto», dice Castelli. «Tra stanziamento e fine lavori, anche andando veloci, passano dai 7 ai 12 anni. Solo la gara di progettazione richiede 3 anni con rimpalli estenuanti tra Anac e Regione. Con il decreto non prevedo grandi accelerazioni».

Per Castelli indica la soluzione è il «partenariato pubblico-privato. Consentirebbe di gestire anche la manutenzione dei plessi scolastici. Un’operazione di questo genere dovrebbe però prevedere la defiscalizzazione dei lavori e dei canoni con cui i Comuni remunerano l’investimento privato, e la formazione dei funzionari pubblici chiamati a validare le procedure». Da accelerare sono anche i lavori antincendio. Sono state pubblicate le graduatorie per il finanziamento di 1.405 lavori di adeguamento alla normativa antincendio per oltre 96,2 milioni stanziati. I tempi di attuazione sono una scommessa.


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