Renzi si dà alla sanità per mettere bocca sui soldi dell’Europa
Terzo cambio di commissione per il leader di Italia viva. Nel mirino i 19.7 miliardi del Recovery destinati alla salute.

Prima membro della commissione Esteri fino al 29 luglio del 2020, poi Matteo Renzi transita alla Difesa e ora annuncia il suo terzo cambio di stagione in meno di una legislatura. Nella sua consueta enews, il leader di Italia viva ha fatto sapere di essere pronto per diventare membro della commissione Igiene e sanità già oggi presieduta dalla renziana Annamaria Parente.

«In tutto il mese di aprile Italia viva farà un lavoro di ascolto delle principali realtà sanitarie del Paese», scrive Renzi nella newsletter. «E proverà a elaborare un progetto sanità 2030 che abbia il respiro e l’orizzonte che l’Italia merita. Nel mio piccolo», aggiunge il senatore originario di Rignano sull’Arno, «anche io contribuirò a questo lavoro, trasferendomi anche dalla commissione Difesa alla commissione Sanità. Non basta il piccolo cabotaggio, il giorno dopo giorno, la risposta emergenziale: occorre un grande sforzo strategico sul come dipingere la sanità di domani e di dopodomani. E Italia viva lo costruirà offrendolo in spirito costruttivo al resto delle forze politiche».

Tradotto, il Mes è ormai tramontato e la battaglia non ha più senso nemmeno per quel che resta del Giglio magico. Fondamentale sarà invece avere voce in capitolo sul Recovery plan. Visto che gli altri cinque pilastri (dal digitale ai trasporti) sono già presidiati dentro il governo dai ministri a diretto riporto di Mario Draghi, nella valutazione di Renzi deve essere rimasto da presidiare il sesto pilastro, quello dedicato allo sviluppo della prevenzione e dell’assistenza territoriale, alla creazione di una telemedicina moderna, alla digitalizzazione del sistema sanitario nazionale e alla creazione di un network della ricerca scientifica. In tutto ci saranno sul piatto 19,7 miliardi da spendere e per Italia viva seguire da vicino gli iter di legge è un’opportunità da non perdere. Tanto più che la pandemia fino a oggi ha visto molto più attivo il Pd di Nicola Zingaretti che tramite lo Spallanzani ha creato un rapporto preferenziale con la sanità nel Lazio e con Reithera. A Renzi ora non sembrerà vero a sua volta di poter osservare da vicino le mosse del presidente della sua Regione, Eugenio Giani. Mentre la Toscana è travolta dal caos di un piano vaccinale inefficace, Giani si concentra sulla rete della Pharma Valley. Il primo tavolo di confronto si è tenuto il primo aprile (mentre infuriava il caos sulle mancate vaccinazioni dei cittadini fragili). A partecipare, oltre agli assessori Simone Bezzini e Leonardo Marras, i vertici di Menarini, Kedrion, Eli Lilly, Molteni Farmaceutici, Diesse Diagnostica, Aboca, Esaote, Abiogen, Fondazione Toscana Life Sciences e Gsk vaccines, che con il suo stabilimento di Rosia, in provincia di Siena, è già fra le dieci aziende italiane in corsa per costruire la filiera dei vaccini. Tutti vogliono sviluppare produzioni anti pandemiche, dagli anticorpi monoclonali ai sistemi diagnostici per rilevare il Covid, alle immunoglobuline anti virus. Il coordinamento del tavolo tocca a Paolo Tedeschi per conto della presidenza e in collaborazione con la Fondazione Tls, il cui ad è Fabrizio Landi un tempo vicino a Renzi. A vigilare sul progetto c’è anche Paolo Campinoti, già numero uno di Confindustria Siena e fotografato assieme al senatore di Italia viva nei paddock del gran premio del Bahrein. Nella newsletter pubblicata sabato, Renzi ovviamente si è limitato a raccontare un piano complessivo per una spesa sanitaria spalmata fino al 2030. Nella lunga letterina online ha omesso di citare i tagli mascherati che risalgono al suo governo. Quando diventa presidente del Consiglio, l’ex sindaco di Firenze sigla il Patto per la salute: 109 miliardi al Ssn nel 2014, 112 nel 2015 e 115 nel 2016. Il diavolo sta però nei dettagli. L’articolo 1 prevedeva «salvo modifiche». La legge di Stabilità 2015 chiede infatti alle Regioni un contributo alla finanza pubblica di 4 miliardi a fronte dei 2 in più previsti per il Ssn nel Patto per la salute. Le trattative si concludono con altri tagli pure per il 2016. Insomma, Renzi sul tema è ferrato. Così ora, quando scrive che bisogna sapere spendere i soldi per la salute degli italiani, parte da una base di lavoro semplice: fare l’opposto di quanto ha sottoscritto a Palazzo Chigi. Tutto spiegato? Non proprio. Restano, comunque, anomali i suoi cambi di commissione. Di solito i leader di partito siedono nella giunta degli Esteri che Renzi aveva già però abbandonato per sedersi in quella dedicata alla Difesa. Qui, nonostante sia stato uno scarso frequentatore, aveva sicuramente un buon biglietto da visita da aggiungere al curriculum del Renzi globe trotter. Soprattutto nel caso di visite in Medio Oriente. E soprattutto in vista della sua destinazione finale: segretario della Nato. Solo che ora, dopo la conferenza pagata in Arabia Saudita e – sul caso Kashoggi – l’estrema difesa del principe ereditario Mohammad Bin Salman sconfessata poche ore dopo addirittura da Joe Biden, per Renzi non è poi così conveniente sventolare certi biglietti da visita. La Nato è ormai visibile con il binocolo e soprattutto tira una brutta aria in Parlamento. Più di un partito vorrebbe estendere le norme della Spazzacorrotti dai partiti ai singoli parlamentari. In pratica, un deputato o un senatore non potrebbero più incassare soldi da Stati esteri o entità statali. Nemmeno sotto la voce di compensi per conferenze. In molti si chiedono se sia solo una coincidenza il rinnovato interesse da parte del senatore semplice per la poco globale sanità italiana.

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