2024-12-04
Il 71% dei prodotti di illuminazione venduti online in Ue non è conforme
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Formazione, innovazione e digitalizzazione rappresentano il percorso obbligato che ogni azienda dell’illuminazione deve intraprendere per raggiungere la leadership di mercato. Questa la riflessione che Assil, Associazione nazionale dei produttori di illuminazione, ha voluto portare al centro della propria Assemblea Generale che si è svolta ieri presso la sede di Imq Group.
Sono tante le sfide e le opportunità che attendono il comparto italiano dell’illuminazione a partire dai numeri di settore che a seguito della pandemia appaiono ancora in contrazione. Secondo il centro studi di Anie, nei primi tre trimestri del 2024, la produzione industriale italiana di illuminotecnica ha imboccato una decisa fase di recupero (+10,3% tendenziale), ma nonostante il trend positivo, la variazione del fatturato dell’illuminotecnica rimane in territorio negativo (-6,7%) a causa di una contrazione dei consumi da parte del mercato nazionale.
Il settore dell’illuminazione italiano, che opera con standard qualitativi molto elevati, si trova a dover gestire anche il tema della concorrenza sleale proveniente dai produttori dei Paesi extra-europei. Secondo la recente indagine di Lighting Europe (l’associazione di categoria che rappresenta l’industria dell’illuminazione in Europa) si stima che il 71% dei prodotti di illuminazione venduti online in Europa e ispezionati non sia conforme, mentre il 95% dei prodotti verificati non ha le necessarie certificazioni Weee e Ce né rispetta i requisiti di informazione che garantiscono il rispetto delle norme di Ecodesign, etichettatura energetica e sicurezza elettrica. Prodotti che arrivano soprattutto da Paesi extra Ue e che compromettono la sicurezza dei consumatori, la sostenibilità ambientale e la competitività delle imprese italiane ed europee.
Il tema della sorveglianza di mercato diventa quindi cruciale per scongiurare la competizione sleale. In occasione dell’Assemblea di Assil il sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Massimo Bitonci ha rimarcato: «Il Mimit è il principale responsabile del coordinamento delle attività di sorveglianza di mercato inclusa la verifica della conformità dei prodotti immessi sul mercato dalle direttive europee. La sicurezza dei prodotti rappresenta una priorità, non solo per garantire la tutela dei consumatori, ma anche per assicurare e promuovere il buon funzionamento del mercato». Il suo intervento è proseguito con un affondo sul ruolo dell’Europa evidenziando come «l’orientamento della Commissione europea è quello di favorire lo sviluppo di nuovi strumenti volti alla tutela del consumatore, nonché di definire requisiti e obblighi specifici per le piattaforme online come per esempio la registrazione dei siti in appositi sistemi quali quello di allerta rapida e il safety gate in caso di prodotti pericolosi». Sul fronte nazionale invece ha affermato: «Le azioni messe in campo mirano da un lato alla tutela del mercato attraverso delle norme di anticontraffazione presenti nella legge quadro per il Made in Italy e tramite campagne di sensibilizzazione promosse sul tema. Dall’altro, attraverso un sistema agevolativo volto a favorire e a supportare il green deal europeo».
Dall’Assemblea di Assil arriva un messaggio molto forte rispetto alla necessità di trovare regole di mercato certe che consentano da una parte di commercializzare prodotti di qualità, dall’altra, di operare in un mercato regolato dove tutte le aziende possano giocare la stessa partita. «Occorre incentivare una competizione leale» - ha sottolineato Carlo Comandini, presidente di Assil -. «Per farlo sono necessarie alleanze e sinergie a livello nazionale ed europeo capaci di mettere attorno a uno stesso tavolo i produttori, le Associazioni di Categoria e le Istituzioni e autorità che si occupano di sorveglianza: dall’Agenzia delle Dogane, all’Agenzia delle Entrate, alla Camera di Commercio, all’Enea, alla Guardia di Finanza e lo stesso Mimit affinché si definisca e venga portata avanti una politica unitaria e condivisa con l’unico obiettivo di scongiurare un mercato sempre più aperto alla concorrenza non controllata».
Un’altra leva su cui scommettere è quella dell’innovazione che rappresenta il primo motore dello sviluppo e la base per un’industria di qualità. Tra i compiti che ASSIL si è data vi è anche quello di creare e promuovere un ecosistema culturalmente avanzato per sviluppare una base associativa di aziende e professionisti preparati sia sotto il profilo della conoscenza sia sotto quello della competenza. L’innovazione, quindi, va di pari passo con la qualità e la formazione. Le opportunità introdotte dalla transizione digitale, dall’interoperabilità e dalla sostenibilità hanno portato all’interno del settore dell’illuminazione numerosi requisiti normativi che richiedono competenze sempre più qualificate. «Una formazione tecnica adeguata è uno strumento fondamentale per rafforzare e valorizzare ulteriormente la qualità dei produttori italiani di illuminazione, e per garantire innovazione e competitività. Per questo siamo lieti di annunciare in occasione della nostra Assemblea Generale il progetto Imq Open Farm, l’incubatore per la formazione di esperti in conformità normativa» ha sottolineato Comandini. L’iniziativa, promossa dal Gruppo Imq, vuole rispondere all’esigenza concreta di colmare il gap formativo nella preparazione di esperti in conformità normativa dei prodotti attraverso una formazione basata sul metodo learning by doing. Questa sarà resa disponibile a tutte le aziende manifatturiere del settore elettrico ed elettronico - compresi i soci di Assil - interessati a qualificare nuovi collaboratori o potenziare le competenze del personale.
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Assil, Associazione nazionale dei produttori di illuminazione, attraverso un'indagine effettuata da Lighting Europe, ha portato al centro della propria assemblea generale una riflessione sulla concorrenza sleale proveniente dai produttori dei Paesi extra europei.Formazione, innovazione e digitalizzazione rappresentano il percorso obbligato che ogni azienda dell’illuminazione deve intraprendere per raggiungere la leadership di mercato. Questa la riflessione che Assil, Associazione nazionale dei produttori di illuminazione, ha voluto portare al centro della propria Assemblea Generale che si è svolta ieri presso la sede di Imq Group.Sono tante le sfide e le opportunità che attendono il comparto italiano dell’illuminazione a partire dai numeri di settore che a seguito della pandemia appaiono ancora in contrazione. Secondo il centro studi di Anie, nei primi tre trimestri del 2024, la produzione industriale italiana di illuminotecnica ha imboccato una decisa fase di recupero (+10,3% tendenziale), ma nonostante il trend positivo, la variazione del fatturato dell’illuminotecnica rimane in territorio negativo (-6,7%) a causa di una contrazione dei consumi da parte del mercato nazionale.Il settore dell’illuminazione italiano, che opera con standard qualitativi molto elevati, si trova a dover gestire anche il tema della concorrenza sleale proveniente dai produttori dei Paesi extra-europei. Secondo la recente indagine di Lighting Europe (l’associazione di categoria che rappresenta l’industria dell’illuminazione in Europa) si stima che il 71% dei prodotti di illuminazione venduti online in Europa e ispezionati non sia conforme, mentre il 95% dei prodotti verificati non ha le necessarie certificazioni Weee e Ce né rispetta i requisiti di informazione che garantiscono il rispetto delle norme di Ecodesign, etichettatura energetica e sicurezza elettrica. Prodotti che arrivano soprattutto da Paesi extra Ue e che compromettono la sicurezza dei consumatori, la sostenibilità ambientale e la competitività delle imprese italiane ed europee.Il tema della sorveglianza di mercato diventa quindi cruciale per scongiurare la competizione sleale. In occasione dell’Assemblea di Assil il sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Massimo Bitonci ha rimarcato: «Il Mimit è il principale responsabile del coordinamento delle attività di sorveglianza di mercato inclusa la verifica della conformità dei prodotti immessi sul mercato dalle direttive europee. La sicurezza dei prodotti rappresenta una priorità, non solo per garantire la tutela dei consumatori, ma anche per assicurare e promuovere il buon funzionamento del mercato». Il suo intervento è proseguito con un affondo sul ruolo dell’Europa evidenziando come «l’orientamento della Commissione europea è quello di favorire lo sviluppo di nuovi strumenti volti alla tutela del consumatore, nonché di definire requisiti e obblighi specifici per le piattaforme online come per esempio la registrazione dei siti in appositi sistemi quali quello di allerta rapida e il safety gate in caso di prodotti pericolosi». Sul fronte nazionale invece ha affermato: «Le azioni messe in campo mirano da un lato alla tutela del mercato attraverso delle norme di anticontraffazione presenti nella legge quadro per il Made in Italy e tramite campagne di sensibilizzazione promosse sul tema. Dall’altro, attraverso un sistema agevolativo volto a favorire e a supportare il green deal europeo».Dall’Assemblea di Assil arriva un messaggio molto forte rispetto alla necessità di trovare regole di mercato certe che consentano da una parte di commercializzare prodotti di qualità, dall’altra, di operare in un mercato regolato dove tutte le aziende possano giocare la stessa partita. «Occorre incentivare una competizione leale» - ha sottolineato Carlo Comandini, presidente di Assil -. «Per farlo sono necessarie alleanze e sinergie a livello nazionale ed europeo capaci di mettere attorno a uno stesso tavolo i produttori, le Associazioni di Categoria e le Istituzioni e autorità che si occupano di sorveglianza: dall’Agenzia delle Dogane, all’Agenzia delle Entrate, alla Camera di Commercio, all’Enea, alla Guardia di Finanza e lo stesso Mimit affinché si definisca e venga portata avanti una politica unitaria e condivisa con l’unico obiettivo di scongiurare un mercato sempre più aperto alla concorrenza non controllata».Un’altra leva su cui scommettere è quella dell’innovazione che rappresenta il primo motore dello sviluppo e la base per un’industria di qualità. Tra i compiti che ASSIL si è data vi è anche quello di creare e promuovere un ecosistema culturalmente avanzato per sviluppare una base associativa di aziende e professionisti preparati sia sotto il profilo della conoscenza sia sotto quello della competenza. L’innovazione, quindi, va di pari passo con la qualità e la formazione. Le opportunità introdotte dalla transizione digitale, dall’interoperabilità e dalla sostenibilità hanno portato all’interno del settore dell’illuminazione numerosi requisiti normativi che richiedono competenze sempre più qualificate. «Una formazione tecnica adeguata è uno strumento fondamentale per rafforzare e valorizzare ulteriormente la qualità dei produttori italiani di illuminazione, e per garantire innovazione e competitività. Per questo siamo lieti di annunciare in occasione della nostra Assemblea Generale il progetto Imq Open Farm, l’incubatore per la formazione di esperti in conformità normativa» ha sottolineato Comandini. L’iniziativa, promossa dal Gruppo Imq, vuole rispondere all’esigenza concreta di colmare il gap formativo nella preparazione di esperti in conformità normativa dei prodotti attraverso una formazione basata sul metodo learning by doing. Questa sarà resa disponibile a tutte le aziende manifatturiere del settore elettrico ed elettronico - compresi i soci di Assil - interessati a qualificare nuovi collaboratori o potenziare le competenze del personale.
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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