Prosegue senza sosta la marcia dei jihadisti siriani che ieri hanno conquistato quattro nuove città – Halfaya, Taybat Al Imam, Maardis e Soran. che si aggiungono alle altre sedici già sotto il loro controllo. La notizia della conquista di queste città è stata riferita dall’amministrazione delle operazioni militari dei jihadisti ed è stata confermata dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh), con sede nel Regno Unito. I ribelli hanno anche dichiarato di aver eliminato 50 soldati governativi durante le operazioni militari di ieri. Questo sviluppo rappresenta un’importante vittoria per il fronte anti-Assad, guidato dal gruppo jihadista salafita Hayat Tahrir Al Sham e dalle forze dell’opposizione sostenute dalla Turchia. Attualmente, i ribelli si trovano a meno di 10 chilometri da Hama, la quarta città più popolosa della Siria ed è evidente che tutto quanto accade in questi giorni ha avuto una minuziosa pianificazione durata mesi.
Hama è una città strategica nella Siria centrale, sulla strada che collega Aleppo alla capitale Damasco (obiettivo finale dei jihadisti) e secondo Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osdh «l’avanzata dei ribelli su Hama minaccia la base popolare del regime», dato che i dintorni della città sono popolati da alawiti, la comunità da cui proviene il presidente Bashar Al Assad. Secondo quanto riportato dall’Osdh, «scontri violenti si stanno verificando nel Nord della provincia di Hama, mentre aerei russi e siriani stanno conducendo decine di raid sulle posizioni occupate dai ribelli», ma la sensazione è che anche Hama possa cadere nelle mani dei jihadisti. Nelle ultime ore il conflitto siriano ha visto una riaccensione del fronte orientale, dove si affrontano forze filo-Usa e filo-iraniane, ciascuna a sostegno di fazioni armate locali. Fonti sul terreno, in linea con quanto riportato dall’Osdh, indicano che le forze filo-Usa, composte dal Pkk curdo e da tribù arabe alleate con Washington, stanno tentando di prendere il controllo di sette località situate a Est del fiume Eufrate, attualmente occupano da milizie filo-iraniane e da clan tribali affiliati a Teheran. I media siriani segnalano che gli insorti filo-turchi hanno preso il controllo di cinque aeroporti strategici attorno alla città di Aleppo, privando il governo centrale siriano, insieme ai suoi alleati Russia e Iran, di importanti infrastrutture militari e civili. Oltre all’aeroporto civile, gli insorti controllano ora anche quattro aeroporti militari: Nayrab, Kuweiris, Menagh e Abu Dhuhur. Questi scali, considerati risorse strategiche di primaria importanza, erano utilizzati dal governo di Damasco e dai suoi alleati per operazioni militari e logistiche. In particolare, l’Iran si avvaleva degli aeroporti di Aleppo per rifornire regolarmente le linee degli Hezbollah libanesi, sfruttando il corridoio di Homs che collega la Siria centrale alla valle libanese di Bekaa. Mentre scriviamo gli scontri tra le due fazioni sono ancora in corso. Il gruppo armato iracheno Kataeb Hezbollah, alleato dell’Iran, ha sollecitato Baghdad a inviare truppe in Siria per sostenere il governo di Damasco. Un portavoce di Kataeb Hezbollah, parte dell’«asse della resistenza» sostenuto dall’Iran, ha dichiarato che il gruppo non ha ancora deciso di mobilitare i propri combattenti, ma ha invitato il governo iracheno ad agire. Kataeb Hezbollah ha già partecipato al conflitto siriano al fianco delle forze fedeli al presidente Assad. In Iraq, il gruppo è parte integrante di Hashed Al Shaabi, una coalizione di ex forze paramilitari ora integrate nelle forze armate regolari. Nel frattempo, Baghdad ha confermato di aver inviato veicoli blindati per rafforzare la sicurezza lungo il confine di 600 chilometri con la Siria.
E l’Iran principale sostenitore del regime siriano? Secondo alcune indiscrezioni potrebbe inviare truppe a combattere, tuttavia, alcuni analisti ritengono che «potrebbe non bastare arrivati a questo punto». In ogni caso il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, in un estratto da un’intervista pubblicata sul suo canale ufficiale Telegram ha affermato: «Se il governo siriano ci chiede di inviare forze in Siria, studieremo la loro richiesta». Iran che ieri ha attaccato Ankara con le parole di Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida suprema iraniana Khamenei: «Non avremmo mai immaginato che la Turchia, con una lunga storia islamica, potesse cadere in una trappola tesa dagli Stati Uniti e dai sionisti. Gli Stati Uniti, i sionisti e i Paesi della regione, sia arabi che non arabi, dovrebbero tenere a mente che la Repubblica islamica dell’Iran sosterrà il governo della Siria fino alla fine». Recep Tayyip Erdogan non ha commentato ma ha affermato che il governo di Assad «deve impegnarsi in un genuino processo politico per impedire che la situazione peggiori» che sembra un modo elegante per dire al presidente siriano di andarsene.
Israele segue con grande preoccupazione quanto accade in Siria e il timore principale è che i jihadisti di Hts o le milizie filoiraniane possano prendere il controllo dei laboratori militari dove sono custodite le armi chimiche siriane che verrebbero poi usate contro lo Stato ebraico. In tal senso secondo fonti della tv saudita Al Hadath ieri mattina gli israeliani hanno ucciso in un attacco sulla strada per l’aeroporto di Damasco Salman Jumaa, responsabile del collegamento tra Hezbollah e l’esercito siriano. Meglio prevenire che curare.
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