Cognome e nome: De Crescenzo Rita. 1979, Napoli, quartiere Pallonetto di Santa Lucia.
Le origini e una vita difficile
Vicoli senza luce: «Chi farà musica e parole/ per te Napoli senza sole?/ A Marechiaro spunta la luna/ ma il Pallonetto non ha fortuna» (Gianni Rodari).
Una vita terremotata.
«Trent’anni di stupefacenti e psicofarmaci», parole sue.
Un figlio a 13 anni, con un esponente di una famiglia camorrista, arrestato poco dopo il parto.
«Ho sempre detto che ho fatto uso di droghe, ma non ho mai spacciato».
Il ricordo più brutto? «Quando sono stata violentata da tre ragazzi di colore alla stazione centrale. Lì ho capito che se non avessi smesso con la droga, sarei morta».
Dalla droga ai social
A farla emergere dalle tenebre è stata la sua nuova professione: tiktoker, influencer, content creator.
In una parola: una nullafacente.
Ma di grande successo social.
Perché, si inebriano i fedeli follower, «la sua spontaneità è senza filtri» e «non si mostra diversa da quella che è» (e si vede).
«Dalla mattina alla sera faccio compagnia alle persone, le faccio divertire. La gente mi tiene come una Madonna. Sono contenta perché così ha capito che nella vita si può cambiare».
Famosa per essere famosa, dunque.
Sanguigna, non certo una milanesotta slavata e mortaccina.
Una Chiara Ferragni ca pummarola n’coppa, verace.
Il reddito di cittadinanza
RDC come acronimo.
Lo stesso di «reddito di cittadinanza», quello che lei, entrando in politica – in tandem, pare, con Maria Rosaria Boccia, la mantide poco religiosa, l’azzoppacarriere, da Gennaro Sangiuliano a Sigfrido Ranucci – e diventando presidente del Consiglio, introdurrebbe subito di nuovo.
Parente di Luciano De Crescenzo? Non pare.
E neppure di Eduardo De Crescenzo, «aaancoraaa», il cantante che da quella sera non ha fatto più l’amore, 45 anni di astinenza, poveraccio.
Quanto a Massimo Ranieri, «mia nonna materna, Giuseppa di Zazzariello, era cugina di sua madre. Forse lui non lo ricorda», o magari invece ha ben presente la circostanza, e per questo preferisce rimuoverla.
La docuserie e il fenomeno Roccaraso
RDC verrà presto celebrata con una docuserie, Svergognata, perché ormai un biopic non si nega a nessuno, tanto più se il personaggio ha precedenti penali, vedi quell’«avanzo di balera» di Fabrizio Corona: metti il prodotto sotto la voce «crime», ed è fatta.
Nella sua vita c’è un «prima e dopo Roccaraso», montana località abruzzese presa d’assalto quando RDC chiamò a raccolta le sue truppe cammellate per una giornata sulla neve.
Al termine dello sbarco, e dello sbraco, il «ridente» luogo di villeggiatura lo era un po’ meno.
E, per carità di patria, non si tiri in ballo il classismo: il saper stare dignitosamente al mondo non è questione di origini, reddito o censo.
Rdc, con le sue iniziative, finisce invece per dare ragione a chi nutre ottusi pregiudizi nei confronti dei napoletani tutti.
Una parte dei quali, a essere buttata nel calderone insieme a lei, non ci tiene proprio.
La napoletanità e il precedente di Beppe Grillo
Beppe Grillo al Festival di Sanremo 1989 (da comico, il mestiere che avrebbe dovuto continuare a praticare invece di inventarsi arruffapopolo) fece un intervento strepitoso sulla napoletanità di Marisa Laurito: «Ma basta dare questa immagine dei suoi concittadini, tutta gente che s’abbuffa, s’ingozza di cibo, ’o sartù, gli ziti, la sugna, ci saranno pure napoletani che si fanno una fettina ai ferri con un’insalata, a rappresentare così i napoletani che mangiano e mangiano sono rimasti in due: lei e il ministro Antonio Gava», boss partenopeo della Dc.
I supporter di RDC non ci stanno: «La disprezzate perché è una popolana popolare», e tirano in ballo lo snobismo manifestato verso ’nu jeans e ’na maglietta Nino D’Angelo.
Che ha tutta un’altra storia.
Il confronto con Nino D’Angelo
D’Angelo non ha rinnegato le sue origini popolari, ma da lì è partito per studiare, recuperando la tradizione, rivisitando le opere del compositore Raffaele Viviani, arrivando a rielaborare perfino la propria espressione artistica, finendo con il sottrarsi alla caricatura che gli era stata appiccicata addosso.
In RDC, che certo è più facile deridere che giudicare, questo «percorso di crescita» non c’è ancora (e chissà se mai ci sarà).
Ha spiegato su Repubblica di Napoli Francesco Bellofatto, docente universitario, esperto di comunicazione, già capo ufficio stampa del Teatro San Carlo: «In RDC non c’è una tensione verso il superamento del codice di partenza: quel codice viene reiterato, amplificato, premiato e trasformato in prodotto. La forza dell’algoritmo, del consenso immediato, dei like, sembra esercitare una pressione nella direzione opposta: non verso l’evoluzione, ma verso la cristallizzazione del personaggio. Più il linguaggio è riconoscibile, più la gestualità è estrema, più lo stereotipo funziona, più il sistema lo riproduce».
Il successo sui social e la politica
Se l’unico criterio di legittimazione è il numero di follower, è chiaro che poi la parte (Rita e i suoi fratelli) finisce con l’essere scambiata per il tutto (Napoli e dintorni), pericolo già additato dal Grillo di cui sopra.
Quando me la sono ritrovata di fronte nello studio di È sempre Cartabianca di Bianca Berlinguer, vestita sobriamente in un completo giacca-pantaloni rosa shocking, con orecchini, bijoux e un’acconciatura che ricordava una caffettiera Bialetti, sono stato tranchant, perché la tv ha tempi contingentati: «Se ormai tutto, perfino la politica, è intrattenimento, il rincoglionimento generale incombe».
Chiarendo: «Il successo di RDC si spiega con il fascino che su tutti noi esercitano i fenomeni paranormali di natura allucinatoria»: il toro a due teste. The elephant man. Mario Monti premier. Il nano Bagonghi.
E poi quelli come lei, i ragazzi e le ragazze dello zoo social di Mark Zuckerberg (Instagram) e Zhang Yiming (Tiktok), forti dei numeri che li hanno trasformati in star.
C’è da perdere il senso della realtà, in effetti.
Marzo 2025. L’Ansa (!) annuncia: «Dopo Roccaraso, Rita De Crescenzo promuove la manifestazione del M5s contro il riarmo. L’influencer in piazza il 5 aprile a Roma: “Io ci sarò”».
«Ve la faccio vedere io l’analfabeta», ruggì lei davanti agli sfottò. «A me non mi comanda nessuno».
Così si è appalesata, in una selva di microfoni e telecamere che manco Giuseppe Conte: «Mi voglio arruolare a questa gente, dobbiamo pensare ai nostri figli, che sono in pericolo con tutte queste armi», per le quali vengono «spesi tanti soldi».
Il caso del figlio Francesco
Un anno dopo, quel binomio figli-armi, la tocca direttamente.
Maggio 2026. Il figlio Francesco, in febbraio già accoltellato a una gamba durante una lite, è arrestato per tentato omicidio nonché porto e detenzione illegale di armi da fuoco.
Lei prende le distanze: «Gesù mi ha fatto la grazia, così lui si salva», ringrazia «le forze dello Stato», rivendica di essersi «sempre dissociata» dalle azioni del figlio, per concludere: «Purtroppo chi sbaglia deve pagare» (come, purtroppo?).
Lo scontro con Francesco Emilio Borrelli
Ma al «santino» diffuso da RDC, «sono una mamma disperata», non crede il suo concittadino e deputato Avs Francesco Emilio Borrelli, che da tempo denuncia con impegno encomiabile illegalità grandi e piccole sul territorio, nonché «il modello criminale normalizzato» diffuso in Rete da alcuni sedicenti influencer dei quartieri popolari.
«Oggi la madre dice che “chi sbaglia paga”, ma se questo principio fosse stato applicato a lei, coinvolta in inchieste per reati gravi, probabilmente suo figlio non avrebbe imboccato la strada delle baby gang».
Di più: «È inutile recitare la parte di chi è per la legalità ora che le manette sono scattate quando per anni si è remato contro lo Stato. La De Crescenzo insultò i servizi sociali e aiutò il figlio a fuggire dal centro a cui era stato affidato».
Le «ruggini» tra i due sono datate. Iniziano quando Borrelli denuncia gli ormeggi abusivi a Mergellina.
In cui RDC ha interessi.
Perciò bersaglia il deputato via social: «Devo essere il tuo incubo, mi devi sognare anche di notte, non te la faccio passare liscia. Non l’ho fatto con la delinquenza e la malavita, figurati se lo faccio con te».
Non basta: «Ti sei accanito contro di me? Adesso faccio saltare tutto. Mi sono scatenata io e si scatenerà Napoli dietro di me. Con un mio video succederà quello che non puoi nemmeno immaginare. È arrivato il momento che sia io a distruggere te».
Borrelli: «La signora lo ha di fatto chiesto alla malaNapoli. Ho già ricevuto otto minacce di morte nelle ultime 12 ore e ho già parlato con il prefetto».
Il parlamentare ha anche presentato una proposta di legge per il «Daspo digitale», con lo scopo di contrastare abusi, minacce, fake news e propaganda criminale sui social network.
Provvedimento invocato dall’avvocato Angelo Pisani, storico avvocato di Diego Maradona, quando RDC in un post arrivò a sostenere che «medici e avvocati» farebbero tutti «uso di droga».
Alè.
RDC: «Il mio io sogno è girare un film di Natale, ambientato a Napoli, con Christian De Sica, sono una sua fan sfegatata».
Nell’attesa, l’altra sera ha salutato via social gli aficionados: «Buonanotte dalla nuova Sophia Loren».
Poi si è svegliata tutta sudata.
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