I numeri sono impressionanti e costringono il Regno Unito a considerare il fenomeno con allarmismo. Nel 2018 i minorenni inglesi sottoposti a terapie di varia entità riconducibili al «disordine per l’identità di genere», detto anche «disforia di genere», sono stati 2.519. Dieci anni fa queste stesse terapie venivano somministrate ad appena 97 pazienti minorenni.

Significa che tra il 2008 e il 2018 la crescita di bambini con disturbi legati alla disforia di genere è stata del 2.497%. Ma non è finita, anzi. Vediamo quale è stata la crescita dei casi dividendoli per sesso.

I maschi minorenni in preda a disordine per l’identità di genere erano 57 nel 2008 e sono diventati 713 nel 2018: l’aumento è stato del 1.151%. Le femmine? Erano 40 e adesso sono 1.806 con una crescita del 4.415%. No, non è affatto una cosa normale, soprattutto se si considera che stiamo parlando di minorenni, molti dei quali appena poco più che bambini: il Ministero delle pari opportunità del Regno Unito ha dichiarato che l’anno scorso ben 45 bambine tra quelle che si sono sottoposte al pieno di ormoni, avevano meno di sei anni. Una di loro ne aveva quattro. Tutte sottoposte ad azioni invasive per il cambio di sesso oppure a trattamenti che comprendono la consulenza psicologica e conducono al bombardamento ormonale, il quale prelude il più delle volte all’intervento chirurgico per il cambio di sesso.

Ma il dato più preoccupante arriva dai registri anagrafici. Come ha rivelato il tabloid britannico Sun, ogni giorno c’è un minore di 16 anni che chiede di cambiare il proprio titolo da “master” a “miss” e viceversa. «In passato capitava di doverlo fare un paio di volte ogni due mesi, ora si tratta di 7-10 casi alla settimana«, ha spiegato un alto funzionario. «Si tratta di ragazzi con età compresa fra i 14 e i 15 anni, ma molti hanno anche meno di 10 anni». Per poter cambiare il titolo è necessaria l’approvazione dei genitori. E c’è anche un costo da pagare: 35 sterline.

Questo boom di inclinazioni transgender ha spinto il Dipartimento delle pari opportunità del governo ad avviare un’inchiesta ministeriale per capirne le ragioni. Ma la premier conservatrice Theresa May ha ribadito la sua intenzione di «riformare la legge sul riconoscimento di genere, snellire e demedicalizzare il processo per cambiare sesso, perché essere trans non è una malattia e non dovrebbe essere trattata come tale». Dichiarazioni che non hanno mancato di suscitare polemiche. «Le persone si stanno costruendo una carriera nell’incoraggiare i bambini a mettere in discussione l’identità di genere, in un’età in cui i bambini hanno bisogno di essere lasciati bambini», ha commentato l’ex consigliere del Dipartimento per l’istruzione, Chris McGovern. «Quando gli insegnanti sollevano questi problemi, i bambini possono diventare confusi o infelici, traumatizzati dal gender».

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