Il controllo elettorale e delle nomine per continuare a tenere le mani sul territorio. Il tutto sotto le insegne di un cartello politico, quello dei DemoKratici, sotto il quale si sono ritrovate diverse conoscenze dem delle Procure calabresi: Nicola Adamo, già consigliere regionale e deputato, esponente di punta del Pd, Mario Oliverio, già governatore dem della Regione Calabria, Vincenzo Sculco, già consigliere regionale e promotore dei DemoKratici, «soggetto molto influente a Crotone», sostiene il gip del Tribunale di Catanzaro che ieri, su richiesta della Procura antimafia guidata da Nicola Gratteri, ha disposto 34 arresti nella maxi inchiesta che conta 123 indagati per turbata libertà degli incanti, corruzione e reati elettorali. Con una finalità: «Accrescere il peso specifico» dei politici, sostiene l’accusa, «nel Consiglio regionale della Calabria, nei Consigli provinciali e nei Consigli comunali, in particolare quello di Crotone».
In Calabria già l’hanno ribattezzata la cricca degli ex. La Procura antimafia ritiene di essere riuscita a ricostruire uno strano «accordo» di potere, tutto all’interno della catena di comando dem calabrese, che sarebbe stato chiuso, si legge nei documenti giudiziari, «in uffici riservati della Regione», durante «incontri conviviali» tra i sostenitori dei DemoKratici di Sculco e il gruppo di Oliverio.
Gli incontri si sarebbero svolti tra il 2017 e il 2018, quando Oliverio era ancora in carica. Sculco avrebbe convogliato «un consistente pacchetto di voti del proprio bacino elettorale in occasione delle elezioni regionali, in cambio dell’appoggio della candidatura di Flora Sculco, sua figlia, che si sarebbe candidata». All’accordo, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe preso parte anche l’ex capogruppo del Pd in Consiglio regionale Sebastiano «Sebi» Romeo.
Ma è ciò che va al di là dell’accomodamento politico che viene approfondito in modo particolare dai magistrati: «La commissione di una sequela indeterminata di reati» che sarebbero stati «funzionali ad accrescere il peso specifico elettorale». Come? Secondo un vecchissimo schema clientelare tutto calabrese: incasellare incarichi che avrebbero potuto garantire appalti da affidare a imprese considerate vicine. A loro volta le imprese avrebbero assicurato il sostegno elettorale. Un meccanismo oliatissimo. Che avrebbe portato a un colpaccio, piazzare un dirigente «gradito» ai Lavori pubblici, su indicazione di Sculco. In cambio, come previsto, sarebbero arrivati affidamenti alle ditte di Crotone segnalate. Adamo avrebbe fornito le liste di persone da assumere a Giancarlo Devona, già segretario particolare di Oliverio e più volte consigliere comunale dem a Crotone. Il fine, secondo gli inquirenti, era «assicurare appoggio elettorale alla moglie di Adamo, Enza Bruno Bossio (ex deputata del Pd, ndr.)».
Sono poi state ipotizzate infiltrazioni all’Aterp (l’ente della residenza pubblica) e all’Asp, che Sculco voleva «occupare militarmente». E una spartizione degli esperti legali per Calabria Lavoro: nove per Oliverio, quattro per Romeo. Le pericolose relazioni dei dem indagati, però, rischiano di portare un certo imbarazzo anche in altri ambienti. Tra gli indagati c’è l’ex direttore generale del Dipartimento ambiente della Regione Calabria, Orsola Reillo. Secondo l’accusa avrebbe concorso «ad assumere iniziative» che avrebbero favorito un «sistema illecito» di gestione dei rifiuti, omettendo «di assumere iniziative volte a contestare e impedire le condotte abusive». Orsola (già finita in indagini dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris e dell’ex pm di Castrovillari Eugenio Facciolla e poi prosciolta) è, riporta la stampa locale, la sorella di Gabriella, attuale facente funzioni di presidente della Corte d’appello di Catanzaro (che ha competenza su tutto il distretto, uno dei più vasti del Sud), a sua volta moglie dell’avvocato Italo Reale, già difensore di Antonio Saladino (il principale indagato dell’inchiesta Why not? di De Magistris) e ai vertici del Pd calabrese.
La coincidenza, solo politica, è che Oliverio aveva tentato di tirare la volata a Gabriella Reillo per la carica di sindaco di Lamezia (poi non se ne fece nulla) e il nome del giudice spuntò sulla stampa anche per la candidatura a governatore della Regione (anche in questo caso però saltò). Orsola, invece, si ritrova in un capo d’imputazione proprio con Oliverio. E anche con l’ex presidente del Crotone Calcio Raffaele Vrenna, società del settore ecologico.
Non poteva mancare la presenza delle cosche. Al tavolo regionale dem Sculco sarebbe arrivato dopo aver chiesto «appoggio elettorale a esponenti delle cosche della ‘ndrangheta […], circostanza che gli consentiva di intavolare accordi con Adamo, Oliverio e Romeo». In un capo d’imputazione per associazione di stampo mafioso compare il nome del boss calabrese Nicolino Grande Aracri. La restante parte dell’ordinanza di custodia cautelare si occupa dei classici reati di mala: affari con i videopoker, infiltrazioni nel Nord Italia e un tentativo di estorsione alla famiglia dei baroni Berlingieri di Celico dopo diversi atti intimidatori.
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