Abhijeet Dipke, leader indiscusso del Cockroach Janta Party (CJP), il Partito del popolo degli scarafaggi, è stato arrestato a Nuova Delhi mentre si stava recando a una protesta. Dipke è l’ideatore di questo movimento che ha preso il nome da un insulto da parte di Surya Kant, presidente della Corte Suprema indiana, che durante un’udienza aveva definito così chi si rivolge ai social network e all’attivismo come «parassiti della società», che non trovano lavoro e attaccano il sistema.
L’arresto del leader e il divieto di manifestare
La capitale è in stato di massima allerta ormai da giorni e la polizia ha proibito tutte le manifestazioni, negando l’accesso anche al Jantar Mantar, storico luogo delle adunate giovanili. Alcune testate locali hanno riferito che il leader degli scarafaggi stava uscendo dall’abitazione di Anish Gawande, un politico dell’opposizione che lo stava ospitando, quando davanti alle telecamere un poliziotto lo ha dichiarato in arresto per detenzione preventiva.
Dipke era già stato fermato nei giorni scorsi, ma era stato subito rilasciato, mentre altri tre leader del Cockroach Janta Party (CJP) erano rimasti in custodia della polizia per alcune ore. In uno scarno comunicato, il comando centrale della polizia non ha spiegato il suo arresto, ma ha fatto genericamente riferimento all’avvertimento di non tenere la marcia prevista per questo venerdì, così come ogni tipo di assembramento.
Il programma prevedeva un raduno in un parco di Connaught Place, uno dei quartieri commerciali più frequentati di Nuova Delhi, per sventolare tutti insieme la bandiera indiana. Il corrispondente della BBC ha raccontato di aver visto molti giovani manifestanti essere fermati e fatti salire a forza su un autobus dove si trovavano gli agenti. Alcuni fedelissimi di Dipke hanno anche cercato di impedire il suo arresto, ma è stato portato via su una macchina mentre la folla gridava di liberarlo.
Tutte le zone dove erano previsti raduni sono fortemente presidiate con barricate della polizia, mentre continuano gli arresti di massa. Abhijeet Dipke aveva diffuso un videomessaggio dove aveva parlato di un suo possibile nuovo arresto ed aveva chiesto a tutti i suoi sostenitori, impossibilitati a recarsi a Delhi, di issare la bandiera indiana nelle proprie città.
La bandiera nazionale diventa il simbolo della protesta
Le forze dell’ordine hanno chiuso tutta l’area di Central Park per due giorni, concedendo l’accesso soltanto a un piccolo gruppo che è andato a sventolare la bandiera nazionale e a cantare l’inno. Il Cockroach Janta Party non si è dato per vinto ed ha cambiato i piani puntando su Connaught Place, ma la polizia si è fatta trovare pronta.
Anche la bandiera nazionale, il Tiranga, nome hindi del tricolore indiano, è ormai un simbolo delle proteste e sui social in centinaia di migliaia stanno postando foto con il vessillo nazionale. Nessun leader riconosciuto è riuscito a raggiungere uno dei luoghi prescelti e di molti di loro non si sa dove siano finiti.
Il partito degli scarafaggi, in soli cinque mesi di vita, è già diventato la realtà più solida e seguita fra le giovani generazioni di Nuova Delhi.
La protesta contro la revisione delle liste elettorali
Intanto il CJP continua a chiedere le dimissioni di Gyanesh Kumar, presidente della Commissione Elettorale, accusando l’organismo di favorire il partito al governo di Modi, il Bharatiya Janata Party (BJP), attraverso una revisione delle liste elettorali, nota come Special Intensive Revision (SIR), che rimuoverebbe 130 milioni di elettori.
La capitale è militarizzata e anche molti giornalisti sono stati arrestati durante la repressione della polizia. La televisione inglese ha documentato alcune aggressioni nei confronti dei manifestanti, ma non ci sono state risposte ufficiali del governo. La dirigenza del CJP ha affermato che le loro proteste continueranno a prescindere da tutto ciò che potrà accadere.
La protesta si sta allargando. Anche se fino ad oggi gli scarafaggi, le organizzazioni studentesche e i partiti di opposizione hanno protestato separatamente, le loro richieste stanno convergendo. Rahul Gandhi, leader dell’opposizione, ha condannato gli arresti ed ha chiesto la riapertura di Jantar Mantar ai manifestanti pacifici, ma il ministero degli Interni ha risposto duramente accusandolo di diffondere falsità in merito alla procedura di verifica degli elettori e ha difeso l’indipendenza della Commissione elettorale.
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