Maggioranza Ursula finita, legge green pure
Frans Timmermans e Ursula von Der Leyen (Ansa)
  • I socialisti non riescono a far passare la norma estremista: parte del Ppe si schiera con i conservatori e fa saltare il disegno di Frans Timmermans. Esultano Fdi, Lega e Fi: è il preludio di un nuovo assetto europeo.
  • Esultano Lega, Fi e Fdi. Sergio Berlato: «Preludio a una vittoria del centrodestra nell’Ue». Gilberto Pichetto Fratin: «Il voto conferma che le riserve dell’Italia erano fondate e condivise»

Lo speciale contiene due articoli

Per le stanze solitamente paludate dell’Europarlamento quella di ieri è stata una bomba. La commissione Ambiente, alias Envi, si è riunita ieri mattina alle 10. Testo al vaglio, quello della legge Natura. Si tratta dell’insieme di norme (spinte dai Verdi e dal presidente, Pascal Canfin) che vorrebbe imporre 25.000 chilometri di fiumi senza dighe e senza intervento umano e che punta a mettere a terra ulteriori vincoli all’industria agricola. Insomma, un pacchetto di leggi inserito nel Green new deal e che più di altre follie riuscirebbe ad accoppiare al termine «ambiente» quello di «povertà». La maggioranza Ursula si è spaccata e con un fenomenale pareggio di 44 voti contro 44 la commissione ha di fatto bocciato l’intero testo. Come dimostrano i numeri una metà abbondante del Ppe guidato da Manfred Weber si è allineato al gruppo di destra, Ecr, e a pezzi di Renew Ue, vicino a Emmanuel Macron. Non siamo però di fronte a un evento sporadico. Lo scorso 16 giugno la medesima commissione (tra l’altro quella politicamente più estremista dal punto di vista del green) aveva stoppato, sempre 44 voti contro 44, numerosi emendamenti avanzati dai socialisti e da altri alleati.

Parità assoluta nell’analizzare il primo emendamento che chiedeva la soppressione del testo. Così si è passati a votare gli emendamenti successivi, un’enorme lista di 4.000 articoli. Ovviamente Canfin non è riuscito materialmente a maneggiarli. Non era nemmeno a metà del percorso quando è scoccata l’ora della riunione plenaria. Verdi e Socialisti sono stati costretti ad andare in Aula senza la legge Natura e a rimandare a ieri nel tentativo di trovare una nuova maggioranza.

Tentativo naufragato. A gettare benzina sul fuoco l’atteggiamento del commissario Frans Timmermans che non si è certo comportato da super partes avvicinando deputati per fare pressioni. Denunce anticipate dalla Verità e confermate al nostro giornale dalla diretta interessata, la deputata tedesca, Christine Schneider, che si era ritirata dal tavolo delle trattative con le forze politiche più intransigenti.

«Ero nell’ufficio del vicepresidente Timmermans e anche nell’ufficio del commissario per l’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, a Strasburgo. Volevano sapere di cosa avevamo bisogno per promuovere la legge. Non ero sola. C’erano anche lo staff e altri europarlamentari e volevano sapere cosa fare affinché io e il mio gruppo politico votassimo a favore di questa proposta». A fronte di motivate perplessità, la Schneider ai primi di giugno è stata minacciata di subire ostruzionismo su qualunque iniziativa futura. La notizia ha avuto eco anche se è stata debitamente soffocata dai media e dai giornalisti che frequentano Bruxelles.

Non tanto perché a maggio il medesimo testo era già stato bocciato in commissione Agricoltura. In quell’occasione Ecr e Ppe avevano votato compatti contro i Socialisti e ottenuto la maggioranza anche grazie all’aiuto di Renew Ue. Ma perché l’atteggiamento dei socialisti e la caccia alle streghe nei confronti del Ppe ha spinto il Consiglio a intervenire. Lo scorso 20 giugno, a metà strada tra il primo voto in Envi e quello di ieri, i ministri dell’Ambiente si sono riuniti per dare parere su una nuova formula della legge Natura. Un po’ più edulcorata rispetto alle precedenti. L’intento politico era far passare un nuovo testo più soft e farlo atterrare in commissione Ambiente sperando di recuperare qualche voto del Ppe. Il testo è stato in effetti alleggerito (l’Italia nella persona del ministro Gilberto Pichetto Fratin ha comunque votato «no»), ma la nuova maggioranza non si è sfaldata. Adesso, bocciata definitivamente in commissione la legge Natura, si apre un iter procedurale nuovo. Nel senso che a quanto risulta alla Verità si applicherà per la prima volta l’articolo 198 del regolamento. In pratica, il testo che finirà in Aula (probabilmente a metà luglio) sarà quello originario e senza modifica ma sarà data espressamente l’indicazione di votare contro.

Sono tutti tasselli della strategia di riconversione dalla maggioranza a guida socialista a un futuro equilibrio che nascerà dopo il voto del prossimo anno. Non è ancora dato sapere se Ppe ed Ecr si alleeranno e se, una volta fatto, riusciranno a prendere la maggioranza di Strasburgo.

Ciò che si conferma di grande interesse è la strategia di sponda. Il Ppe ieri ha dichiarato di aver supportato ben 27 norme inserite nel Green deal ma di non voler dare vita alla legge Natura nella sua interezza. Per il Ppe si tratta infatti di un testo che spingerebbe il Vecchio continente verso la deindustrializzazione anche del comparto agricolo. La motivazione è sia vera sia strumentale. Vera, perché i popolari adesso su queste leggi più estremiste sembrano aver aperto gli occhi e pensarla come la destra. Strumentale perché è il racconto perfetto per giustificare l’allontanamento dai Socialisti. Insomma, ci vuole una pistola fumante e questa si chiama green estremo. Nel frattempo il Ppe continua a trovare la sponda di Ecr e dei deputati italiani soprattutto di Fdi. Va anche detto che il risultato di ieri arriva pure da una costante partecipazione ai lavori da parti di Fdi e dalla capacità di fare relazione. Ciò che ci si aspetta dai rappresentanti a Bruxelles. Quando però le cose funzionano l’atteggiamento merita una menzione. Detto ciò, siamo solo all’inizio del cammino. Il Vecchio continente ha bisogno di una nuova mentalità lontana dagli estremismi green e più vicina alle necessità reali degli imprenditori e dei cittadini.

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